Castello di Cacchiano e Giovanni Ricasoli-Firidolfi

IL NOSTRO GIUDIZIO

Chianti Classico DOCG Millennio 2020 Gran Selezione Gaiole

Vini Rossi
93

Fontemerlano Toscana IGT 2020

Vini Rossi
93

Vin Santo 2006

Vini Bianchi
92

Chianti Classico DOCG Riserva 2020

Vini Rossi
91

Chianti Classico DOCG 2021

Vini Rossi
90

Riflessioni sul Chianti Classico fino alle attuali Uga

L’articolata storia di famiglia, come la descrive Giovanni Ricasoli-Firidolfi durante la visita a Castello di Cacchiano, riconduce al passato rinascimentale toscano, fra castelli, tenute e titoli nobiliari. Un albero genealogico delineato dall’intreccio fra i Ricasoli e i Firidolfi e una ripartizione del territorio che di generazione in generazione arriva a Luigi Ricasoli-Firidolfi, uno dei padri fondatori del Consorzio, quello che oggi è divenuto il Chianti Classico Gallo Nero. È riduttivo contenere una storia di secoli in poche righe, ma se saltiamo all’ultima generazione di Giovanni e del fratello Marco, comprendiamo quanto sia stata puntuale da parte della madre l’opera di ripartizione delle proprietà di questo ramo nobiliare del casato. Entrata a soli 35 anni, per necessità famigliari al governo delle cantine, attribuisce Castello di Cacchiano a Giovanni e Rocca di Montegrossi a Marco. Le opportune, successive trasformazioni fra cessioni e recuperi di vigneti arrivano fino a oggi, nell’opera di Giovanni, col suo ingresso ufficiale dal gennaio 1998, contando sul patrimonio di edifici e centinaia di ettari oltre che boschivi, coltivati anche a ulivo. Beni di famiglia intrisi di ricordi di gioventù che passano per San Gimignano e la Vernaccia di Pietrafitta. Con l’intento di migliorare sempre nella selezione delle uve, rivedendo di qui al 2030 il totale degli ettari vitati, puntando ai 36, per riuscire a superare le 140-150 mila bottiglie.

Le bottiglie del Castello di Cacchiano

La storia di Cacchiano passa anche per Giulio Gambelli

L’uomo che sapeva ascoltare il vino, come racconta Carlo Macchi, giornalista, è passato da queste mura, a Gaiole, attuale UGA fra le 11 Unità Geografiche Aggiuntive introdotte nel disciplinare del Chianti Classico dal 1° luglio 2023. Giovanni lo ricorda come un maestro, prima dell’avvento in cantina di Federico Staderini, poi affiancato da valide risorse interne. Gambelli, lo ricordiamo, è considerato il creatore del Brunello di Montalcino contemporaneo, lavorando giorno dopo giorno col suo straordinario olfatto, tanto che si narrano episodi, forse leggende sulla sua capacità di riconoscere ogni singola vasca in cantina; spalla a spalla con altri che su questi colli hanno saputo creare grandi vini, come Sergio Manetti, Montevertine, con il Supertuscan Pergole Torte, poi affiancato dal figlio Martino. Da alcuni anni il Castello di Cacchiano si avvale anche della collaborazione di Antinori, potendo contare sul supporto tecnologico di un’azienda dai grandi numeri. Ma già papà Alberto, scomparso prematuramente nel 1973, aveva ammodernato le lavorazioni. Era giovanissimo, Giovanni, agli inizi degli anni ’80, però già poteva garantire un appoggio alla madre, seppure lei fosse perfettamente capace di portare avanti l’azienda da sola.

Le botti del Castello di Cacchiano

Arrivano annate eccellenti come la 1985, priva volta del Millennio, creato con l’avvento dell’atmosfera di fine anni 1000, ma riferito anche ai 1000 anni di storia del Castello di Cacchiano; poi c’è stata la ‘90, memorabile annata, mentre Giovanni stava già girando l’Italia, poi il mondo, curando ogni aspetto commerciale, dalle scartoffie burocratiche fino all’export più impegnativo e al tempo stesso si dedicava alle operazioni di cantina. Nel corso dei decenni ha voluto anche rinnovare l’immagine delle etichette; l’ultimo restyling risale al 2021. Il Millennio è attualmente l’unico che in etichetta mostra Gaiole come riferimento alle UGA. Guardando al Piemonte e alle Menzioni Geografiche Aggiuntive di Barbaresco e Barolo, si intuisce che il dettaglio puntuale del territorio sia di aiuto al consumatore esperto, più che al mercato allargato. Le neonate UGA, che qualcuno da queste parti scherzosamente chiama ughetta, hanno molta strada da fare e probabilmente le attuali 11 ripartizioni fra Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, San Donato in Poggio, Vagliagli, sono fin troppo estese, se relazionate a questo territorio che cambia rapidamente da collina a collina. Fondamentale, per questa ricerca è stata la cartografia di Alessandro Masnaghetti.

Altre botti usate per il vino

Gli assaggi

Cacchiano ha anche un Brut Rosé da uve 100% Sangiovese di un clone adatto al Metodo Classico. Ma stiamo sulle tre declinazioni del Chianti Classico DOCG che qui si fa con 95% Sangiovese, poi Colorino e Malvasia Nera: la 2021, 14% Vol, etichetta blu, passaggio in legno di 12 mesi in botti grandi e medie dopo la malolattica, è un vino pronto, già in grado di dimostrare l’eccellenza di questo millesimo in Toscana, con olfatto e palato canonici per queste uve, tannini e astringenze secondo aspettative e una persistenza che non scalda, lasciando anche finali freschi. Caratteristica, questa, di Cacchiano: una firma che, grazie anche al territorio collinare fra i 300 e quasi 500 m slm, ricco di macchie boschive, si ritrova qui nella Riserva 2018, ‘20 e ‘21. Difficile scegliere, a parte la ‘21 di cui potremo parlare tanto ancora; certamente possiamo metterla in relazione con la ‘19, ottimo millesimo in Chianti Classico. La 2020 è l’annata attualmente in vendita; 14% Vol. è entrata in bottiglia a febbraio ‘23, dopo l’affinamento in botti di medie dimensioni e tonneaux per 14 mesi.

l'etichetta del Castello di Cacchiano

Il colore, nel Chianti, è quello del Sangiovese, un rosso rubino intenso, talvolta impenetrabile alla luce, poi l’olfatto concede un panorama di frutti neri, sempre freschi e al tempo stesso maturi, connotando la ciliegia di Vignola e la prugna rossa fra il vivace e il disidratato. Lievemente empireumatico per le sensazioni derivate dal legno, compenetrate da fragranze di tabacco ed erbe della macchia mediterranea. Palato profondo fin dall’inizio, prima tannico, poi relativamente veloce sul finale che porta a un complesso retrolfattivo persistente, fra il vegetale e il fruttato, con ancora derive di gioventù. Nel complesso, appare “più Sangiovese” della ‘18 che ora è “più internazionale” nell’espressione dell’uvaggio. “Il mio obiettivo è la ricerca dell’equilibrio, dell’eleganza”, racconta Giovanni Ricasoli-Firidolfi e questo è proprio ciò che emerge nel Millennio Gran Selezione 2020; i 13,5% Vol. restituiscono più verticalità e un finale maggiormente ricco e invogliante; dopo la malolattica evolve in botti piccole per 18 mesi ed estremizza in senso positivo ciò che esprime la Riserva, proprio per l’equilibrio.

Un Supertuscan, il Fontemerlano

La sorpresa, quando si arriva a Cacchiano, è sempre il suo Toscana IGT. Appartiene a quel “mondo di mezzo” che sono i Supertuscan e rivaleggia con altri blasonati Merlot in purezza di queste terre. Di certo qui al Castello si vinificano solo le annate migliori per questo vitigno che in un certo qual modo, su questi terreni è divenuto autoctono “toscanizzandosi”. Dopo la ‘13, la ‘20, 14% Vol. è un vino strutturato, dal colore rosso fra il carminio e il rubino scurissimo. Affina in botti da 300 litri di rovere francese per circa 16 mesi ed è entrato in bottiglia nel dicembre del 2022. Rispetto al Sangiovese, qui il palato si rivela meno tannico, dopo le sensazioni olfattive vibranti, compenetrate da note di bacche rosse di bosco fresche, avvolte dalle finezze speziate e aromatiche dell’affinamento. Un palato che piace a chi cerca un Merlot fuori dalle aspettative comuni, fino all’ultimo anche dotato di garbata sapidità. L’idea stessa di piantare questo vitigno negli anni ’90 è stata vincente.

Il dolce finale

Vanto di Cacchiano è il Vin Santo: 85% di Malvasia Bianca Toscana e 15% di Canaiolo, 13,5% Vol. la 2006 attualmente in vendita, con 280 gr di zuccheri non svolti, dopo la sosta in caratelli nella vinsantiera del castello, segue un affinamento di 15 anni. Il colore è quello della pietra ambrata dai riflessi brillanti. Lo spettro olfattivo lo ritroveremo in larga misura, coerentemente, al palato: agrumi canditi, albicocca e dattero disidratati, pizzicori di miele di castagno che sovrasta alcuni echi di vaniglia; proprio la connotazione lievemente amarognola di questo miele, che può ricordare la mandorla amara, rimane fino alla fine, costruendo un retrogusto non scontato che si spinge fino alla frutta secca tostata, scaldando con gentilezza, invogliando al prossimo sorso. Da gustare in purezza, come un grande passito, dimenticando i Cantucci della tradizione.

La mappa delle zone di produzione
Visited 22 times, 20 visit(s) today
Picture of Thomas Coccolini Haertl

Thomas Coccolini Haertl

Architetto e Sommelier (AIS, dal 2017), si è occupato di progettare gli stand di Ferrari F.lli Lunelli, Gruppo Mezzacorona, Sartori, Bertani Domains, Cantina di Soave e altri, al Vinitaly e non solo. Oggi collabora con testate giornalistiche specializzate come Spirito diVino, Vertigo Magazine e WineStop&Go. Assiduo frequentatore di cantine, crede nella multisensorialità quale aspetto fondamentale del vivere quotidiano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

IL NOSTRO GIUDIZIO

Chianti Classico DOCG Millennio 2020 Gran Selezione Gaiole

Vini Rossi
93

Fontemerlano Toscana IGT 2020

Vini Rossi
93

Vin Santo 2006

Vini Bianchi
92

Chianti Classico DOCG Riserva 2020

Vini Rossi
91

Chianti Classico DOCG 2021

Vini Rossi
90

RECENSIONI CORRELATE

IL NOSTRO GIUDIZIO

Chianti Classico DOCG Millennio 2020 Gran Selezione Gaiole

Vini Rossi
93

Fontemerlano Toscana IGT 2020

Vini Rossi
93

Vin Santo 2006

Vini Bianchi
92

Chianti Classico DOCG Riserva 2020

Vini Rossi
91

Dream Wines Visualizzazioni:22

Castello di Cacchiano e Giovanni Ricasoli-Firidolfi

Al Castello di Cacchiano si porta avanti la tradizione del Chianti Classico, tra memoria storica e...

Recensioni Ristoranti Italia Visualizzazioni:600

La Madia

Sui tavoli del ristorante La Madia, Pino Cuttaia trasforma i ricordi d’infanzia in una proposta...

Recensioni Ristoranti Italia Visualizzazioni:586

Makorè

Il ristorante Makorè celebra dieci anni con una cucina in continua evoluzione: filiera corta,...

Close