Non sono un artista. Sono un artigiano. Un pizzaiolo con una identità, un cervello e un’anima.
Questa è le definizione che il maestro -come universalmente riconosciuto- Enzo Coccia da di se. E si dovrà partire necessariamente da qui per comprendere appieno la sua personalità straripante a tutte le latitudini che in un ventennio ha tratteggiato la rivoluzione della intoccabile pizza. Nel 1994 lasciato lo storico locale di famiglia in una zona popolare della città, apre la sua pizzeria in luogo poco votato alla ristorazione, esclusivamente residenziale, quasi una ulteriore sfida alle difficoltà. In via Caravaggio 53 e così le intenzioni sono tutte già dichiarate: sceglie Pizzaria con la “a” come nel gergo antico e la contraddistingue con il nome La Notizia perché sa che un titolo grande rende la notizia importante. Il lavoro svolto in quegli anni tra impasti e accurata selezione di materie prime si affina a tal punto che diviene necessità l’affiancamento di un altro locale -stessa strada ma al civico 94- che viceversa realizzi pienamente quella che sarà poi la deriva per la pizza gourmet oggi imperante: topping sofisticati, studio degli abbinamenti e delle consistenze, cotture, servizio accurato e, altra invenzione che ha fatto poi scuola, una proposta di vini accuratissima avviata solo dopo un corso di sommelier.
La Notizia 53 come laboratorio di base per il successivo lavoro creativo
La sala è ampia e ben illuminata e ospita oggi 90 coperti tra arredi della tradizione e nessuna distrazione architettonica. L’esaustivo menù si apre con qualche sfizio di aperitivo per poi articolarsi tra mpustarelle -panini ai 5 cereali farciti come riproposizione della merenda popolare partenopea- pizze classiche e pizze creative ed una ultima sezione delle varianti dolci per un fine pasto in tema. La Margherita nella sua versione basica, resta il prototipo della perfezione con il disco di pasta scioglievole modulato con una lievitazione non eccessivamente spinta ma sul quale basteranno fiordilatte di Agerola, pomodoro, grana e olio evo per farla restare in vetta alla classifica delle preferenze. Le variazioni sono poi infinite come con la Capodimonte dove i pomodori sono Pacchetelle, il latticino è la provola di bufala e, ad irrobustire, pezzi di salsiccia con pecorino, basilico e pepe che non affaticano il morso pur donandogli sapore deciso e personalità. Infine un ripieno che non potrà essere ignorato nel quale l’utilizzo di scarola riccia a crudo con le olive nere e acciughe di Cetara ha fatto scuola. Si potrà concludere con l’assaggio delle mpustarelle, prima nella versione rustica, con ventresca di maiale, grassa e voluttuosa amplificata dalla persistenza del pepe, infine nella golosa declinazione da dessert con l’eterna Nutella. Costi contenuti nella media cittadina, servizio a volte frettoloso, carta dei vini e delle birre essenziale.
IL PIATTO MIGLIORE: la Margherita.
La Galleria Fotografica:






















