La massima espressività di Andrea Antonini
Partiamo dalla fine. È cioè che la cena da Imàgo culmina con un desiderio: quello di tornare presto. Segno questo, che anche l’“Error edition n.14” in degustazione colpisce nel segno, appagando a pieno gola e cervello. Evoluzioni, rivisitazioni, atti, uno scandire dal ritmo crescente e ben pensato da Andrea Antonini, a pieno titolo tra le mani più felici ed evolute d’Italia, unitamente all’illuminante ed elegante golosità, firmata Luca Villa. Tutt’attorno, la collocazione ancestrale della sala – un rooftop dal fascino glamour posto all’ultimo piano dell’Hotel Hassler – e il servizio; impeccabile, garbato e intriso da una grande classe cosmopolita. Ciò detto, non osiamo immaginare come questa visione incantevole diventerà, a posteriori della ristrutturazione dell’intero piano ristorante fissata per il 2026…
ERROR 14: autunno – inverno 2025
Il laboratorio di Andrea Antonini è sinonimo di acclarata cucina tecnicamente distintiva, che parte col sussurrare le fondamenta delle stagioni, del territorio, delle memorie. E lo fa con estrema raffinatezza, estetica e gustativa, riuscendo a sedurre e a mettere in sontuosa evidenza e senza imposizione alcuna, la bellezza che circonda cotanti luoghi eterni.
In questa direttrice, si innesta alla perfezione il pensar del servizio sequenziato in atti, dove nel primo, a titolo esemplificativo, le sensorialità rimembrano con stupore la freschezza, in sottile equilibrio tra sapidità e morbidezze delle Cime di rapa, caviale e mascarpone o il gran lavoro di valorizzazione del Carciofo, a scarto zero, nel quale la liquirizia e una elegante e gustosa bernese, saranno spose perfette per amplificare la portata, mirabile panegirico romano (al pari di un idilliaco Agnello e patate). Nel secondo atto, le Lumachine di pasta con canocchie e radicchio rubano la scena in quanto a progressione (marina), contraddistinta da delicatezza iodata e rintocco amaricante, un piatto egregiamente pulito, colto, millimetrico, volutamente e piacevolmente verticale. Nel terzo atto emerge una lasciva Anatra e funghi. Grande carne, gran fondo di stagione, lunga e deliziosa succulenza, ammiccante, smorzata bene da agrumi canditi, croccanti e ripulenti.
Nel quarto atto Luca Villa regala poi numeri di alta pasticceria, elegantemente interconnessi con il resto. Le tre proposte, oltre che ineccepibili e mai stucchevoli, vengono “allungate” sul finir del viaggio, con l’allegorico carrello dei sorbetti e gelati, egregi e più intelligenti sostituti, nel periodo delle classiche “ottobrate romane”, dei consueti “petit four”.
Menzione speciale, infine, per la sala (e che sala!), forgiata in modo eccelso da Marco Amato, passato nell’alta direzione dell’Hotel Hassler. I protagonisti, guidati da Alex Ciarla e Alessio Bricoli, sono indiscutibilmente la componente che rende questo ristorante meta imprescindibile dell’alta cucina italiana. Straordinariamente italiana, evidentemente internazionale, mirabilmente affascinante.
IL PIATTO MIGLIORE: Lumachine di pasta, canocchie e radicchio.
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ottenuta con “amilasi” di pane raffermo).






























