Passione Gourmet Locanda San Lorenzo, Puos d'Alpago (BL) di Rob78 - Passione Gourmet

Locanda San Lorenzo, Puos d’Alpago (BL) di Rob78

Ristorante
Recensito da Presidente

Valutazione

15/20

Pregi

Difetti

Visitato il 02-2019

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Recensione ristorante.

Il consiglio migliore per alimentare la nostra passione me la diede tempo fa un caro amico: “Lasciati sorprendere”.
Sfortunati quelli che si siedono alla tavola convinti già di sapere tutto. E’ il pregiudizio il nostro peggior nemico.

Al San Lorenzo sono sempre stato un gran bene e il successo di pubblico di questo locale arroccato nel florido Alpago è lo specchio della bontà della proposta.
Questa volta però ha avvertito quel qualcosa in più: superata quella linea che divide la buona cucina dall’ottima cucina. Certo, rimane sempre preferibile la proposta di carne, ma alla centralità gustativa si è aggiunta una maggiore finezza e attenzione.
Per gli amanti delle “storie” che si consumano davanti ai fornelli, il San Lorenzo è un libro da sfogliare.
Che si parli di Paolo Speranzon, qualche anno fa stipendiato da un famoso calzaturificio e appassionato cliente, oggi giovane cuciniere di fresco ritorno da uno stage da Berasategui: come può cambiare la vita.
O di Renzo Dal Farra, che qualche cazzotto dalla vita l’ha preso ma non ha perso la rotta da seguire. La materia c’è.
Torniamo più concreti: ci sono componenti che giustificano il viaggio?
Io dico di sì.
a) carta dei vini polposa a prezzi grandiosi. Per bere bene, è l’indirizzo giusto.
b) Almeno due piatti: degustazione di agnello dell’Alpago e il risotto con rigaglie.
Cucina che predilige sempre e comunque il gusto, molto materica. Caprioli e cervi di questo livello non se ne trovano tanti. Tecniche di cottura ben destreggiate: si va dal sottovuoto, al forno a legna, fino alla cara vecchia fiamma. Sempre con ottimi risultati. Rapporto q/p molto buono. Risultato rassicurante come una bella coperta calda, da cui si spiega l’alto tasso di fidelizzazione dei clienti.

I piatti di pesce continuano a non avere la stessa forza degli altri, ma sono la minoranza in carta. Passando da una tartare di capriolo a un fegato di agnello…non ne sentirete la mancanza (e i vegetariani mi perdoneranno).

Zuppa erbe cotte, patate rafano e musetto:

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per essere un appetizer, qua c’è il primo ruggito. Sapori forti ma non urlati, in buon equilibrio.
Insalata tiepida di baccalà su crema di peperoni grigliati:

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se pesce deve essere, che sia almeno quello che tradizionalmente è cucinato lontano dal mare. Cotto a bassa temperatura, affiancato da un’aria di latte e aglio e da cardi. La crema di peperoni è assoluta protagonista per la riuscita concentrazione del sapore. La forza degli ingredienti è mitigata e non fa a cazzotti.
Tartare di cervo con rape rosse e salsa yogurt:

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Materia prima stratosferica, ottima l’abbinata acido-amaro, con la spinta in più data dal cren. Viene servita con del pane al cacao. Lussuria allo stato puro.
Pasta di Gragnano con cime di rapa, acciughe, crema d’aglio e bottarga:

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piatto goloso ma nulla più. A mio parere risente di un eccesso di sostanza grassa.
Tortelli con maialino da latte cotto in forno a legna su crema di porro:

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il ripieno ha una intensità gustativa travolgente. Sfizioso il parmigiano croccante posto a completamento. Chi pensa che il coefficiente di difficoltà della cucina d’avanguardia sia notevolmente più elevato di quella tradizionale, o non ha mai assaggiato un tortello come questo o non sa quello di cui sta parlando.
Risotto con rigaglie di pollo e faraona:

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durello, fegatino, cuore, foie gras. Altro ruggito potente. Non c’è eccessiva aggiunta di componente grassa in mantecatura per mantenere ben distinte le componenti “frattagliose”. Piatto da non perdere.
Cervo con macedonia di frutta e verdura:

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in salmì (con vino rosso e un po’ di conserva), costoletta fritta impanata con pane ai frutti di bosco, tagliata alle spezie e sandwich di controfiletto. A supporto: macedonia di verdura e frutta, polenta e cavolo cappuccio rosso condito con soffritto di pancetta e aceto. Che dire: gran piatto.
Degustazione di Agnello dell’Alpago:

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carpaccio, carrè e cervello fritti, tagliata, pancia, cus cus, fegato in crosta di pane, stufato con polenta. Il bengodi dell’agnellomane. Ribadisco:vale il viaggio.

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Crumble di mele e gelato alla cannella:

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classicone di ottima fattura.
Semifreddo di caffè, mango e sorbetto al mojito:

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buona chiusura, acida e fresca per facilitare la digestione.

I vini della serata:

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100% Pinot Meunier.

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100% Chardonnay non dosato.

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Nebbiolo e Vespolina.

il pregio : Selvaggina trattata ad arte.

il difetto : Piatti di pesce meno convincenti.

Locanda San Lorenzo
Via 4 Novembre, 79
32015 Puos D’Alpago [BL]
Tel. ( +39 ) 0437 454048
Prezzo medio alla carta: 65 euro
Menu degustazione: 62-68 euro

http://www.locandasanlorenzo.it/

Visitato nel mese di Febbraio 2010 .

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Rob78

12 Commenti.

  • sararlo25 Febbraio 2010

    sintesi perfetta

  • ludiosa20 Febbraio 2010

    bellissimo posto, fatto di gente sana, pieno di bontà e qualità.:-)

  • sararlo19 Febbraio 2010

    Rob, "dovuto" non è il termine esatto. Trattasi invero: "hai avuto il piacere di". C'est plus facile. ;0)

  • rob7819 Febbraio 2010

    Si vede che sul Veneto hai dovuto studiare parecchio ultimamente :)

  • sararlo18 Febbraio 2010

    Di Dal Farra colpisce l' espressione, un mix di passione e stupore quando parla dei suoi piatti, del suo Alpago. A vedere l' Agnello in cooperativa di preparazioni viene la curiosità di fare un confronto con il Carrè d' agnello e le sue frattaglie di Leveillè, al Miramonti. Due note curiose, in appendice, sulla presenza del pesce nella cucina alpagota. Storicamente vi è sempre stato uno scambio di merce tra i lavoratori del posto e Venezia. Si portavano in pianura i prodotti della coltivazione alpina e si tornava a casa con acquisti di laguna. Inoltre, molti alpagoti andavano ad esercitare le loro mansioni in città (scalpellini, falegnami, etc.) e quindi, tornando alle loro famiglie, trasmettevano esperienze di cucina marinara. Santa Croce è il secondo lago del Veneto. Un tempo vi arrivavano addirittura, a mò di salmoni, le anguille. Poi, con le varie barriere idrauliche (dighe & co.) qeusto è venuto meno. Si trovavano trote, lucci, persici, carpe. Tipico il Sampierolo, una specie di cavedano, presente nelle acque più profonde. Si pescava verso fine giugno, da qui il nome.

  • rob7818 Febbraio 2010

    Prossimamente su questi schermi :)

  • rob7818 Febbraio 2010

    Esatto, Franciacorta, 100% chardonnay. Devo dire che era la prima volta che mi trovavo a bere qualcosa di questo produttore. Prodotto notevole.

  • markuskoellner18 Febbraio 2010

    e adesso urge il confronto con il concorrente di plois, a proposito di Alpago..:-)

  • Puccio18 Febbraio 2010

    E' un franciacorta

  • emanuelle18 Febbraio 2010

    un'altra cosa, si potrebbero avere dettagli su quel vino Casa Caterina? Di cosa si tratta? di uno spumante?

  • emanuelle18 Febbraio 2010

    Si vede, anche se penso che queste grandi variazioni messe tutte nello stesso piattone pongano il problema del dover mangiare tutto velocemente se no si fredda tutto. Alcune presentazioni sono parecchio rustiche, vedi cervo e capriolo, ma sicuramente la sostanza non manca.

  • Dibbo18 Febbraio 2010

    Il loro agnello è eccelso...l'inverno scorso mangiai un sandwich di foie gras di rara bontà..Carta dei vini incredibile per "umanità"..

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