Un’alchimia fra visione creativa, passione e Terroir autentico
Mi trovo a Cormòns, nel cuore pulsante del Collio, ospite dell’azienda di Marta Venica. Il suo è un cognome che risuona eccome in queste colline: figlia di Giorgio e nipote di Daniele, il fondatore. Il suo sembrerebbe un destino già segnato, eppure la sua storia è molto più che una semplice successione.
Anche se molto giovane avverto in Lei subito molta energia, determinazione e voglia di non dare niente per scontato, dopo aver curato a lungo la sfera agronomica nell’impresa di famiglia, Marta, spinta anche dalle sue esperienze formative all’estero, ha avvertito una profonda necessità interiore. Nel 2019, decide di avviare una sua avventura personale, un progetto totalmente svincolato dalle radici in cui era cresciuta, guidato da una visione più autentica, libera e istintiva partendo proprio dalla vigna, che rimane il fulcro dove poggia tutta la sua esperienza e conoscenza, certa di essere all’inizio di un lungo percorso, ma consapevole di avere intrapreso l’unica via possibile, fare esprimere la pianta cercando la massima espressione del terroir.
Si è laureata in Viticoltura ed Enologia, ha viaggiato tantissimo, osservato e appreso. Così, nel 2019, prende vita Martissima, proprio qui, nel cuore del Collio.
Sono state proprio le sue esperienze internazionali a darle la vera scossa. Me ne accorgo quando mi parla dell’Argentina: i suoi occhi si accendono. Era laggiù che sognava di produrre un vino. E quel sogno si è concretizzato nel 2022, quando in un soggiorno presso la produttrice Paula Michelini nella Valle de Uco, si è ritrovata davanti a un vecchio impianto di Tocai Friulano piantato negli anni Sessanta. Lì è scattata una vera scintilla.
L’Argentina resta una fonte di ispirazione inesauribile. Non è un caso che sia stata guidata fin dall’inizio da un vignaiolo italiano trasferitosi lì: Piero Incisa della Rocchetta (il nipote del Marchese Mario Incisa, sì, proprio quello del Sassicaia), che in Patagonia è l’anima della splendida Bodega Chacra.
Marta mi conduce a vedere il primo vigneto che ha iniziato a coltivare qui a Cormòns, proprio di fronte al monte Quarin, un luogo impervio da raggiungere, ma di una bellezza che toglie il fiato, e capisco immediatamente che il suo progetto inizia e finisce con la cura della vigna e, in particolare, con la gestione del suolo.

L’azienda
Oggi l’azienda conta circa sei ettari, ha acquistato e sta ristrutturando un casale che diventerà la sua nuova cantina, ma anche una vera e propria fattoria, un luogo di biodiversità concreta, con animali, orti e nuove sperimentazioni agricole.
In cantina, la sua filosofia non ammette deviazioni: nessun compromesso, fermentazioni spontanee (che, mi confessa, sono sempre fonte di tensione, perché sono processi vivi e imprevedibili), niente additivi né enzimi, e un uso ridottissimo di anidride solforosa. Tutto è finalizzato a ottenere un vino quanto più genuino, schietto e fedele al territorio.
“La mia avventura è partita da questi primi 2 ettari nel 2023. Quando mio padre ha lasciato Venica & Venica, ho assunto la gestione di questa porzione di vigna. Ho sempre desiderato avviare un progetto tutto mio, per mettere in pratica le mie idee e le mie intuizioni.”
L’agricoltura che pratica segue i dettami della biodinamica: filari inerbiti, preparati a base di infusi e tè e, ove possibile, l’utilizzo di compost autoprodotto. L’obiettivo primario, oltre a sostenere la biodiversità, è ridurre al minimo l’impiego di rame e zolfo.
“Coltivo unicamente varietà autoctone—Friulano, Ribolla e Malvasia—con l’aggiunta di Merlot, concentrandomi su vigne storiche. Ho compreso che le piante con un apparato radicale profondo riescono a donare un frutto che reagisce bene, quasi indipendentemente dall’annata e dalle condizioni climatiche. È questo che cerco.”
Nel 2019 sono riuscita a unire due appezzamenti confinanti a Mernicco, creando un’unica vigna con le tre varietà autoctone, piantate in modo sparso e quindi raccolte congiuntamente.”
“In futuro, presenterò tre diverse espressioni di Collio Bianco. Non mi focalizzerò sul singolo vitigno, ma sulla zona. In realtà si tratta di tre diverse maturazioni per ogni uva, ma osservando la singola particella, riesco a trovare quei 4-5 giorni cruciali in cui il Friulano è pronto, la Ribolla ha perso la sua nota astringente e la Malvasia è al suo culmine. Ragiono sulla parcella come un’entità intera, lavorando tutte le varietà autoctone in regime Biologico.”
Marta tiene moltissimo a difendere questa pratica: “Qui in alta collina si può fare, con serenità.” La zona, essendo molto ventilata, aiuta a difendersi dalle malattie fungine; con una bassa vigoria, il patogeno ha difficoltà ad attaccare.”
“Questo vigneto dove ci troviamo ha 25 anni ed è stato impiantato in stile Borgogna, con viti molto basse e filari ravvicinati. Lavorare in Biologico rende complesso gestire la zona sottofila perché l’erba cresce subito all’altezza della testa della vite. L’unica soluzione è lavorare il sottofila, e per questo ho introdotto il cavallo.”

L’introduzione della trazione animale è stata una scelta voluta, prima di tutto per la sua passione. Dopo aver frequentato corsi in Borgogna per comprendere le reazioni del suolo, ha preso una cavalla francese che, “con uno spirito innato, aiuta meglio di un trattore, uscendo ed entrando tra i filari con naturalezza.“
“Ci autoproduciamo il compost per la concimazione. Gli scarti di lavorazione (tralci, vinacce, letame equino, crusca, potassio, magnesio) tornano a essere materie prime e, alla fine del ciclo di trasformazione, li restituiamo al terreno.”
“Produco i miei vini con la massima cura. Personalmente, non apprezzo i difetti nel vino; esistono delle deviazioni che si sviluppano, ma non le ricerco. Fenomeni come Brett, ossidazione e volatile non mi attraggono nemmeno da consumatrice. Basta avere grande attenzione lungo tutto il processo produttivo.”
Nell’assaggio di questi vini, riconosco immediatamente la sintesi perfetta della mia visita e del pensiero di Marta Venica. Non potrebbero essere altrimenti: la Ponka agisce da vera e propria spina dorsale minerale, conferendo al vino quell’energia vibrante che assieme al calore delle bassissime rese naturali sono la forza unica di questi pendii.
Il lavoro di Marta non è forzare, ma accompagnare queste uve dorate verso un vino di grande calore e profondità. Un bianco che dimostra una magnifica attitudine all’invecchiamento buono subito, eccezionale tra dieci anni che, per struttura, non teme il confronto con i rossi. È la prova definitiva che in questa zona nascono alcuni dei più grandi vini bianchi d’Italia e non solo.”
Collio Bianco 2023 – Martissima Marta Venica
Uve da un vigneto in vetta a 170 metri, dove la ponka è superficiale. Breve contatto con le bucce di una notte in pressa, fermentazione spontanea in tonneaux e acciaio, e affinamento sulle fecce fini per otto mesi. Segue un anno in bottiglia.
Olfatto che si distingue per toni caldi e complessi, aromi di frutto maturo, mela golden, pera, susina gialla completati da fiori bianchi e un rimando intrigante alla cera d’api, curcuma, zenzero
Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe, 1807) è una pianta erbacea delle Zingiberaceae (la stessa famiglia del Cardamomo) originaria dell'Estremo Oriente. Coltivata in tutta la fascia tropicale e subtropicale, è provvista di rizoma carnoso e densamente ramificato dal quale si dipartono sia lunghi fusti sterili e cavi, formati da foglie lanceolate inguainanti, sia corti scapi fertili, portanti fiori giallo-verdastri con macchie... Leggi, limone candito
Un assaggio che al palato rivela un caldo abbraccio, denso, pieno, ben bilanciato. Ottima la sostanza e la profondità. Molto persistente.
Collio Bianco 2024 – Martissima Marta Venica
Olfatto complesso dai toni penetranti, con sentori di pera, buccia di mela, fiori gialli, miele millefiori, torta al limone e evidenti note fumé, rocciose e minerali.
Su palato risulta concentrato, estremamente denso e saporito, mostra struttura intercalata da buona acidità e un ottimo allungo sapido-salino con un finale affumicato. Lunga persistenza.













