Passione Gourmet Contraste – Passione Gourmet

Contraste

Ristorante
Via Meda 2, Milano
Chef Matias Perdomo
Recensito da Andrea Solari

Valutazione

17/20 Cucina prevalentemente di avanguardia

Pregi

  • Ambiente piacevole, coniugante classicimo e modernità.
  • Servizio inappuntabile, professionale e dinamico.
  • Cucina esteticamente irriverente e con punte di bella originalità.

Difetti

  • Locale un po' rumoroso quando al completo (il che è pressoché la norma).
  • Cantina notevole, ma economicamente impegnativa.
  • Non è sempre facile prenotare (ma tenete d'occhio le rinunce a corto termine).
Visitato il 05-2018

Il gioco di squadra di tre compagni d’avventura

Intraprendenza, dinamismo, apertura, understatement, gioco di squadra, unitarietà di intenti. Carte vincenti che hanno permesso ai compagni di avventura Matias Perdomo, Thomas Piras e Simon Press di portare in tempi brevissimi il loro Contraste nel novero dei locali gourmet milanesi più apprezzati, testimone il regime pressoché costante di sold out, soprattutto il fine settimana.

Contraste è un locale che coniuga abilmente classicismo e modernità, cui fa forse solo difetto una rumorosità poco consona alla tipologia di ristorante, quando la sala è interamente occupata. Al di là di questo piccolo neo, parliamo di un locale in cui ogni dettaglio, dall’illuminazione all’arredamento, è frutto di una ricerca maniacale. E si sta davvero bene, coccolati da un servizio puntualissimo ma scevro da inutili formalismi, dinamico e calzante come un guanto alle sensibilità dell’avventore.

Dinamismo e modernità, che coerentemente ritroviamo anche nella cucina di Perdomo, in un perfetto gioco simbiotico con la sala e le sue componenti: irriverente nel gesto estetico, nelle modalità di presentazione a tratti inusuali, aperta alle più svariate influenze internazionali, ma dove non mancano continui rimandi alla cultura gastronomica italiana. Una cucina, dunque, originale già fin dalle intenzioni, seppur il noto menu “specchio” abbia un po’ abbandonato gli intenti quasi esoterici – ma forse nella pratica difficilmente applicabili – degli esordi per abbracciare una maggior concretezza, dove il filo conduttore diventa la scelta della materia. Una cucina che, tuttavia, a tratti sembra voler più stupire e stimolare l’occhio che il palato, nella quale Matias sembra volutamente voler tenere il piede dell’acceleratore un po’ sollevato rispetto agli intenti di facciata. Il livello è alto, molto alto, ma dallo chef ci aspettiamo qualcosina di più.

La materia, la classicità e l’innovazione

Intendiamoci, non mancano i grandi piatti e li incontriamo fin da subito. La Sarda in saor e menta, presentata in un curioso scrigno chiuso a chiave, è un gioiello di finezza e perfetta simbiosi acido-balsamica. La Michetta, mortadella di triglia, lattuga e maionese di rafano spiazza (positivamente) ed evoca un classico milanese in un modo davvero originale. Mentre Cozze cacio e pepe  è un piatto di natura accomodante, ma perfetto nella gestione degli equilibri gustativi e texturali.

I Noodles di capesante, spuma di parmigiano, limone, sesamo, pepe, brodo dashi di tonno giapponese affumicato, è un complesso e azzeccatissimo incontro di culture vicine e lontane. Quindi la Torta di rose. Da manuale. Un classico presentato (giustamente) come tale.

In altri casi, al netto di un gesto estetico sempre stimolante e di sicuro impatto, dobbiamo rimarcare qualche occasione mancata, qualche costruzione che sulla carta prometteva un’esperienza più interessante.
Per esempio, al Rognone di coniglio, anguilla e sorbetto all’aceto, potenzialmente interessantissimo, avrebbe forse giovato un’acidità un filo più sferzante.
Mentre, ci aspettavamo che la Pluma di maiale, crema di ricci di mare e burrata portasse a una certa assuefazione palatale ancor prima della fruizione completa del piatto. Ci chiediamo se all’iconico e conosciutissimo Pulp Fiction, di impatto scenico, che certo non può lasciare indifferenti, ma al palato fin troppo canonico, non avrebbe giovato una gestione della barbabietola e delle sue poliedriche potenzialità che trascendesse esigenze di natura quasi puramente estetica.

Che dire ancora? L’accompagnamento al calice, che qua e là si concede qualche deroga extra-enologica, si rivela originale, moderno e onestamente prezzato. La carta dei vini impressiona per profondità.

La galleria fotografica:

Lascia un commento

La tua email non sarà pubblicata. I campi obbligatori sono contrassegnati *