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Ristorante il Pagliaccio – Chef Anthony Genovese, Roma, Orson

Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui

E’ strano tornare al Pagliaccio dopo oltre 2 anni, trovare il locale così trasformato rispetto a quello che era e rallegrarsi di riconoscere la stessa cucina, così forte, personale, unica.
I sentimenti che ispira in chi era stato tra i sostenitori della primissima ora (quando ci si veniva in pochi, una piccola setta strafelice di avere scoperto il migliore chef di Roma a prezzi da bistrot, spesso tristemente semivuoto) sono contraddittori: da un lato la felicità, per il meritato successo oggi che il Pagliaccio gioca in un altro campionato; dall’altro il rammarico, perché, visti i prezzi odierni (anche tripli rispetto agli esordi), risulta piuttosto difficile farne un appuntamento frequente.
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Recensione ristorante.

Collina Fleming.
Siamo strategicamente lontani dal centro, o dai centri, di Roma.
La zona è residenziale e tranquilla, ma il suo maggior fascino risiede secondo me nell’essere più vicina alle vie di fuga dalla città eterna che non ai luoghi più tradizionalmente deputati alla movida mangereccia, cittadina.
Qui o ci si abita o si deve venire apposta.
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Recensione ristorante.

Roma: città turistica, modaiola, gastronomicamente più affezionata alla forma che alla sostanza, sa ritagliarsi al proprio interno delle oasi in cui la qualità del cibo non è un optional cui poter delegare eventualmente la riuscita di una serata, ma è la dote imprescindibile che caratterizza alcuni locali.
In una megalopoli di circa tre milioni di abitanti siamo ancora a livello di eccezioni che confermano la regola, ma la speranza che pionieri della ristorazione di qualità decidano di investire su quello che arriva nel piatto piuttosto che sul contorno è viva e vegeta.
Senza dubbio uno di questi pionieri è il genuino e simpatico Enrico Pierri .
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Recensione ristorante.

Ristoratore-Chef-Talent scout-Imprenditore a tutto tondo.
E’ difficile individuare la definizione che più si addice ad Antonello Colonna.
Ognuna di queste calzerebbe a pennello componendone un identikit abbastanza attendibile. Ma, ancora più semplicemente, direi che tutte insieme rendono bene l’idea della vulcanica attività del personaggio ,irrequieto, lungimirante e sempre in tensione verso qualcosa.

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Dopotutto in apparenza la ricetta è semplice:cercare con passione anche per la pizza ingredienti di qualità assoluta.
Un po’ come la scoperta dell’acqua calda.
La farina infatti è di coltivazioni biologiche(molino quaglia),e le guarnizioni di certificati produttori di varie parti d’Italia,proprio come se la si dovesse preparare per sé ed i propri cari.
L’idea poi di bandire ogni genere di antipasto in modo da non saziarsi anzitempo o comunque alterare la percezione della pizza stessa può sembrare,in effetti,un po’ talebana,ma,per quanto ci riguarda,estremamente condivisibile.
La cura certosina della lievitazione della pizza in modo da garantirne la leggerezza e la conseguente digeribilità è un altro tratto distintivo fondamentale. Oltre alla bontà della pizza stessa. Come pure l’opportunità di servirla una alla volta in modo da permettere a tutto il tavolo,con calma, la degustazione di ogni scelta fatta.
La varietà delle opzioni possibili è specchio della continua ricerca di nuovi ingredienti e di nuovi(e riusciti) accostamenti di sapori,neanche fosse un ristorante gastronomico. Tensione verso il nuovo ed il buono presente anche nella selezione di birre non banale(anche se migliorabile) e nella scelta come dolci delle monoporzioni di una delle migliori pasticcerie romane(Cristalli di zucchero).
Ultimo particolare,ma non meno importante,l’accogliere tutti,ma proprio tutti col sorriso sulle labbra che fa di Edoardo Papa un vero padrone di casa più che un patron.
Ecco la filosofia che ha permesso a lui ed alla sua signora,avendo aperto appena l’8 marzo del 2009,di far diventare a mio avviso La Fucina la miglior pizzeria di Roma. I prezzi,certo,sono adeguati a tali premesse:si parte dalla marinara a 10 euro,dalla margherita a 12 fino ad arrivare a 18,20,22 euro a seconda dei componenti della guarnizione. Ma,sinceramente,mi sembrano abbastanza ragionevoli.
Un’impostazione simile di una pizzeria la si potrebbe giudicare anche scontata ma nel panorama della capitale,a parte un paio di pizzerie al taglio ultra famose(pizzarium e 00100),questo locale è unico nel suo genere.
Ai romani(e non)che seguono i tam tam enogastronomici La Fucina probabilmente è già nota,ma a quanti non ne siano ancora a conoscenza mi sento caldamente di raccomandarla.
Ecco di seguito alcune pizze per avere un’idea più precisa:

Carciofi lardo e patate.

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Ciauscolo di Visso, patate, burro fuso, olio e peperoncino.

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Crema di patate, provolone delicato, mozzarella di bufala e uova di trota iridea.

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Margherita.

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Pere cotte nel Barolo, fontina d’alpeggio e riduzione di Barolo.

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Prosciutto cotto di San Giovanni, julienne di patate e gorgonzola delicato.

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Robiola fresca ai tre latti, prosciutto di Sauris 24 mesi, mozzarella di bufala.

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Tonno scottato, lardo di Cinta senese, capperi di pantelleria, cipolle rosse di Tropea al vino bianco.

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Catalana

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Cioccolato Guanaja e lamponi.

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il pregio : Una eccellente e conviviale pizza gastronomica

il difetto : La difficoltà di trovare parcheggio.

Pizzeria a degustazione La Fucina
Via Giuseppe Lunati 25
Roma
Tel.065593368
Aperta dal lunedì al sabato dalle 19.30 alle 22.30
Costo medio 25/30 euro

http://www.pizzerialafucina.it /

Visitato nell’ Aprile 2010

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Norbert