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Pausa Pranzo a Parigi

Una pausa pranzo a Parigi, di qualità ma senza svenarsi

Come tutte le grandi città europee, Parigi può riservare grandi gioie gastronomiche ma anche solenni delusioni. Bisogna saper scegliere con attenzione, evitando le trappole spenna-turisti e dirigendosi sicuri verso uno dei tanti locali di qualità che popolano la capitale francese.
Una regola da tenere bene a mente ovviamente per le cene più impegnative, ma valida in tutte le circostanze abbiate voglia di mangiare qualcosa di davvero buono, che sia un panino, un dessert o degli udon fatti come si deve.
Oggi vi parliamo di due indirizzi molto diversi, ma in egual misura adatti a una pausa pranzo veloce e di qualità.

Sanukiya
parigi, sanukiya
Per trovare Sanukiya basta individuare la coda di giapponesi costantemente presente davanti la porta all’ora di pranzo. E se il binomio “pieno di clienti giapponesi = ottimo locale di cucina Jap” potrebbe sembrare un luogo comune trito e ritrito, beh, ci scuserete, ma in questo caso fila benissimo.
Non si può prenotare, quindi mettetevi in coda e aspettate il vostro turno: non temete, il ricambio è veloce e anche nelle ore di punta non si aspetta moltissimo.
Prendete posto al bancone e godetevi la maestria con la quale la ragazza davanti a voi frigge a ruota continua verdure, pesce e pollo.
Gli Udon sono fantastici, finanche meglio di quelli già buonissimi di Kunitoraya (link): gustosi e di consistenza perfetta. I brodi non sono da meno.
Con 15 euro placherete la vostra fame e gusterete un cibo buono, sano e altamente digeribile.
Una controindicazione? I vostri abiti sapranno inevitabilmente odore di fritto per alcune delle ore a seguire.
parigi, sanukiya
parigi, sanukiya
parigi, sanukiya
Il menù completo del pranzo: riso, pollo fritto e “frittata”.
pollo, parigi, sanukiya
Riso.
riso, parigi, sanukiya
Udon in brodo caldo, manzo e cipolla.
udon, parigi, sanukiya
Udon in brodo caldo, rucola, maiale macinato al miso, uovo “onsen tamago” (cioè cotto a bassa temperatura).
udon, parigi, sanukiya
parigi, sanukiya

Frenchie to go
parigi, Frenchie to go
Frenchie: soprannome di Gregory Marchand, il proprietario “dell’universo Frenchie”, affibbiatogli da Jamie Oliver a Londra quando i due lavoravano insieme.
Una storia di grande successo imprenditoriale: al primo ristorante, Frenchie appunto, Marchand ha aggiunto negli anni una rivendita vini, un bar à vin e questa panineria che ha subito riscosso grande successo, Frenchie to go. Che decidiate di mangiarlo qui o farvelo preparare da asporto, troverete un dei sandwich più buoni della città.
La nostra scelta è caduta sul classico della casa, da loro stessi definito “più che un sandwich, un mito”: Reuben sandwich, un Panino con la P maiuscola.
Menzione d’onore per la patatine fritte: semplicemente perfette.
Anche in questo caso, una sosta a basso impatto sulle vostre finanze: con 15/20 euro uscirete satolli e felici.
Frenchie to go
Frenchie to go
parigi, Frenchie to go
lunch, parigi, Frenchie to go
parigi, Frenchie to go
Reuben sandwich (PLUS QU’UN SANDWICH, UN MYTHE)
Pane di segale con semi di cumino, punta di petto affumicato di manzo razza Shorthorn, cheddar inglese Oggleshield, insalata di cavolo rosso.
Il formaggio arriva direttamente dalla mitica Neal’s Yard Diary di Londra. Formaggio inglese a Parigi? Chi l’ha detto che i francesi sono nazionalisti…
Il Brisket è marinato per 10 giorni, ricoperto di spezie e poi affumicato con legno di faggio per 8 ore.
fries, parigi, Frenchie to go
Reuben sandwich, parigi, Frenchie to go
Reuben sandwich, parigi, Frenchie to go
Reuben sandwich, parigi, Frenchie to go
parigi, Frenchie to go

P.S.Dopo il sandwich, consigliamo una caffè all’insegna di fronte: Arbre à café. Vi stupirete dell’attenzione dedicata al mondo del caffè dai due giovani proprietari…oltre ovviamente a gustare un caffè superlativo.

La via Urbana a Roma sta sempre più diventando una via Gourmet.
Ricca di deliziosi ed originali negozi e pause di ristoro in cui la qualità la fa da padrone. Il Tricolore è stata una piacevolissima sorpresa in tal senso.
Il format, ben evidente dal nome e dallo slogan, è quello di creare un piccolo angolo di paradiso tutto orientato alla ricerca della massima qualità intorno al panino, tipico street food italiano.
Qui si dà spazio alla creatività lavorando su tutti gli elementi che compongono la pausa veloce italica per eccellenza. Cura nelle tipologie e qualità del pane, cura estrema negli ingredienti della farcitura. Ed il risultato è ottimo.
L’Hot dog, con cipolla rossa, senape in grani, un wurstel di suino selezione Macelleria Liberati (tra le macellerie di riferimento nella capitale per qualità espressa) è divino.
Il panino di polpo con le patate, con il pane alle patate, fantastico.
O il panino con i latterini, prelibatezza gustosa e goduriosa. Tutto accompagnato con una piccola selezione di vini e spumantizzati tutt’altro che banali, birre artigianali e bibite di qualità . Certo, la qualità si paga cara, così come gli spazi ristretti non aiutano nella comodità della degustazione. Ma non sarebbe vero street food se non fosse così. Un indirizzo da segnarsi assolutamente, quando varcherete la soglia avrete l’imbarazzo della scelta tra le tante proposte.
E farete seriamente fatica a scegliere, decidendo come noi di assaggiare quasi tutto. Stra consigliato!

La cuoca all’opera
Tricolore Panini Gourmet, Roma
Un accompagnamento estremo e biodinamico…
Tricolore Panini Gourmet, Roma
Patate viola e gialle, salse in accompagnamento.
patate viola, patate gialle, Tricolore Panini Gourmet, Roma
Hot Dog supreme!
hot dog supreme, Tricolore Panini Gourmet, Roma
Pane con hamburger di granchio.
hamburger, Tricolore Panini Gourmet, Roma
Pane al grano duro con lattarini e salsa tartara.
pane al grabo duro, Tricolore Panini Gourmet, Roma
Pane di patate con polpo.
pane di patate con polpo, Tricolore Panini Gourmet, Roma
Il supremo uovo poché di Paolo Parisi, tartufo e olio.
supremo uovo pochè, Tricolore Panini Gourmet, Roma

Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena

Se siete attivi su qualche Social Network sicuramente avrete visto qua e là, anche solo di sfuggita, qualche scatto proveniente da Panino: Beppe Palmieri, il braccio destro di Massimo Bottura in Francescana, dai primi di dicembre ha aperto questo piccolo locale, distante non più di un centinaio di metri dal “quartier generale”, e sta mostrando -sui Social, appunto- che in questo progetto ci sta riversando l’anima e anche più.

Ma, precisamente, cos’è Da Panino? Un salumificio, una panineria, un’enoteca, una gastronomia?
Nulla di ciò e tutto quanto assieme. Riassumendo il pensiero di Panino in un solo termine, potremmo ben descriverlo come una Bottega, una di quelle “del passato”, un luogo confidenziale dove far la spesa giornaliera, dove acquistare i salumi, il pane, qualche chicca gastronomica, o anche solo passare per due chiacchiere, bere un calice o a mangiare un… panino appunto, magari in pausa pranzo, accomodandosi all’unico tavolo presente: una scelta dettata, oltre che dagli spazi, dalla volontà di rendere il momento quanto più conviviale possibile.
Un luogo dove riscoprire il rapporto più diretto e personale con chi vi serve, che torna ad essere una persona di fiducia, alla quale affidarsi. Un luogo dove riscoprire il calore del contatto, oramai totalmente raffreddato dalla GDO che tutto spiana, in favore esclusivamente della migliore offerta e del prezzo più aggressivo della concorrenza.
Ma nonostante si possano acquistare chicche non indifferenti, non immaginate Da Panino come una superboutique gourmet, ma piuttosto come un piccolo negozietto di quartiere, necessariamente più costoso del supermercato ma non per questo classificabile come caro, tutt’altro, con prodotti dalla ricercatezza elevatissima.
Qui tutto viene selezionato per veri meriti qualitativi, prima ancora che commerciali, e il risultato è un rapporto qualità/prezzo che, ora sì, diviene davvero conveniente: l’offerta “di base” è un panino (con pane di Matera) con dell’affettato a scelta ed una bibita Lurisia, a 5€… insomma, provate a far di meglio se riuscite.

Una Francescana “formato spesa” dove, dalla massaia all’appassionato, è possibile concedersi piccoli momenti di goduria gastronomica, una veloce pausa pranzo gourmet o l’acquisto di qualche prodotto d’eccellenza, con la certezza in ognuno di questi casi, come preannuncia il logo, di ricevere un sorriso in omaggio.

Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
I “menù” del giorno…
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
…e la lavagna dei prezzi.
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Curiosando in giro.
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Qualcosa di buono da bere…
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
… e qualcosa di molto buono da bere.
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Parte dei salumi a disposizione.
salumi, Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Qui la Berkel non la si tiene solamente esposta…
berkel, Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Una eccellente fior di latte.
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena
Ed ecco pronto il nostro panino per il rientro a casa: Autogrill, non ci avrai!
Da Panino, Giuseppe Palmieri, Modena

Se la prima puntata del nostro speciale milanese è stata soprattutto l’ennesimo apologo sul web del panino a stelle e strisce, in questa seconda ed ultima eccoci giunti alla classifica dei dieci migliori hamburger di Milano.
A onor del vero due fra i locali in lista si trovano in realtà abbondantemente fuori dai confini metropolitani, ma abbiamo scelto di inserirli comunque alla luce dell’elevata qualità riscontrata in entrambi, mantenendo comunque buona facilità di accesso per chi arriva dalla città.

Non è stato facile stilare una classifica ed è bene precisare che essa tiene in considerazione, oltre al gusto, numerosi altri aspetti come, ovviamente, la qualità delle materie prime, la bontà e la “tenuta” del pane, la cottura della carne, le salse, la fattura del contorno.
In alcuni casi inoltre abbiamo scelto, a parità di livello, di premiare una maggiore aderenza ai parametri yankee, perché se è vero che l’hamburger ha dimostrato un’eccellente versatilità nel valorizzare alcuni ingredienti tipicamente italiani, ci sembra giusto riconoscere un premio a chi cerca di eseguirlo in maniera assolutamente, o prevalentemente, filologica.

Venimmo, vedemmo, e senza indugio li mangiammo, ecco dunque a voi la top ten!

#10: Polpa
polpa, Hamburger a Milano, Top Ten
A pochi passi da Porta Romana ecco questa “Burger Trattoria” dove tutto, dai font ai particolari d’arredo, è scrupolosamente studiato per ricreare, forse ironicamente, un ambiente senza pretese. Bella scelta di carni e di ingredienti, ma il risultato, comunque più che godibile, è ancora assai migliorabile.
Cosa ci piace: l’alto grado di personalizzabilità e l’ordinazione con consegna di mestolo numerato, che fa tanto gioco della scopa alla festa delle medie e per questo ci piace.
Cosa non ci piace: il pane troppo secco ed una cottura eccessiva rispetto al taglio più grossolano della norma della polpetta.

#9: Ham Holy Burger
Ham Holy Burger, Hamburger a Milano, Top Ten
Fra le prime insegne cittadine a propugnare la declinazione gourmet dell’hamburger, Holy Ham ha raddoppiato il locale di Via Palermo aprendone uno gemello in Via Marghera. E’ senz’altro solo suggestione, ma continuiamo a preferire la sede originaria.
Cosa ci piace: le buone materie prime e il servizio, assai celere e agevolato dall’ordinazione, invero non da tutti apprezzata, tramite iPad.
Cosa non ci piace: il rendimento altalenante, con serate decisamente meritevoli di una miglior posizione ed altre assai meno felici.

#8: Love Eat
Love eat, Hamburger a Milano, Top Ten
L’hamburgermania ha presto varcato i confini della città di Milano, e dobbiamo riconoscere a Love Eat di essere stato fra i primi a presentare un prodotto di qualità fuori dai Bastioni. Apprezzabilissima la proposta, varia (e comprendente la sfiziosa versione “alla Rossini”) e largamente personalizzabile, con quattro tipi di bun ed ingredienti gourmet come il Bettelmatt.
Cosa ci piace: ad un prezzo simile a quello dei concorrenti milanesi (in media 14 euro per burger e buone patate) viene proposta anche una piccola entrata.
Cosa non ci piace: i dolci proposti, di livello decisamente inferiore a quello del burger.

#7: Ristorante Macelleria Motta
ristorante macelleria motta, Hamburger a Milano, Top Ten
L’hamburger è una solo una delle molte proposte della Macelleria Motta, vero e proprio tempio della carne che ci sentiamo di segnalare, pur fuori Milano. Questo burger ruota intorno alla magnifica qualità di una patty di taglia extra large (300g abbondanti), in grado di mettere in difficoltà anche gli stomaci più allenati.
Cosa ci piace: la carne a livelli stellari. Nonostante i 22 euro possano scoraggiare l’ordinazione, ci pare giusto ricordare, oltre alle considerevoli dimensioni della polpetta, che trovandoci in un ristorante vero e proprio sono previsti alcuni extra, come un benvenuto e la piccola pasticceria con il caffè.
Cosa non ci piace: non sono previste customizzazioni oltre alle ottime salse maison. Il pane e gli altri ingredienti finiscono inoltre per risultare un mero accompagnamento alla fantastica carne.

#6: Burbee
Burbee, Hamburger a Milano, Top Ten
Dietro l’aspetto di una pizzeria d’asporto da 6mq, con tanto di mensoloni e sgabelli per chi gradisse consumare il pasto sul posto, si nasconde una delle novità più interessanti dell’ultimo anno: zero spazio all’apparenza, massima sostanza per ottimi burger accompagnati da birre artigianali.
Cosa ci piace: l’offerta no frills, che consente di contenere i costi a fronte di una buona qualità globale, e la “cucina” a vista.
Cosa non ci piace: a causa delle ridotte dimensioni del locale può risultare difficoltoso trovare posto negli orari di punta.

#5: Pisacco
pisacco, Hamburger a Milano, Top Ten
La moderna trattoria milanese, con un’offerta variegata ai limiti dell’eclettismo. Il burger è “soltanto” una delle voci della carta, e pochi vi presterebbero attenzione, se non si trattasse della celebrata versione di Andrea Berton, pioniere dell’hamburger gourmet meneghino.
Cosa ci piace: la finezza quasi paradossale dell’hamburger, con carne di qualità ed un ottimo pane, accompagnato da eccellenti patatine.
Cosa non ci piace: l’unica possibilità di scelta è il grado di cottura della carne. La griffe Berton ha inoltre il suo peso nello scontrino: il panino, oltretutto di taglia piuttosto contenuta, è infatti prezzato 16 euro.

#4: Café Trussardi
Cafè Trussardi, Hamburger a Milano, Top Ten
Residenza originaria dell’hamburger targato Berton, il bistrot del Levriero non si è limitato a conservare la pregevole creazione ma è riuscito addirittura a perfezionarla, accompagnandola con chips di fattura difficilmente migliorabile, in un contesto di grande tono.
Cosa ci piace: le materie prime, l’esecuzione (e la location) giustificano pienamente i 24 euro richiesti, rendendolo sì il burger più caro fra quelli provati, ma anche uno dei più meritevoli.
Cosa non ci piace: la dimensione “primitiva” dell’hamburger finisce per stridere un po’ con l’affettazione del luogo.

#3: Denzel
Denzel, Hamburger a Milano, Top Ten
“Non cuocerai il capretto nel latte di sua madre”, dice la Torah; da Denzel, locale che osserva i dettami Kosher, non troverete pertanto traccia di formaggio nell’hamburger. Nonostante questo limite oggettivo, non c’è però dubbio che quello offerto sia un panino davvero di alto livello.
Cosa ci piace: è il migliore tra i locali in classifica ad offrire un burger di agnello, ed a realizzare tutto in casa. E’ inoltre possibile scegliere la pezzatura della patty (fino a 530g!).
Cosa non ci piace: l’assenza del formaggio priva il panino di quell’amalgama goloso che ha contribuito al successo dell’hamburger nel mondo.

#2: Fatto Bene
fatto bene, Hamburger a Milano, Top Ten
In zona centrale, ma ai margini dell’Area C, ecco spuntare la novità che abbiamo trovato più interessante. La scelta non è in assoluto ampia, ma ogni singolo ingrediente si rivela assai pregevole, merito anche della rotazione della proposta, che varia frequentemente in base al mercato e alla stagionalità (in autunno è passato di qui perfino Sua Maestà il tartufo bianco).
Cosa ci piace: nell’eccellente hamburger spicca per qualità il fantastico pane. Davvero ottime le celebrate (non a caso) chips in accompagnamento.
Cosa non ci piace: sono bravi e lo sanno, facendolo talvolta pesare più del necessario in sala.

#1: Al Mercato
al mercato, Hamburger a Milano, Top Ten
Rimangono saldi in vetta alla nostra graduatoria Beniamino Nespor ed Eugenio Roncoroni, autori dell’hamburger con più personalità fra quelli da noi assaggiati . Da non perdere il tartare burger, una delle migliori declinazioni della carne cruda attualmente rintracciabili in circolazione.
Cosa ci piace: la straordinaria qualità dell’esecuzione e degli ingredienti (il cheddar invecchiato sarebbe da solo in grado di spostare gli equilibri).
Cosa non ci piace: gli spazi davvero ristretti. Non accettando prenotazioni inoltre, l’attesa per il proprio turno spesso si rivela davvero eccessiva.

Hamburger a Milano, Prima Parte

Dici “Hamburger” a Milano e la mente vola ai favolosi (sicuri sicuri?) anni ’80, ai paninari, a Burghy o al suo cugino d’Oltralpe Quick, a piazza San Babila, e via di uabbois uabbois.
Perfetto esempio di street food, opulento e sfacciato, così marcatamente Yankee da oscurare lo zio Sam, l’hamburger ha nel nostro Paese vissuto l’ultimo quarto di secolo da prigioniero in catene, non di ferro ma di bassa lega. Da circa tre anni, però, il panino a stelle e strisce è tornato a vivere una nuova primavera all’insegna, per la legge del contrappasso, della qualità prima di tutto.
La relativa semplicità di preparazione, il costo contenuto e la massima goduria sono a nostro modo di vedere le tre principali ragioni del successo del panino “bigger is better”. Infatti chi è in grado di assicurare differenti e sempre perfette cotture delle carni la differenza la fa, sempre, ma certo ci sono piatti assai più complessi da preparare. Nonostante i 4.99€-con-coca-e-patatine siano ben lontani, inoltre, un esemplare di qualità resta un pasto completo ad un prezzo estremamente accessibile. e in alcuni casi consente, a fronte di un esborso limitato, l’accesso a tavole e ambienti blasonati. Che lo si guardi poi esclusivamente con occhio affamato, o da un punto di vista più attento alle sfumature del gusto e alla ricerca della qualità, l’hamburger finisce per conquistare proprio tutti, dai 7 ai 77 anni. Nei casi più felici, poi, riesce ad essere persino fine, ma anche in questo caso resta Fred Flintstone approved.

L’anno scorso, quando pubblicammo la nostra prima classifica dei burger gourmet milanesi, eravamo francamente convinti che la Patty avesse già ballato la propria unica estate, come tante mode che abbiamo visto bruciare in fretta sulla piastra di una città che finisce per macinare inesorabilmente tutto, non solo la carne. Invece, a distanza di dodici mesi, ci troviamo a documentare un fenomeno tuttora in espansione e un panorama arricchitosi di nuove aperture, arrivate in un quadro già variopinto.
I locali di qualità si sono così moltiplicati, aumentando sensibilmente il livello medio e spingendo indietro di qualche gradino ottimi indirizzi che avevamo segnalato nella nostra precedente graduatoria, e al solito noi, novelli San Tommaso, abbiamo meticolosamente cercato di tenerci al passo con le novità, cercando di provare tutti quelli che, sulla scena meneghina (hinterland compreso), ci venissero segnalati positivamente o fiutassimo come interessanti. Quella che segue è allora solo la prima parte della nostra personalissima classifica, frutto di maratone tra bun sesamati, papaverati e lisci, cotture al sangue con affaccio sul bleu, salse ipercaloriche, farciture urbane o iconoclaste, tra picchi di goduria e digestioni eroiche.

#16: Mangiari di Strada
Ai margini della città, con un numero civico da Grand Boulevard, Mangiari di Strada dispensa un pressoché infinito assortimento di street food dall’Italia e dal mondo. Modaiolo non tanto per scelta quanto per conseguenza del successo ottenuto, poteva forse negare ai propri clienti una propria versione dell’hamburger? Ovviamente no anche se, per cottura della carne e consistenze, il risultato non è all’altezza dell’impegnativa dicitura “superhamburger” sulla lavagna.
Cosa ci piace: tutto molto bello, tutto molto etico.
Cosa non ci piace: nel burger gli elementi finiscono per confondersi eccessivamente.

#15: 202 The Grill
Punta di diamante di una piccola e ambiziosa catena, propone in realtà prodotti di qualità discreta ma non eccelsa, poco esaltata da una migliorabile cura nell’assemblaggio del panini.
Cosa ci piace: la posizione centrale e l’ambiente, decisamente più caldo e curato della media della concorrenza, rispecchiano le ambiziose intenzioni espresse sul sito.
Cosa non ci piace: il burger delude: pane eccessivamente spugnoso, imbevuto dei succhi di un pomodoro tagliato, come l’insalata, grossolanamente, bacon gommoso. Il tutto a partire da 16€, comprensivi di non indimenticabili patatine.

#14: Street Burger (ex Visconti Street Food)
Inizialmente lanciato da Matteo Torretta, questo centralissimo locale propone apprezzabili hamburger, acquistabili da asporto o da gustare intorno al bancone che contorna la cucina a vista.
Cosa ci piace: per essere tanto in centro il rapporto qualità prezzo (12 euro con patatine per un prodotto non top ma più che discreto) rimane uno dei punti di forza, e per le ordinazioni da asporto viene praticato il 20% di sconto.
Cosa non ci piace: il sistema di aspirazione e la cottura non espressa della polpetta, solo rigenerata al momento dell’ordinazione.

#13: Osteria Brunello
Dell’Osteria Brunello si parla, in genere, meno di quanto meriterebbe; ristorante dal rapporto qualità prezzo fra i migliori della città, da quest’anno si è cimentato anch’esso, con risultati apprezzabili, in questa grande sfida metropolitana. Da segnalare che l’hamburger è qui disponibile solo a pranzo, in un’unica versione, a 14 euro con patate al forno.
Cosa ci piace: il buon pane e l’ambiente tranquillo.
Cosa non ci piace: la polpetta, di discreta pezzatura (160g) ma troppo sottile, finisce per risultare inevitabilmente troppo cotta.

#12: Tizzy’s
Affacciato sui Navigli, questo New York Bar, tanto nel menù quanto negli arredi, vuole far respirare un po’ d’aria USA al pubblico meneghino.
Cosa ci piace: Un buon hamburger “classico”, dove solo il pane, un po’ troppo asciutto, non tiene il passo del resto degli ingredienti, di discreto livello. Ottimo rapporto qualità prezzo, con il cheeseburger proposto a 10€ comprensivi di patatine.
Cosa non ci piace: la curiosa scelta di non accettare prenotazioni sotto le otto persone, unita alla posizione ad alta densità di frequentazione, trasforma la possibilità di sedersi al tavolo per cena in una scommessa.

#11: Sunny Side Up
Ambiente ispirato ai fast food americani anni ’50, con tanto bianco/rosso/cromo; al primo impatto l’impressione è di essere entrati da Arnold’s , ovviamente al netto di Fonzie , brillantina, ciuffi e pantaloni in pelle.
Cosa ci piace: la variegata offerta a stelle e strisce, non solo inerente ai panini, e la possibilità di comporre il proprio burger a piacere.
Cosa non ci piace: un discreto burger ma senza punti di forza: nessun ingrediente spicca per ricercatezza o qualità.

Sunny side up, Hamburger a Milano, Prima Parte
L’hamburger di 202 The Grill

In apertura, l’hamburger di Tizzy’s