L’anima aristocratica di Chambolle
Amici e appassionati, non capita tutti i giorni di avere la chance di fare un back-to-back con l’altra faccia dei Grand Cru di Chambolle-Musigny è una combinazione irripetibile.
Parliamoci chiaro, essere davanti a una delle leggende assolute del vino mondiale, l’archetipo della suprema eleganza in Borgogna, spesso etichettato come il Grand Cru più “femme fatale” della Côte de Nuits mette i brividi.
Difficile incontrare questi vini, sicuramente viene da pensare che abbiano qualcosa di mistico, di magico, un tocco celeste che li rende di una purezza e grazia inarrivabile per gli altri, mi era già successo qualche volta di assaggiare un Musigny, e si riconferma sempre come uno fra i primi della mia personale top list. Quando la bussola del Pinot Noir punta verso la raffinatezza, la nobiltà, la texture da seta, eccolo spuntare: Musigny Grand Cru.
Un vino incastonato nel pantheon enoico
Il colore rosso rubino, brillante e vivo, è pura magia. Vederlo danzare nel calice è l’effetto wow di un drappo di seta preziosa. Il naso è immediatamente intenso e di una nitidezza fuori scala, dominato da una vera esplosione floreale di violetta, rosa canina e peonia, intrecciata con piccoli frutti rossi come lampone, cassis e fragoline di bosco. Un soffio esotico di spezie orientali, curcuma, noce moscata, pepe sichuan, incenso e, nonostante la sua giovinezza, apre una finestra su cuoio super-fine, sottobosco, tartufo nero e tabacco alla menta. Mi esalta pensare che col tempo questa finestra si aprirà e queste note balsamiche diventeranno più incisive.

L’annata 2021 è stata una sfida di interpretazione, con rese ridotte ma una qualità molto buona, e questo si sente tutto in questo vino di razza.
Sul palato è incredibile la sua compostezza, mai eccessiva, ma leggera, delicata, finissima e profonda. I tannini regali, di una delicatezza impalpabile, intrecciano e avvolgono per creare estasi. È impossibile non rimanere estasiati dall’eleganza profonda di questo vino che mette in campo una mineralità che allunga il finale su vibrazioni di pierre-a-fusil e floreali.
Musigny Grand Cru, la sua storia è super-vintage, affondando le radici nel Medioevo. Le prime tracce risalgono addirittura al 1110, quando i monaci ricevettero in regalo questo cru leggendario, un’eredità che ha plasmato il suo destino fino al riconoscimento ufficiale come Grand Cru nel 1936. Oggi, quando nomini Musigny, chiami in causa la famiglia Comte Georges de Vogüé, il custode storico che ne possiede la parte più grande, mantenendo in vita una tradizione di eccellenza quasi sacra.
Il vero game-changer di Musigny non è solo la storia, ma soprattutto il suo terroir. Siamo tra i 260 e i 320 metri di altitudine, con un’esposizione top a Est-Sud-Est che cattura il sole mattutino essenziale. Il suolo è un puzzle complesso: è principalmente calcareo, derivante dal Bajociano, ma intervallato da strati di marna e argilla.
Questo mix perfetto crea un terreno poco profondo, ricco di ghiaia e ciottoli che garantiscono un drenaggio impeccabile. È una terra che spinge la vite al limite, costringendo le radici ad andare giù per trovare acqua e nutrimento, e in cambio le regala una mineralità pazzesca. La sua posizione in collina, ben arieggiata, previene inoltre sbalzi termici drastici, consentendo al Pinot Noir di maturare con calma, sviluppando la sua leggendaria finezza senza perdere l’acidità.
Musigny è l’unico Grand Cru della Côte de Nuits a produrre anche una micro-dose di vino bianco, il Musigny Blanc da Chardonnay, introvabile e pazzesco, un tesoro che unisce potenza e un bouquet unico di viola e mandorla.














