Al Persèf

VALUTAZIONE

Cucina Moderna

15,5/20

OSPITALITÀ

17/20

PREGI
Cucina di “quota” dove materia e contesto sono ben congeniati nei piatti.
Ristorante sito all’interno di family hotel, quindi possibilità di servizio baby sitter.
Proposta pairing ben definita.
DIFETTI
Illuminazione del tavolo da potenziare.

Freestyle culinario in quota

Il fascino di una località come Livigno risiede nella sua — ormai quasi superata — percezione di limite e isolamento geografico, dovuta al suo posizionamento remoto. Il limite, o meglio il limes, è rappresentato dai confini che la circondano: Italia per appartenenza, Svizzera per collocazione. Tutto contribuisce a racchiudere questo luogo di montagna, posto a oltre 1800 metri sul livello del mare. Certo, sulle Alpi le località remote non mancano. Eppure Livigno, per posizione e per storia, ha saputo trasformare quella condizione di marginalità in una forma di protezione: una tutela preziosa per l’ecosistema nelle sue molteplici espressioni. Tra queste, anche l’aspetto turistico ha imparato a plasmarsi in relazione alla moltitudine che sfreccia sulle piste d’inverno o che si arrampica sui sentieri in estate. E ora, con un’Olimpiade alle porte, snowboard e freestyle cercheranno qui i loro medagliati.

Il resoconto di oggi, però, non scende da pareti o da verticali piste nere, ma si immerge in un’altra realtà: quella del Persèf, all’interno dello Sporting Hotel di Livigno, dove qualche anno fa avemmo il nostro primo incontro con lo chef Attilio Galli. Un’esperienza positiva, certo, ma allora segnata da un eccessivo fascino per l’esotismo di tecniche e prodotti che relegavano Valtellina & Co. a comprimari, subordinati a regole di resa gustativa forestiere. A distanza di due anni, il clima è cambiato. Una maturità tecnica decisamente maggiore getta oggi basi più solide per una cucina di quota livignasca, con carattere e personalità, alleggerita di manierismi e imposizioni stilistiche precostituite. La limitatezza del luogo diventa esclusività di prodotto, tanto nell’approvvigionamento quanto nella sua conservazione. Quel limes è al contempo bacino a cui attingere, sospeso tra la cultura gastronomica della Valtellina e quella del Cantone dei Grigioni. A prova di questo cambio di passo, quattro piatti hanno colpito nella sequenza ideata da Galli.

La proposta gastronomica del Persèf

L’Animella di cuore, cotta in glassa di fieno e rifinita in padella con fondo di vitello, trova accento vegetale nella polvere di polipodio, accompagnata da una quenelle di sedano rapa emulsionato al whisky e carpaccio dello stesso ortaggio glassato. Perfetta la cottura dell’animella, fondente ma carnosa, con il sedano a bilanciare e l’affumicato torbato a raccordare l’amaricante del polipodio. Il Filetto di lucioperca, cotto a vapore, è avvolto in bieta e glassato con fondo di lische. Lo accompagna un’insalata di asparagi in conserva, foglie di senape viola e senape fresca, il tutto avvolto da una salsa assimilabile a un beurre blanc, arricchito con acqua di cinque varietà di pomodoro di Tirano, gin tomato e vino Kerner. Con le pelli del pesce si ricava un olio che puntella il piatto: dolce e grasso, con acidità contenuta ma ben misurata. Lo Spaghettino, cotto in brodo di funghi e mantecato con burro e grana, trova balsamico respiro nello yogurt di larice e nel pesto di alliaria, mentre il ristretto e la polvere di funghi accentuano la vena coriacea e quasi selvatica della masticazione, in una mimetica che richiama direttamente la materia prima.

La minestra da lec, memoria storica delle famiglie di Livigno, si fa qui riso mantecato in brodo di sieroinnesto e croste pastorizzate. L’emulsione acida di abete rosso, le gemme in conserva, i piselli al naturale e in crema, con un tocco di rafano e polvere di romice, restituiscono una nuova dimensione al bosco: l’abete, nelle sue sfumature, si fa fresco, balsamico, capace di rivelare persino la sua dimensione dolce. Un piatto lungo, persistente, piacevolissimo. Il Wellington di coniglio chiude la sequenza salata. Involucro di pane in cassetta integrale, lardo di maiale nero e polveri di fungo racchiudono la carne, servita con crema di carote caramellate e una più ossidata, come per l’aglio nero, insieme a finferli affumicati e fondo bruno. Piatto goloso, più facile e immediato: il fungo emerge con forza, la carota mitiga l’impatto del fondo e, forse, un lombo più generoso avrebbe dato ancora più compiutezza proporzionale al boccone. Si chiude con Livigno 55/50, dessert che raccoglie miele, mais, latte, polenta e camomilla in un registro confortante e territoriale, dove le note casearie morbide si intrecciano a quelle dolci della polenta.

Il percorso di Galli è oggi più centrato, con piatti che uniscono ragionamento tecnico e radicamento alpino. Il Persèf si afferma come tavolo d’altura capace di dare voce culinaria a Livigno con maturità crescente.

IL PIATTO MIGLIORE: Animella, fieno, sedano rapa, noci nere, polipodio e whisky.

La Galleria Fotografica:

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Giacomo Bullo

Prima come cuoco, annoverando esperienze nel campo gastronomico fino al foraging nostrano, oggi come narratore amante del buon cibo in tutte le sue forme ed espressioni. E’ convinto sostenitore dell’esistenza, in qualche dizionario sconosciuto, della gastrofilia: nei suoi racconti, il tentativo di definirla. Let’s do it!

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VALUTAZIONE

Cucina Moderna

15,5/20

OSPITALITÀ

17/20

PREGI
Cucina di “quota” dove materia e contesto sono ben congeniati nei piatti.
Ristorante sito all’interno di family hotel, quindi possibilità di servizio baby sitter.
Proposta pairing ben definita.
DIFETTI
Illuminazione del tavolo da potenziare.

INFORMAZIONI

PREZZI

Menù degustazione: 100€ e 130€

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