Panini: la classifica Top 5 di Parma

Una classifica particolare, quasi irriverente per la grande liturgia monolitica dei prodotti che caratterizzando la Food Valley emiliana. Parma come centro gravità culinario, sa raccontarsi anche attraverso un universo di panini e tartine in grado di distillare quanto di meglio questo territorio ha da offrire. Una classifica che spazia dall’antologico pesto di cavallo fino a derive internazionali, così golose da essere qui annoverate. Ecco quindi i migliori panini di Parma.

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Pepèn

Nel cuore di Parma, tra il teatro Regio e via Conservatorio, Pepèn è un’istituzione che ha letteralmente trasceso mode e velleità gastronomiche. Nessuna vetrina a effetto. Solo una città che ogni giorno si dà appuntamento qui, e mastica ciò che la rappresenta. Dai primi anni ‘50 ad oggi Pepèn sta lì, con i suoi avventori dalle prime ore del giorno fino al tardo pomeriggio. Dalla carciofa, la celebre torta ripiena di ricotta, carciofini e formaggio fino alle polpette (in versione “elaborata” con maionese e salsa piccante) fanno ancora scuola e proseliti, con una clientela tanto parmigiana quanto internazionale che si reca qui. I protagonisti totali sono però i panini, dove la copiosa maionese incontra diversi sposalizi. Vi è lo “Spaccaballe” con arrosto di maiale, lattuga, pomodoro e maionese oppure il Carrè farcito con pesto di cavallo, limone, salsa piccante, maionese e zucchine grigliate. I giorni della settimana, segnano anche l’incidere delle diverse proposte scovabili solo in momenti precisi come il venerdì con il panino con il pesce, oppure quello con pasta di salame cotta nel vino bianco, senape, maionese e zucchine solo nei giovedì. Nota milanese: ha aperto una sua sede anche a Milano.

VALUTAZIONE

VOTO EDITORE

8.5

VOTO UTENTI

Pepèn: Nessun voto ricevuto.

 

INFORMAZIONI

Walter - La Clinica del panino

Via Nazario Sauro non è solo una strada, è anche anticamera della Clinica del Panino. Walter Brindani è lì, da sempre, come un medico di famiglia con coltello da cucina al posto dello stetoscopio. Le combinazioni qui proposte attestano una comprovata attività sul campo che va avanti dal 1977 nel cuore della città ducale. Tutto calibrato ad occhio, da mani che non hanno bisogno di bilance. Il pane arriva già caldo, con il bordo o “marcipiede” come lo chiamano i locals. Dentro si è immersi in un ambiente d’antan, con pareti tappezzate di ritagli e vecchie foto di glorie sportive parmigiane. Il Pesto primavera è pancarré tagliato alto con pesto di cavallo, condito con trito di verdure fresche e maionese, oppure il “Crociato” è qui in veste di kebab parmigiano con un classico pane arabo farcito con straccetti di maiale, verdure grigliate, cipolla e salsa. Infine il leggendario “Supermillino”, vertiginoso sia per ampiezza che composizione: salsiccia cruda, tonno, cipolla e maionese. Tempistica di esecuzione dei panini da record sia per velocità che precisione. La leggenda narra che Walter sia stato in grado di servire dalla sua fondazione, oltre 3 milioni di panini. Ai posteri l’ardua sentenza…

VALUTAZIONE

VOTO EDITORE

8.5

VOTO UTENTI

Walter – La Clinica del panino: Nessun voto ricevuto.

 

INFORMAZIONI

Frank Focaccia

A pochi metri da Piazzale San Lorenzo, in centro storico Frank Focaccia con Patrizia Severino lavora nel silenzio del mattino, quando il forno scalda e la strada è ancora vuota. La focaccia qui son supporto all’architettura dei ripieni che vi finirà dentro. Non il classico rettangolo, bensì è proposto una foccaccia proposta in monoporzioni piccole e tondeggianti su cui orchestrare l’esercito di farce da mettere all’interno. Dai baluardi emiliani con salumi come il canonico crudo, finanche alla spalla cotta o coppa ci si può comodamente rilassare ed iniziare a declamare la comanda spaziando tra le classiche come la “Ciccio”, con spalla, scamorza e salsa piccante fino alla più morigerata (forse solo sulla carta) salame stracchino, peperoni e rucola. Il tempo scorre veloce, come le focacce (innumerevoli) che possono transitare sul nostro tavolo.

VALUTAZIONE

VOTO EDITORE

8.0

VOTO UTENTI

Frank Focaccia: Nessun voto ricevuto.

 

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Tra l’Uss e l’Asa

A ridosso di borgo san Biagio, nelle vicinanze del Duomo, c’è Tra l’Uss e l’Asa. Il nome – “tra l’uscio e la casa” – è già dichiarazione d’intenti. Una cucina minuscola e profonda, e panini che nascono lì, senza fretta. Coppa di maiale, cipolla caramellata, parmigiano, mosto cotto: serviti su pane ruvido e croccante. C’è chi lo chiama street food, ma qui la strada ha muri spessi, odore di sugo, silenzio. Il locale lavora a ritmo proprio, tra radio basse e sguardi lunghi. Ci si siede, si aspetta, si mangia. Un luogo, che dà il massimo quando gli umidi e rigidi inverni padani, impongono prepotenti cotechini, tagli da bollito con imperiose mostarde e salse verdi. Tutto questo anche dentro ad un panino. Tra i signature da segnalare il “Commozione” con pesto di cavallo cavallo, capperi, acciughe, cipolla, soia, oppure che si affianca alla trilogia del «Sò 20/30/40 ann che stag a Pärma» con pasta di salame, fontina, cipolla, salsa rossa e mostarda. 20 coperti, con piccola selezione enoica ma molto curata.

VALUTAZIONE

VOTO EDITORE

8.5

VOTO UTENTI

Tra l’Uss e l’Asa: Nessun voto ricevuto.

 

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Hamdì

L’outsider di questa classifica. Da regno di cavallo, pesto, mostarde e maionese, un’insegna che a nostro parere, offre una versione alternativa a quanto raccontato fino ad ora. Siamo in pieno Oltretorrente, il quartiere cosiddetto popolare di Parma, con la sua atmosfera bohemien con le case dai molteplici colori. Hamdì non espone nulla. Sta lì, nel mezzo di via Imbriani. Una strada che non è di passaggio, con la saracinesca mezza alzata e le luci gialle. Dentro, lavora da solo, senza musica. Pane tirato a mano, carne che gira e cuoce piano, condimenti dosati con misura. Il panino arriva piegato, caldo, leggero di salse ma non per questo scarico di sapore. Non ci sono orari lunghi, né offerte a due euro. C’è un uomo che fa quello che sa fare, ogni giorno uguale. I clienti lo chiamano per nome, si salutano tra loro. Nessuno fotografa. Nessuno ha bisogno di spiegare perché ci torna. In un quartiere che sa di resistenza, Hamdì cucina come si dovrebbe vivere: con attenzione, e senza bisogno di farsi notare. Un grandissimo kebab nel cuore della Food Valley parmigiana.

VALUTAZIONE

VOTO EDITORE

8.0

VOTO UTENTI

Hamdì: Nessun voto ricevuto.

 

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Picture of Giacomo Bullo

Giacomo Bullo

Prima come cuoco, annoverando esperienze nel campo gastronomico fino al foraging nostrano, oggi come narratore amante del buon cibo in tutte le sue forme ed espressioni. E’ convinto sostenitore dell’esistenza, in qualche dizionario sconosciuto, della gastrofilia: nei suoi racconti, il tentativo di definirla. Let’s do it!

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