Gin Tonic

The new Pope, di Paolo Sorrentino. L’udienza di Sharon Stone vis-à-vis con Papa Giovanni Paolo III, John Malkovich:


Sharon Stone: «Posso avere un po’ d’acqua?»
«Sì, subito», risponde John Malkovich.
«Grazie.»
«Può avere anche un gin tonic, se le va.»
«È un po’ prestino per un gin tonic.»
«Secondo me non è mai troppo presto per un gin tonic.»

Al di là di ogni considerazione o commento, in questa sceneggiatura cogliamo tutta l’essenza del Gin and Tonic. Sì, Gin and Tonic: una parte di gin e una parte di tonic: tonica da tonico, che dà tono in senso medico. Un cocktail dall’affascinante intreccio tra medicina coloniale, botanica e tradizione britannica, che affonda le radici nell’India del XIX secolo. Provate voi a prendere in bocca il chinino, estratto dalla corteccia dell’albero della China: non credo ci riuscirete, per quanto è amaro.

Soluzione? Acqua e gin! Semplice. Una cura che non sembra una punizione, pare si dicesse tra le file della marineria e dei mercanti. Visitando la distilleria di Bombay Sapphire tanti anni fa, scoprii che mediamente ogni giorno si consumano al mondo circa 50 milioni di G&T. Un numero che ben indica “l’importanza” di questo long drink ma, badate bene, non lo troverete all’interno della lista dei cocktail IBA.

Sta bene con tutto e tutti e, proprio per questo, è imbattibile da solo.

Foto powered by ChatGPT

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