L’eleganza di Villa Zarri…
Alle porte di una Bologna piuttosto scevra di indirizzi nitidamente gourmet, Villa Zarri si erge con discrezione ed eleganza, paga di ospitare la solida mano del campano Agostino Iacobucci. Tuttavia, in questa dimora del Cinquecento, a nostro modo di vedere, il plus sarebbe senz’altro quello di offrire la possibilità di pernotto per enfatizzare ancor più quella che è una delle cucine temporalmente più costanti del centro felsineo (e dintorni), consentendole poi di uscire da canoni più meramente all’apparenza didascalici.
… e la precisione stilistica di Agostino Iacobucci
Una tavola pertanto appagante che parte dalla inclinazione campana dello Chef e ruota con disinvolte progressioni, influenze dal mondo comprese. I tre percorsi di degustazione sono contraddistinti da tecnica, pulizia e continui richiami in freschezza. Il menù “storico” incarna al meglio l’essenza bivalente dei contenuti di classe ed equilibrio dei piatti, coniugando a modo i tempi del pranzo. L’asse è una immaginaria linea Emilia – Campania. Colpiscono nel segno il Pomodoro e non solo…, portata in tre servizi (e altrettante consistenze e temperature), un bel viaggio culinario ricco di contrasti, tra acidità, morbidezze e pulizia che si spinge sino all’Oriente (nel sorso finale). Ma anche l’Anguilla di Comacchio, con pinoli, agrumi, misticanza al gin e sapori orientali, probabilmente la miglior portata in termini di lunghezza ma anche di gran bell’armonia gustativa, grazie al piacevole e sensato ritorno di umami sul finale. E la pregevole fattura dell’Agnello cotto nel fieno, con Castelmagno, carciofi arrosto, pistacchio e lamponi; portata che tocca la parte abruzzese (materna) di Iacobucci con la sua punta di grassezza, conferendo una degna nota di grandezza di questa carne, gustata con un ordine casuale e giocoso di ingredienti in accompagnamento. La parte dessert è dominata dallo storico Babà a tre lievitazioni ma anche da creazioni più
stagionali e altrettanto ben presentate, come il Red Flower, gustosa daquoise alle nocciole, mousse leggera alla liquirizia e cuore ai frutti rossi, completata da un infuso di rosa canina sempre ai frutti rossi. Nulla di stucchevole, anzi. La presenza discreta e affabile di Ambrogio Luiselli in sala e di Giorgio Contucci in cantina, si incasellano al meglio in quella che resta una delle migliori mete enogastronomiche di spessore della provincia di Bologna, tra gusto, piacevolezza ed eleganza.
IL PIATTO MIGLIORE: Anguilla di Comacchio, pinoli, agrumi, misticanza al gin e sapori orientali.
La Galleria Fotografica:














conditi con salsa di pomodoro e gel al basilico.



























