Il Sorbara secondo Silvia Zucchi

IL NOSTRO GIUDIZIO

PNS – rifermentato in bottiglia

Vini Rossi
92

Lambrusco di Sorbara Rosé

Rosato
91

Avvincente - Lambrusco di Sorbara Metodo Classico

Vini Rossi
91

Lambrusco di Sorbara Infondo

Vini Rossi
90

Lambrusco di Sorbara brut

Vini Rossi
90

Un territorio e una voce

San Prospero è pianura che non si annuncia, una di quelle zone che si attraversano senza clamore e che invece, se ci si ferma un po’ più a lungo, raccontano più di quanto sembri. La viticoltura qui non ha mai avuto bisogno di dichiararsi, ha convissuto con altre colture e con un’idea di lavoro agricolo che non conosce vere pause. Ed è qui, dal 1950, che la famiglia Zucchi coltiva gli stessi dieci ettari, una superficie rimasta identica mentre tutto intorno si è mosso, si è allargato, si è ristretto, ha cambiato pelle.

La storia della cantina affonda le radici nel secondo dopoguerra e prende forma attorno ai nonni fondatori, Maria Alma e Bruno. I vigneti che ancora oggi ne costituiscono il nucleo storico appartenevano originariamente alla famiglia Zucchi di San Prospero, una famiglia numerosa che, nel corso degli anni, aveva in parte disperso le proprie terre tra vicende familiari e scelte poco lungimiranti.

Fu Michele, padre di Bruno e originario di San Felice, a ricomprare quegli appezzamenti quando seppe della relazione tra il figlio e Maria Alma. Un gesto forse concreto, più che simbolico, che permise alla terra di rientrare nel perimetro familiare e di restarvi stabilmente. Da allora, dal 1950, quei dieci ettari non hanno mai cambiato proprietà e costituiscono ancora oggi l’ossatura dell’azienda.

Nel corso dei decenni l’azienda ha attraversato trasformazioni progressive, mai traumatiche. Accanto alla proprietà storica, in alcuni anni sono stati condotti vigneti in affitto, in altri si è fatto ricorso all’acquisto di uve, seguendo una logica di adattamento alle contingenze senza snaturare l’identità originaria. La viticoltura iniziale era in gran parte impostata su impianti a semi-bellussi, una scelta diffusa all’epoca, poi gradualmente abbandonata sia per l’insorgenza della flavescenza dorata sia per le crescenti difficoltà nel reperire manodopera stabile in campagna.

Anche le pratiche di cantina riflettono il contesto storico: i nonni producevano vini rifermentati in bottiglia e li vendevano in damigiana, come avveniva comunemente nel territorio. Una modalità commerciale che è proseguita per anni e che spesso portava a esaurire la produzione già nei mesi primaverili, a testimonianza di un rapporto diretto e consolidato con il mercato locale.

La famiglia è composta da tre sorelle. Le due maggiori hanno scelto percorsi professionali lontani dal mondo del vino — dalla ricerca farmaceutica all’ecotossicologia — pur mantenendo una sensibilità spiccata per l’assaggio e la qualità, che nel tempo ha continuato a rappresentare un riferimento informale ma preziosissimo.

Il passaggio generazionale così avviene in modo graduale e si concentra sulla figura di Silvia, la terza figlia, l’unica a scegliere di restare. La formazione di Silvia fuori casa è stata decisiva, non tanto per importare modelli quanto per imparare a pensare il vino e, dopo i primi anni di agraria, la scelta di Conegliano non è stata casuale. Lì, in quello che è storicamente uno dei luoghi fondativi dell’enologia italiana, il vino smette di essere solo pratica e diventa linguaggio, metodo, responsabilità. Conegliano significa confronto continuo, rigore tecnico, ma anche esposizione a stili, territori e visioni molto diverse tra loro. È un ambiente che ti costringe a mettere in discussione le certezze, a capire che non esistono ricette valide per sempre e che ogni decisione, in vigna come in cantina, ha conseguenze precise.

È lì che ha preso forma il suo primo vero rapporto con il vino, non solo come prodotto ma come racconto e come scelta. Partecipare agli eventi, ascoltare, spiegare, osservare le reazioni degli altri è stato altrettanto formativo quanto lo studio. Gli anni sui libri e sul campo, hanno insegnato che in cantina non esistono protocolli immutabili e che ogni vendemmia costringe a rimettere in discussione ciò che si credeva acquisito. Il lavoro in cantina assomiglia più a una sala operatoria che a una catena di montaggio: le uve arrivano e bisogna decidere in fretta, adattarsi, cambiare direzione anche all’ultimo momento e forse è proprio questa tensione continua, tra tecnica e istinto, ad averle dato un’impostazione così netta e personale.

Così, dopo gli studi all’Istituto di Conegliano, Silvia rientra in azienda per affiancare i genitori in una fase che allora complessa, segnata da difficoltà operative, da un carico di lavoro crescente e da decisioni non più rinviabili. Non si tratta di una successione programmata, ma di una presa di responsabilità maturata nel tempo, per necessità prima ancora che per vocazione dichiarata.

La visione di Silvia Zucchi

Oggi Silvia lavora ancora accanto al padre, ma non nello stesso momento. “O ci sono io o c’è lui” dice, lasciandosi scappare un sorriso “abbiamo lo stesso carattere, la stessa attenzione ostinata ai dettagli, la stessa difficoltà a delegare… non è sempre semplice, ma forse è anche così che l’azienda trova il suo equilibrio”.

L’artigianalità, qui, non è una parola rassicurante. È presenza quotidiana, controllo diretto, responsabilità continua. Fermarsi significa perdere il filo, e quando l’anno scorso è stata costretta a fermarsi per qualche settimana per una polmonite, la sensazione è stata quella di un meccanismo che rallenta, non perché si rompa, ma perché è abituato a funzionare sotto uno sguardo costante.

Il contesto non aiuta. La flavescenza dorata in questa zona non è più un episodio isolato, è diventata una condizione strutturale. Si osserva, si segnala, si interviene. Quando non basta, si arriva anche alla denuncia, perché senza estirpazione il problema resta. Da tempo, inoltre,  ha smesso di acquistare barbatelle dai vivai, troppa incertezza sanitaria. La scelta è stata quella della selezione massale, due ettari piantati a giugno, un vigneto giovanissimo nato da anni di osservazioni, piante segnate una per una, tralci raccolti a gennaio e mandati in vivaio. Non c’è l’illusione della certezza assoluta, ma la consapevolezza di partire da una materia conosciuta e coerente con il luogo.

Poi ci sono i numeri che devono tornare e che devono tenere conto delle ore in campagna, dei passaggi continui, della manodopera pagata correttamente. Non ci sono scorciatoie. La pre potatura la fa lei, gli altri passano dopo, stralciano e archettano. Non per diffidenza, ma per conoscenza diretta delle piante. Negli anni la produzione è stata ridotta poco alla volta, da 160 mila bottiglie a circa 90 mila. Restare senza vino non è un problema; fare un vino che non riconosce come suo lo sarebbe.

In cantina le scelte seguono lo stesso passo. Le uve destinate al Metodo Classico e al rifermentato entrano in pressa come uva intera, l’altra parte viene diraspata e avviata a macerazione a freddo. Le vasche non vengono mai riempite del tutto e la sera si utilizza azoto al posto delle pompe, per non stressare la materia. Il Salamino macera più a lungo, il Sorbara per tempi più brevi, senza fermentazione, solo contatto con le bucce per estrarre profumi e una traccia di colore. Poi si svina, si pressa, con frazionamenti minimi, lasciando che il vino trovi il suo equilibrio.

Il Sorbara, in questo senso, resta una varietà sorprendente. Anche nelle annate più calde mantiene un’acidità naturale che consente di lavorare sulle basi spumante senza forzature, arrivando più tardi in vendemmia e conservando freschezza e tensione. È un vitigno che attraversa i diversi metodi di presa di spuma senza perdere identità, a patto di concedergli tempo.

La produzione firmata da Silvia Zucchi si articola attorno a cinque vini che condividono la stessa origine, ma seguono traiettorie diverse. Il centro resta il Lambrusco di Sorbara, vitigno esigente, poco produttivo, intimamente legato ai suoli sabbiosi e limosi tra Secchia e Panaro, capaci di restituire vini di acidità naturale elevata, profilo aromatico sottile e una salinità che accompagna il sorso più che imporsi.

Il Lambrusco di Sorbara metodo Charmat rappresenta la lettura più immediata e lineare di questa varietà. Qui il lavoro è orientato alla precisione aromatica e alla freschezza, con una fermentazione controllata che preserva il frutto, la fragranza floreale e quella tensione acida che rende il vino scorrevole ma mai semplice. È il Sorbara della bevibilità, ma già impostato su un registro asciutto e misurato.

Il Metodo Classico ‘Avvincente’, segna un cambio di passo. La presa di spuma in bottiglia e l’affinamento prolungato sui lieviti spostano l’attenzione sulla struttura e sulla profondità, senza snaturare il carattere del vitigno. L’acidità del Sorbara, anziché essere smussata, viene accompagnata dal tempo, trovando equilibrio nella tessitura del perlage e in una maggiore complessità gustativa. È una cuvée che richiede attesa e restituisce una lettura più stratificata del territorio e della varietà.

Il rifermentato in bottiglia, ‘Infondo’, lasciato col fondo, recupera invece una dimensione più tradizionale e autentica, che riporta al Lambrusco di una volta, quando i macchinari per la frizzantatura ancora non esistevano. Qui il vino non viene stabilizzato né reso definitivo, ma continua a evolvere, mantenendo una materia più integra e una relazione diretta con il mosto di partenza. La presenza dei lieviti contribuisce alla profondità gustativa e alla sensazione tattile, senza appesantire il sorso.

Accanto a queste interpretazioni, trova spazio anche una versione rosé del Sorbara, giocata sulla brevità del contatto con le bucce e sulla trasparenza cromatica. È una cuvée che lavora sulla sottrazione, sulla delicatezza del colore e sull’eleganza aromatica, mantenendo però quella spina acida che resta la firma comune di tutta la gamma.

Completa il quadro un interessantissimo rosso rifermentato in bottiglia ottenuto dall’incontro tra Sorbara e Pinot Nero, una cuvée che introduce una variazione sul tema senza spostarne l’asse. Il Pinot Nero interviene come elemento strutturale e aromatico, conferisce anche un’evoluzione interessante nel tempo, ma il registro resta coerente, sempre guidato dalla freschezza, dalla tensione e dalla vibrazione del Sorbara.

Nel loro insieme, questi cinque vini non cercano di moltiplicare gli stili, ma di chiarire le possibilità espressive del Sorbara attraverso metodo, tempo e scelte di cantina. Una gamma leggibile, dove ogni cuvée ha un ruolo preciso e contribuisce a costruire un racconto unitario del territorio e del lavoro che lo interpreta.

La degustazione

Nel complesso, i vini di Silvia Zucchi non cercano di dimostrare che il Lambrusco “può essere altro”, ma piuttosto che può essere se stesso in modi diversi. È una produzione che accetta la variabilità e che mette il tempo, e il Sorbara, al centro, sia nei vini più immediati sia in quelli che chiedono attesa.

Una parte del lavoro passa anche dalla percezione. Il Sorbara soffre ancora di un immaginario che lo vuole semplice, dolce, immediato. Le degustazioni alla cieca diventano allora uno strumento utile, non per stupire ma per liberare il vino dalle aspettative. Il bicchiere arriva senza etichetta, il giudizio cambia, e solo dopo si ricompone il quadro, colore compreso, che resta una delle firme più riconoscibili di questo vitigno.

Da qui nasce anche la scelta di uscire dal Consorzio e lavorare con i Custodi del Lambrusco, non per spirito di rottura ma perché certe logiche e certi prezzi non sono più sostenibili. Il problema non è la meccanizzazione in sé, ma la perdita di variabilità genetica, vigneti rifatti troppo in fretta, piante malate che non vengono tagliate perché mancano risorse. Lei lo vede sul campo, lo conta sulle piante segnate e tolte. In altri contesti alcune pratiche sono già diffuse, qui arrivano tardi, quando l’ambiente è più fragile.

Ne emerge un modo di lavorare che rifiuta le soluzioni comode, un’azienda che ha scelto di ridurre invece di allargare, di aspettare invece di accelerare, di restare presente anche quando costa. Non come dichiarazione, ma come pratica quotidiana, fondata sul tempo e sull’attenzione. E sull’amore per questi 10 ettari e il suo vitigno d’appartenenza, il Sorbara. 

Lambrusco di Sorbara brut

Le uve vengono raccolte a mano in cassette la seconda decade di settembre e per esaltarne il carattere fruttato vengono sottoposte a una breve criomacerazione per 12 ore. La spumantizzazione avviene per 4 settimane a temperatura controllata di 14/16°C. 

Già capace di esprimere con chiarezza un profilo aromatico nitido e articolato, si esprime su frutti rossi croccanti, fragolina di bosco, ciliegia e fiori, sostenuti da una trama gustativa equilibrata, in cui acidità e tannino dialogano con naturalezza. La bocca è piena e scorrevole, di buon corpo, attraversata da una sapidità viva che ne rafforza il carattere e ne rende la beva dinamica e coinvolgente. Chiude su un finale pulito, saporito e accattivante, più lungo di quanto suggerisca l’immediatezza dell’attacco.

90/100

Avvincente – Lambrusco di Sorbara Metodo Classico

Le uve, raccolte a mano in piccole cassette, vengono sottoposte a una breve criomacerazione per 12 ore, ottenendo solo mosto di primissima qualità. Segue la fermentazione alcolica e fermentazione malolattica, successivamente imbottigliato trascorsi i 36 mesi di affinamento in bottiglia seguirà il dègorgement senza aggiunta di liqueur d’expédition

Si presenta con un rosso ciliegia intenso e brillante e un profilo olfattivo immediatamente leggibile, varietale e territoriale insieme, giocato su lampone, marasca, una vena di frutto rosso croccante poi un richiamo sottile di crostata di amarena. La bocca è subito ampia e succosa, sostenuta da una sapidità viva che ne alleggerisce il volume e ne rende lo sviluppo fresco e scorrevole, disseminato di ritorni di melograno, ribes, agrumi, fino a una chiusura pulita e continua, che invita naturalmente al sorso successivo. 

Lambrusco di Sorbara Infondo

100% Lambrusco di Sorbara.

È il Lambrusco di una volta, quando i macchinari per la frizzantatura non esistevano. La prima fermentazione da mosto avviene in tini d’acciaio a temperatura controllata. La rifermentazione avviene in bottiglia con successivo affinamento, maturazione sui propri lieviti.

Nel calice mostra un rosso rubino luminoso, attraversato da riflessi violacei che raccontano subito la sua energia. Il naso si muove tra fiori, fragoline di bosco e lamponi, con un profilo profumato ma attraversato da una vena rustica, sincera, a richiamarne l’anima più autentica dell’ancestrale, senza filtri né costruzioni. In bocca entra fresco e slanciato, salino e tonico, con un sorso succoso che si allarga con naturalezza, sostenuto da corpo e acidità.  È un vino vivo, istintivo ma centrato, che privilegia il movimento alla struttura, la vibrazione alla staticità, e che trova proprio in questo equilibrio fragile ma riuscito la sua cifra. A tavola e ovunque.

Lambrusco di Sorbara Rosé

100% Lambrusco di Sorbara.

La vendemmia, opportunamente anticipata conferisce al prodotto una buona acidità; un’accurata selezione delle uve che vengono pressate sofficemente ci permette di ottenere il mosto fiore; segue la spumantizzazione, di tipo Charmat lungo, per 5 settimane a 14/16°C. 

Naso intriso di mineralità, diretto e incisivo, che si apre senza esitazioni su un registro floreale e fruttato nitido, giocato su rosa canina, fragola selvatica e lampone, con un richiamo di melograno a dare slancio e tensione. È un profilo pulito, luminoso, che anticipa una bocca fragrante e netta, dalla beva scattante, sostenuta da una freschezza viva che tiene il frutto in trazione e ne rafforza la precisione. Il sorso avanza compatto, senza dispersioni, e chiude su un finale pulito, sapido, di misura e carattere. Una sorpresa.

PNS – rifermentato in bottiglia

50% Sorbara, 50% Pinot Nero.

La Vendemmia anticipata permette di ottenere un prodotto di giusta gradazione e acidità, preservandone al massimo i profumi floreali e fruttati mentre la vendemmia manuale in cassette consente una cernita delle uve in campagna. Segue una pressatura soffice delle uve selezionate. La prima fermentazione alcoolica avviene in vasche a temperatura controllata 17/18° C ottenendo così il vino base. Successivamente la rifermentazione avviene in bottiglia aggiungendo una parte di mosto parzialmente fermentato che ci permette di ottenere un vino dal perlage fine. Il vino non viene sboccato e non subisce filtrazioni e stabilizzazioni.

Si apre subito su frutti rossi nitidi e luminosi, ciliegia croccante e fragola fresca, con una lieve ombra di sottobosco sullo sfondo che aggiunge profondità, poi una traccia agrumata più scura a ricordare l’agrume scuro, il rabarbaro. Il naso è centrato, pulito, costruito per precisione più che per accumulo, con tutto al suo posto e nulla di superfluo. In bocca scorre con una leggerezza solo apparente: l’equilibrio tra acidità e tannino sostiene una materia di buon corpo, viva, attraversata da una sapidità netta che tiene il sorso in tensione dall’inizio alla fine. Non cerca volume né compiacimento, cammina diritto, fresco e scorrevole, e chiude su un finale sapido e succoso di agrume, ancora scuro e accattivante che lascia intuire, senza forzature, un’evoluzione ancora tutta da giocare. Nobile.

Visited 40 times, 36 visit(s) today
Picture of Vania Valentini

Vania Valentini

Master Sommelier ALMA e Degustatrice Ufficiale AIS, Vania Valentini è Vice-Curatore per la Guida Grandi Champagne, cura la rubrica ‘Perlage’ di Spirito Divino e scrive di bollicine su diverse testate online. Tiene, inoltre, lezioni dedicate alla Champagne all’Università Internazionale delle Scienze Gastronomiche UNISG e conduce numerosi seminari in tutta Italia dedicati alla Champagne e agli Sparkling Wine.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

IL NOSTRO GIUDIZIO

PNS – rifermentato in bottiglia

Vini Rossi
92

Lambrusco di Sorbara Rosé

Rosato
91

Avvincente - Lambrusco di Sorbara Metodo Classico

Vini Rossi
91

Lambrusco di Sorbara Infondo

Vini Rossi
90

Lambrusco di Sorbara brut

Vini Rossi
90

RECENSIONI CORRELATE

IL NOSTRO GIUDIZIO

PNS – rifermentato in bottiglia

Vini Rossi
92

Lambrusco di Sorbara Rosé

Rosè
91

Avvincente - Lambrusco di Sorbara Metodo Classico

Vini Rossi
91

Lambrusco di Sorbara Infondo

Vini Rossi
90

Wine Notes Visualizzazioni:40

Il Sorbara secondo Silvia Zucchi

I vini di Silvia Zucchi non cercano di dimostrare che il Lambrusco “può essere altro”, ma...

Recensioni Ristoranti Italia Visualizzazioni:320

Silvestro

Giuseppe Silvestro firma a Monza una cucina d'autore capace di far dialogare la memoria partenopea...

Wine News Visualizzazioni:85

Trend & Trade

Orazio Vagnozzi intervista Alessandro Rossi (seconda parte) Abbiamo approfittato del Wine...

Close