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Le sfaccettature dell’Aglianico

Vino
Recensito da Giulia Carelle

Serpico e Basilisco stesso vitigno due anime diverse

In occasione della Milano Wine Week con la collaborazione dell’azienda Feudi di San Gregorio si è svolta una masterclass molto suggestiva. L’Aglianico, il vitigno principe campano nelle espressioni di Serpico e Basilisco, due vini nati dallo stesso acino ma in terre diverse: Irpinia  il primo e Vulture il secondo.

Nell’immaginario collettivo spesso si associa alla viticultura del sud Italia unicamente la vicinanza con il mare e il clima caldo, ma la realtà è differente. La presenza di forti escursioni termiche, le numerose piogge distribuite durante il corso dell’anno e alcune nevicate importanti circoscrivono un areale ben diverso da quello che idealizziamo. La componente vulcanica che accomuna le terre di questi due vini, veicola  in modo differente il carattere dell’Aglianico. Un vitigno ricco di polifenoli, estrazione aromatica, acidità, austerità, buon potenziale di invecchiamento ed eleganza. Le ceneri vulcaniche presenti nelle terre irpine aiutano la non veicolazione della fillossera invece, nelle terre del Vulture, hanno un potere tampone nei confronti di tannini e dei polifenoli.

Gli appezzamenti di Aglianico in Irpinia non superano l’ettaro di estensione e sono dislocati su alture diverse. In questi piccoli e preziosi appezzamenti viticoli vengono raccolte uve da vigne secolari – il paesaggio dipinto davanti ai nostri occhi è composto da vigne secolari di età stimata tra i 70 ed i 150 anni dette Patriarchi, a piede franco coltivate con l’antica forma di allevamento a tennacchia: piante alte 2,5 m con rami lunghi fino a 8 m, dove l’uva viene raccolta unicamente a mano con l’utilizzo di scalette triangolari e le potature fatte solo sui rami più giovani. La loro altezza è conseguenza delle necessità di svilupparsi verticalmente nella coltivazione, vista la limitata superficie di terreno su cui coltivare. La bellezza di questo luogo risiede anche nelle molteplici varietà di Aglianico che vestono questi vigneti, una peculiarità che dona al vino un valore aggiunto.

Il 2010 per entrambe le aziende rappresenta il punto di svolta nell’utilizzo del legno in vinificazione. Nella versione di Serpico, il vino viene affinato in barrique di cui un 30% nuova e il restante di secondo/terzo passaggio alternato ad maggiore utilizzo di botte grande, questo anche grazie alla collaborazione dei consulenti Simonith e Sirch i quali, non sono intervenuti solo nella lavorazione in pianta. Anche in Basilisco, con l’avvento di Viviana Malafadina enologa dell’azienda, si è preferito contenere l’utilizzo della barrique a favore della botte grande. L’Aglianico è un vitigno che “divora” il legno, il quale viene usato principalmente per equilibrare ed ingentilire il suo carattere – senza portarsi dietro la memoria di una vinificazione dove il gusto del legno predomina – creando così vini più contemporanei.

“L’Aglianico – ci ricorda Alessandro Palmieri – se ben fatto è sempre giovane e questa sensazione non lo abbandona mai.”

Nella zona del Vulture le vigne poggiano sulle pendici del vulcano ormai spento, tra i 400 e i 650 metri di altitudine e sono allevate ad alberello; qui il terreno è esclusivamente vulcanico, mentre nel Taurasi vi sono zone con alternanza di terreno vulcanico insieme a calcare ed argille.

L’azienda Basilisco è una delle più significative del Vulture – situata in provincia di Potenza, nel comune di Barile cuore storico dell’Aglianico. Un luogo con una storicità unica in quanto di derivazione arbereshe: flussi migratori d’origine albanese che si insediarono in queste terre durate il 1400, approcciandosi per primi alla tradizione viticola. Caratterizzata dalla strada delle cento cantine detta Shesh, questa zona è composta da numerose grotte di origine lavica ricavate nel tufo, scavate dai coloni ad uso abitativo e poi utilizzate a scopo conservativo grazie alle particolari temperature interne. Oggi in otto di queste grotte, l’Aglianico viene vinificato e messo a riposare tra i meandri del vulcano.

In entrambe le espressioni del vitigno la ricerca della qualità è indubbia: lavorare un’uva sana, con interventi consapevoli e rispettosi della natura e della materia prima. Vini che esprimono l’andamento climatico dell’annata.

SERPICO 1995 MAGNUM: annata regolare – si presenta con un colore granato leggermente aranciato per via degli anni sulle spalle. Al naso si esprime pulito con note terziarie che lasciano spazio al frutto, per poi aprirsi con sentori varietali di amarena ed un leggera balsamicità. Elegante e d’impatto. Verticale e sostenuto al gusto, morbido ma al contempo sorretto da una buona freschezza. Persistente e con tannino gentile.

SERPICO 2010: colore rubino intenso, al naso prevale una componente speziata di pepe, caffè, cannella e liquirizia. Al palato è riconoscibile il carattere pungente del vitigno dove il legno smussa senza prevaricare la sua irruenza in modo elegante, rendendolo di apprezzabile beva. Tannino presente ma ben integrato in una freschezza che viene contraddistinta da una leggere salivazione sapida.

SERPICO 2012: dal colore visibilmente più rubino, distinto da una ruvidezza tattile – segni distinguibili di gioventù. Frutto maturo e netto di lampone e mora, leggera speziatura e nota erbacea.  Struttura tannica ed acidità croccanti per una maggiore succosità.

SERPICO 2013: il tannino del Serpico in genere si presenta vellutato. Si distinguono in modo netto i sapori – è giovane ma ha un naso evoluto di frutti rossi croccanti, floreale e spezie che escono nel tempo. Un vino piacevole, equilibrato nel calore e nel tannino.

BASILISCO 2008: granato con riflessi aranciati; bouquet intenso di rosa, viola, caramella; spezie e dolcezza date dal legno e sapidità originata dal terreno vulcanico; contenuta la ricchezza tannica e polifenolica; si avverte una nota pungente e calorica sia al naso che in bocca che scompare con l’ossigenazione nel calice. Vino di un’epoca diversa in cui il legno prevaricava.

BASILISCO 2009: figlio dell’annata precedente, del legno dosato ma presente con note dolci e tostate dove ben si integra il frutto e si avvertono sentori solfurei; in bocca fruttuosità vellutata, freschezza e tannino verde che viene influenzato dall’annata piovosa e dal complesso controllo della maturità dell’uva.  Intrigante.

BASILISCO 2010: rosso rubino intenso, naso austero ma con un dolcezza data dal frutto, presenza moderata del legno. È il frutto che integra il legno! Purezza al palato, sensazione di frutto sovramaturo, parte acida sempre viva. Buon potenziale d’ invecchiamento. Leggera salivazione sul finale.

BASILISCO 2011: rubino intenso purpureo alla vista, è un vino che risente dell’annata calda che ha influito sulla sensazione calorica del vino. Aglianico giovane, ma più pronto rispetto alla 2010. Al naso frutta nera polposa con sensazioni solfuree e di incenso  tipiche della fase evolutiva. Al palato succoso, da assaporare anche da giovane.

BASILISCO 2012: annata simile alla 2003 come andamento climatico, quindi molto calda – la vite sopra i 40°C va in stress e blocca la produzione di zuccheri influendo sullo sviluppo dell’alcol in fermentazione. Note di frutta e leggeri sentori erbacei che si ritrovano anche all’assaggio. Un’annata che non ha portato alla decadenza del vino, anzi. La componente glicerica si mantiene e rende il sorso succoso e fruttato.

BASILISCO 2013: la bottiglia che l’enologa dell’azienda custodisce più gelosamente. Molto elegante e femminile. La corrispondenza gusto olfattiva è massima. Di un rosso rubino porpora, è vinoso e ricco di frutto. Il tannino asciuga il palato in modo garbato. Ottimo potenziale d’ invecchiamento.

A fronte della masterclass avvenuta nei giorni scorsi, Federico Graziani, che ha condotto la degustazione del Basilisco, ha concluso con una provocazione rispetto alla diversità evidente dello stesso vino nel corso delle annate: “Ha senso chiamare dei vini con lo stesso nome quando sono così diversi?” 

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