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Gazometro 38

Un vecchio garage rinato a nuova vita, in un quartiere ad alta densità di ritrovi gastronomici che si susseguono praticamente senza soluzione di continuità.
Una nuova veste, davvero molto accattivante, con mattoni a vista, e mensole che simulano in modo convincente l’intimità di un appartamento, con tanto di riviste di fumetti distrattamente appoggiate sopra lampade che illuminano sapientemente angoli bui, e un bancone vecchio stile e divani con tavolini dove sorseggiare cocktails.
L’ennesimo involucro privo di contenuto?

Quando ci si entra la prima volta è lecito porsi la domanda, ma questa volta il richiamo che ha invogliato la visita al locale ha avuto una sua valida ragion d’essere. Pier Daniele Seu, il pizzaiolo, anzi pizza chef come oggi pare in auge definirli, rende infatti la meta degna di essere raggiunta.
Questo ragazzo determinato e sinceramente appassionato sembra già aver trasformato questo locale in uno degli indirizzi cittadini da non perdere.
Lievitazione a quarantotto ore complessive in due fasi, con impasto al 70% con farina 00 e 30% con farina 1, producono infatti una pizza buonissima, ben lievitata, gustosa e digeribile tanto da superare in scioltezza la prova del nove, ovvero mangiare due pizze senza colpo ferire.
E tutto questo con un forno elettrico, che non è certo la scelta d’elezione per la cottura della pizza.

Cornicione soffice e centro morbido -senz’altro più vicino allo stile napoletano o campano- e materia prima di ottimo livello rappresentano le caratteristiche principali.
La scelta è varia e spazia tra le pizze tradizionali bianche (tra cui un’ottima scarola e bottarga) o rosse, e quelle speciali “del 38” tra cui davvero buona “le origini”, in cui Seu omaggia la terra del padre con una squisita riduzione di mirto, e la “Roma vs Bari”.
Presenti anche focacce con condimenti selezionati aggiunti dopo la cottura.

Il locale ha anche una linea di ristorazione e la possibilità di scegliere tra varie tipologie di cocktail, come ogni buona risorsa polifunzionale che si rispetti deve avere.
Noi, in più riprese, abbiamo provato la pizza e, al netto di qualche lievissimo incidente di cottura, ne siamo usciti quasi sempre soddisfatti, tanto da sbilanciarci nel giudizio e da augurarci che la costanza nel tempo caratterizzi questa nuova piacevolissima scoperta.

Mise en place.
mise en place, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Pizza bufala, scarola e bottarga.
pizza, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Margherita DOP (Pomodoro,mozzarella di bufala e basilico).
margherita, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Marinara DOP (Pomodoro, alici, aglio e origano).
Marinara, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Margherita Classica (Pomodoro, fiordilatte, olio).
Margherita, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Pizza Melanzane e ‘nduja (Mozzarella di bufala, Crema di melanzane, n’duja, menta).
Melanzane e 'nduja, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Pizza fiordilatte, cicoria e guanciale di Norcia.
pizza fiordilatte, cicoria, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Pizza Le Origini (Mozzarella di bufala, porchetta d’Ariccia e riduzione di mirto).
le origini, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Pizza Roma vs Bari (Mozzarella di bufala, cime di rapa, coppa e zeste di arancia).
pizza roma vs bari, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Focaccia Tartare di tonno, burrata, granella di pistacchio e zeste di lime.
focaccia tartar di tonno, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Mousse al cioccolato.
mousse, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Tiramisù alla liquirizia.
Tiramisù, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Dalla breve carta dei vini…
vini, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Greco, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
Gli interni.
interni, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
La sala.
sala, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma
sala, Pizzeria Gazometro 38, Pier Daniele Seu, Roma

L’ombelico del mondo. Oramai quella scalinata tagliata come col bisturi, tra i palazzi in pietra nel centro storico di Caiazzo, l’hanno discesa davvero tutti.
Il locale Pepe in Grani però, elegante e di buon gusto, non ingombra le pareti di fotografie con i sorrisi delle personalità che hanno scoperto l’esistenza di questo piccolo paese del casertano per venire a provare le sue pizze. Basterà però la modernità delle pagine web per comprenderne appieno la dimensione di tutto ciò, e pensare che c’è molto della favola in questa storia cominciata in bianco e nero, con i mille ricordi di famiglia.
A raccontartela, ancora con la meraviglia degli umili, sarà lui stesso, Franco Pepe, magari con le mani imbiancate di farina ad accompagnare i gesti, quelli precisi dell’impasto. La fama e le classifiche non gli hanno tolto lo stupore, lo hanno solamente reso consapevole della sua missione, del riscatto di un paese e dei suoi intorni, dei prodotti che quelle terre riescono a regalare e dei suoi artefici.
Ancora adesso, se glielo chiedi, gli piace pensare semplicemente che quella ricchezza gastronomica, frutto di lavoro antico che continua a scoprire nei dintorni, meritasse qualcosa per essere valorizzata, per essere conosciuta.

Lui sapeva fare la pizza, la migliore del pianeta come ora dicono, e così tutto ha potuto avere inizio.

L’impasto è alchimia di farine, lieviti, tempi e modi. Alle sue mani, a quei centimetri di pelle, alla sensibilità dei suoi pori è demandata l’arte e la scienza. Leggono l’umidità nell’aria, lo traducono in tempi e quantità.
E’ il miracolo che si compie ogni giorno, con gli stessi gesti, proprio quelli che aveva rubato al padre panettiere, ai tempi dei calzoni corti.

Guardate la carta delle pizze, quelle tre pagine che incolonnano oltre 40 proposte, tentazioni, idee. Impressiona per la quantità sicuramente ma anche per il suo essere altro, una sorta di catalogo ragionato di prodotti, scelti maniacalmente, con cura, recependo spesso consigli e consulenze di amici, ricordando tradizioni antiche o appuntando a memoria le osservazioni di tutti i grandi chef con cui si è trovato fianco a fianco negli eventi, che lo continuano a portare in giro per il mondo.
E poi l’impasto, certo. Un mix di farine con lievito di birra e lievito madre. Leggero al fuoco ed all’olio bollente, protagonista invisibile ed etereo. Ci si accorge paradossalmente della sua importanza quando talvolta viene sopraffatto da ingredienti ingombranti.

Le colorazioni variano ma il resto è cornicione pronunciato, alveolatura spiccata, dimensione media, cottura con evidenti bruciature di piccole parti superficiali. Non sappiamo quanta innovazione ci sia, non sappiamo se sia la migliore del pianeta, semplicemente è la pizza di Franco Pepe.
Locale di bella architettura ed un servizio che riesce ad essere attento e professionale, nonostante i ritmi serrati della sala. Si sceglie liberamente o ci si affida alla degustazione, tre diverse presenti in carta, con le pizze che vengono servite già ripartite al tavolo ed una alla volta.
Forse serve anche per non avere indecisioni o pentimenti sulla scelta.

Le targhe nel centro di Caiazzo.
Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Il terrazzo con la parte coperta.
terrazzo, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Il mosaico con le tessere ramate del primo forno.
forno, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
I tavoli nella nuova sala con vista zenitale sul forno attraverso il vetro del foro nel solaio.
tavoli, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Calzone fritto. Ricotta, scamorza affumicata, salame e pepe. Cominciare la lunga degustazione con questa tipologia già svela la leggerezza dell’impasto e la perfezione della frittura.
calzone fritto, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Margherita sbagliata. Mozzarella di bufala, pomodoro riccio a crudo, basilico, olio evo. L’icona della pizzeria, quella che si ritrova anche sulle t-shirt. La modernità dell’Accademia.
margherita sbagliata, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
margherita sbagliata, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Schiacciata con mortadella, ricotta di bufala, pistacchi e bucce di limone. La continua ricerca approda in una sensuale ed appagante semplicità. Molto interessante l’acidità del limone, sgrassa e prepara immediatamente al seguito.
schiacciata con mortadella, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Sfizio ai pomodori. Pomodorino giallo, Sam Marzano essiccato con sale di Trapani, mozzarella di bufala, olio evo. Si sono scelti due pomodori agli antipodi per caratteristiche, forza, sapidità. E il bilanciamento funziona.
sfizio ai pomodori, pizza, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Profumi del Matese. Fiordilatte, formaggio ed origano del Matese, porcini, pomodoro confit. Pizza con spiccata deriva dolce, forse leggermente stucchevole, consigliata in chiusura.
profumi del matese, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Sensazioni di Costiera. Pizza fritta con aglio, peperoncino, pomodoro cuore di bue, acciughe di Cetara, buccia di limone, olio evo. Si ritorna in cattedra con una pizza fritta risolta in maniera fresca ed originale. Per chi pensa che la frittura non si addica alla stagione estiva.
costiera, pizza, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Parmigiana. Pomodoro San Marzano, fiordilatte, melanzane, basilico, scamorza, parmigiano. Tra le proposte stagionali estive compare in carta la pizza sormontata da una parmigiana di melanzana. Buona ma eccessivamente carica, probabilmente non adatta ad una lunga degustazione.
parmigiana, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Calzone con scarola riccia. Scarola, acciughe, capperi, olive nere caiazzane, olio evo. Il monumento di Franco Pepe. Con la consistenza della scarola a crudo l’impasto davvero fa la differenza. Vale il viaggio. Inarrivabile.
calzone, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
calzone, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
La Pinsa conciata del ‘500. Sugna di maiale nero casertano, pepe, conciato romano, basilico e confettura di fichi del Cilento. Altresì detta Mastunicola. L’unico dessert possibile, con il formaggio stagionato di Manuel Lombardi, altra icona del territorio.
pinsa, conciata, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Distillato di Falernum, che con i biscotti artigianali accompagna il conto. La testimonianza dell’attaccamento al territorio e alla sua storia del maestro Pepe.
distillato, falernum, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Il Lido Mister Marlin che stagionalmente accoglie il temporary lab di Franco Pepe sulla spiaggia di Acciaroli, in Cilento. Menù semplificato ma risultati ampiamente soddisfacenti.
lido mister marlin, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Caserta
Per una pizza sulla spiaggia. Solo a luglio ed agosto.
lido mister marlin, Pepe in Grani, Franco Pepe, Caiazzo, Casertam, salerno, acciaroli

Trasformare una piccola bottega di quartiere in un luogo di culto a livello mondiale è impresa a dir poco velleitaria.
Se si parla di pizza al taglio, poi, la cosa può avere dell’incredibile.
Eppure, che ci si creda o meno, le pizze, o meglio, i lievitati di Gabriele Bonci hanno qualcosa di unico e personalissimo.

Il “Michelangelo della pizza” non ha certo bisogno di presentazioni, così come qualsiasi commento al suo lavoro ultradecennale sull’evoluzione della pizza al taglio sarebbe superfluo.
Ma un concetto si può certo esprimere: il locale cult di via della Meloria, dopo i lavori di ristrutturazione, è in grado di sfornare un prodotto ancor migliore di come lo ricordavamo.
Che sia l’irraggiungibile alveolatura, o magari la perfetta ripartizione tra la base croccante e la soffice consistenza della pasta, o forse quei due, massimo tre, ingredienti di estrema ricercatezza -come si legge dal sito web, verdure e ortaggi in arrivo dagli orti di proprietà e da piccoli fornitori che difendono un’agricoltura 100% naturale- con i quali vengono farcite o condite le pizze, poco importa, perché questo è un prodotto, sebbene imitatissimo, che è diventato un unicum, anche fuori dal nostro Paese.

Non è un caso se tutto l’anno avventori di ogni genere, dagli habitué locali ai turisti italiani o stranieri, vengono in pellegrinaggio in questo quartiere, a due passi dai Musei Vaticani, per assaggiare quella che è probabilmente la migliore pizza al taglio del Pianeta, sicuramente un benchmark di questo genere.
Tra le tante leccornie della Città Eterna, in questo piccolo luogo si è assistito ad uno sdoganamento del cibo da strada verso concetti più raffinati e complessi, a cominciare dalla ricerca delle farine, allo studio degli impasti e della lievitazione perfetta alla ricerca della leggerezza, per finire con l’utilizzo di ingredienti rappresentativi delle stagioni ed identificativi del territorio.
Dalle pizze in teglia, nel tempo, si è passati al pane e ad altri prodotti da forno di eccezionale qualità, ai supplì ed altri sfizi; da un piccolo forno si è arrivati ad una piccola azienda con molti addetti, in cucina e al bancone, per fornire un servizio migliore e valorizzare maggiormente, in termini di cortesia e tempistiche, l’esperienza del cliente. Ma dietro questa macchina, oltre alla passione, alla fatica ed alla caparbietà di una persona, c’è soprattutto un fine palato. Gli abbinamenti tra gli ingredienti sono armoniosi e centrati e spesso si lascia spazio all’improvvisazione che, mai come in questo caso, è sinonimo di creatività.

Come sempre il prezzo, che per la qualità resta a nostro avviso contenuto, varia dal tipo di pizza e dal peso, e la selezione di birre, tutte artigianali, è stata ampliata.
L’unico limite resta quello del piccolo spazio, sebbene ci sia qualche tavolino e qualche panchina dove poter -e lo consigliamo, anziché l’asporto- gustare in loco i tranci appena sfornati.
Ma non si può chiedere di più; si parla pur sempre di cibo da strada.
Un eccezionale cibo da strada.

Scorci dalla cucina.
Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
Dove i fornelli sono sempre accesi e le padelle fumanti.
Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
Pane in vista.
Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
pane, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
I supplì. Ce ne sono di tanti tipi, tradizionali e creativi.
supplì, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
Alcune teglie appena sfornate, in esposizione.
pizza, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
pizza, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
pizza, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
pizza, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
pizza, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
pizza, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
Ed i nostri diversi assaggi:
Peperoni e pinoli.
pizza, peperoni, pinoli, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
L’irresistibile pizza con cicoria ripassata. Territorio puro.
pizza, cicoria, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
Un’elegante bufala, zucchine e rosa marina (sardine al peperoncino).
pizza, bufala, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
Focaccia farcita con mortadella e peperoni.
focaccia, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
La pizza cult: alle patate.
pizza, patate, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
Zucchine, ricotta, limone e pepe nero.
zucchine, pizza, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma
Per chiudere, spazio alla creatività, dicevamo: pizza lasagna. Praticamente la sensazione è una lasagna. Ma senza carne. Geniale.
pizza lasagna, Bonci - Pizzarium, Gabriele Bonci, Roma

Imbattersi nell’Eccellenza per puro caso.
E’ bello sapere che può ancora accadere. Certo è sempre più difficile oggi, data la velocità delle comunicazioni e l’attenzione, molto maggiore che in passato, verso tutto ciò che accade nel mondo del cibo.
Ma può ancora succedere.

Zero81 non ce l’ha consigliata il solito amico né ce l’ha suggerita un attento lettore. No, ci siamo capitati per caso. Eravamo in zona, avevamo voglia di pizza e siamo entrati.
Ma procediamo con ordine. Lui si chiama Sergio Gargiulo e la sua storia è singolare. Originario di Castellammare di Stabia, un lontano passato di pizzaiolo a Bassano del Grappa e poi il ritorno a Castellammare dove per ben dieci anni fa tutt’altro: l’agente immobiliare. Ma con inalterata la passione per la pizza che continuava a praticare nel forno a legna di casa per la gioia di familiari ed amici.
Quindi nel 2015 la passione torna a diventare professione. Ritorna al nord con la famiglia e apre a Treviso Zero81. La sua pizzeria.

All’ingresso ci aveva colpito la lavagna su cui c’è scritto “impasto fatto a mano”. Il pensiero non può che correre a Franco Pepe. E, lontanamente, proprio l’impasto di Pepe ci ha ricordato la pizza di Zero81. Morbido, scioglievole, leggero. Leggerissimo. Gargiulo ci conferma che solo impastando con le mani riesce ad ottenere i livelli di idratazione e di leggerezza che lo soddisfano. Aggiungiamo che la lievitazione avviene solo a temperatura ambiente e l’impasto viene, ovviamente, realizzato tutti i giorni.

Si dice che uno dei modi per valutare la bontà di una pizza sia la prova delle 8 ore (successive). Per valutarne la digeribilità. E’ verissimo. Ma ne aggiungeremmo un’altra di prova.
In poche, pochissime pizzerie (parliamo di pizza napoletana) mangi una pizza intera, con tutto il cornicione, e subito dopo ne mangeresti un’altra, intera, senza nessuno sforzo. Questo è un indice di eccellenza assoluto.
E dire che non eravamo neanche disposti benissimo. Causa i fritti che hanno preceduto le pizze, sui quali, a nostro giudizio, c’è ancora molto da lavorare. Ma poco importa: arrivate le pizze, già toccandole ci ha sorpreso la lievità dell’impasto. Poi, all’assaggio, si ha quasi la sensazione di mangiare una nuvola.

Gli ingredienti? Quelli di sempre: farina (0 e 00 e piccole quantità di 1), acqua del rubinetto, sale artigianale di Trapani, lievito (di birra) e soprattutto tanta, tanta passione. Che porta Gargiulo a sperimentare continuamente nuove farine nuove composizioni, nuovi impasti. La sua è a tutti gli effetti una sorta di pizzeria-laboratorio.
Dell’impasto, che è la cosa più importante, si è detto. Aggiungiamo che gli ingredienti utilizzati per condire sono di assoluta eccellenza: pomodoro San Marzano DOP schiacciato a mano, fiordilatte campano e mozzarella di bufala del caseificio Il Casolare di Alvignano (CE), olio extravergine Fontana Lupo di Petrazzuoli, fantastico produttore della provincia di Caserta e potremmo continuare.

E’ una storia bellissima e una splendida realtà. Un bravo davvero a Sergio Gargiulo e a tutto il suo staff.
L’Eccellenza della pizza oggi passa anche da Treviso.

Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso
Frittatina di pasta. Discreta.
frittatina di pasta, Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso
Crocchè. Non ci ha convinto. Panatura troppo consistente, gusto di patata pressoché assente.
crocchè, Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso
Arancino. Anche in questo caso poca morbidezza. Zafferano troppo invasivo. Comunque, stante lo zafferano, proveremmo a sostituire piselli prosciutto e caciocavallo con un ragù di carne.
arancino,Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso
Iniziano le cose serie. Sua maestà Margherita.
Margherita, Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso
Splendida Marinara.
Marinara, Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso
Norma: fiordilatte campano, melanzane a funghetto, datterini, basilico, cacioricotta.
norma, pizza, Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso
Matriciana: passata San Marzano DOP, fiordilatte campano, pancetta, cipolla di Montoro, basilico, olio extravergine Fontana Lupo, peperoncino.
Matriciana,pizza, Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso
Burrata e crudo.
burrata e crudo, Pizzeria Zero81, Sergio Gargiulo, Treviso

Cucina solida in forma moderna, in un contesto di rimandi infinito, tra allusioni e gioco, filosofia e marketing. In Cantiere intanto è una buona idea. Allora sulla strada che alla sinistra prolunga il casello dell’autostrada Avellino Ovest della A16, tra concessionari e vetrine di arredi, ecco, anticipata dai tavolini esterni, la sala, ampia e spoglia, di questa trattoria pizzeria. Un cantiere appunto, grezzo ed informale ma preciso nei dettagli. Dunque l’ingresso, con la piccola attesa dove dei cuscini rendono accoglienti i pallet di legno ed i chiodi diventano appendiabiti, o quei cavi ben in vista a sostenere lampadine nude o poco più e un bidone dietro la porta per lavarsi le mani con la verità della ruggine addosso. Poi intonaco grezzo, quadrati di tavole di ponte in abete piallato con sedie spaiate intorno, rete elettrosaldata a infilare bottiglie. Infine, unico decoro plausibile, piccozze, martelli, pale, caschi e quanto occorre ad animare pareti.
In un angolo un bel forno a legna rivestito, questo sì, con esagoni in gres a dare un senso di compiutezza a qualcosa. Se poi le pizze che cominciano a girare per i tavoli hanno la faccia giusta per meritare l’assaggio, si potrà iniziare proprio da lì, con una peperoni, salsiccia pezzente e fiordilatte per esempio. Qui, è stato fatto -come ormai spesso avviene- un bel lavoro sugli impasti e sui lieviti arrivando addirittura a prometterci una futura pizza che doppi le attuali 48 ore di lievitazione minima. La ricchezza dei condimenti proposti per una volta non serve a mascherare la pochezza della pasta, invero morbida e digeribile.

La carta dei vini raccoglie circa 140 etichette, raccontandoci di una passione che va aldilà del commercio. Le birre, una quindicina, completano l’offerta.
Dal menù, la voce “in cantiere” invece raccoglie l’infilo di antipasti, variabili con le stagioni e l’estro dello chef, che nel packaging informale delle merende propone un riassunto delle intenzioni gastronomiche della brigata di cucina irrobustita dalla consulenza di Mirko Balzano.
Subito il legno del tagliere nascosto dagli affettati e dai formaggi da cui si intuisce la cura della selezione dei fornitori, e una frittura mista -debitamente presentata nel colafritto di alluminio- della quale si serberà ricordo grazie agli anelli di cipolla di Montoro e di quelle croccanti ostie di patate con la buccia a marcare la circonferenza. Non delude le aspettative l’abbinamento dell’uovo che arriva a tavola nel tipico imballo di cartone con patata e tartufo irpino e il trittico di buatta, barattolo e boccacciello, contenitori pronti ad esalare i profumi familiari del baccalà con la scarola, della parmigiana -per una volta di zucca- e dei fagioli con la cotica del maiale.

Lo spazio -esiguo- che rimane è per un primo, problematico ed ambizioso per un estremo abbinamento mare-terra: linguine con le vongole alle prese con cipollotto, salsiccia piccante e pecorino. Materia da utilizzare con maggiore cautela: la sapidità è da controllare e gli equilibri da definire.

Si chiude con un gelato di buona fattura e un conto di indubbia onestà.

Affettati, vari e di qualità: prosciutto cotto a legna, ciauscolo, mortadella Re Norcino, salsiccia di fegato. Formaggi con i pecorini di Moliterno e di Capocastello.
salumi, In Cantiere, Mercogliano (AV)
Calici Zalto a corredo di qualche bottiglia piu importante. Bellissimi.
vino, In Cantiere, Mercogliano (AV)
Frittura. Anelli di cipolla di Montoro, frittatina di pasta, crocchè di patate, arancino di riso.
frittura, In Cantiere, Mercogliano (AV)
Uovo, patata, tartufo. In un guscio vero. Un classico incontro in una veste casual.
uovo, patata, tartufo, In Cantiere, Mercogliano, Avellino
Tris della tradizione: parmigiana di zucca, fagioli e cotica di maiale, baccalà con scarola.
Tris della tradizione, In Cantiere, Mercogliano, Avellino
La “buatta” con il baccala’ con la scarola. Un originale apri e gusta.
la butta con baccalà, In Cantiere, Mercogliano, Avellino
Ancora una buona pizza napoletana fuori del capoluogo. Impasto ben lievitato, cornicione alto e alveolato, centro elastico e sottile. Qui una versione robusta: Fiordilatte, salsiccia pezzente e peperoni.
Pizza, In Cantiere, Mercogliano, Avellino
Particolare della pizza.
Pizza, In Cantiere, Mercogliano, Avellino
Linguina con cipollotto, salsiccia piccante, pecorino e frutti di mare. Complesso ma da ridefinire con una calibratura piu attenta della nota salina.
Linguina, In Cantiere, Mercogliano, Avellino
Gelato artigianale. Pistacchio di Bronte, nocciola di Giffoni. Il lusso della semplicità.
Gelato, In Cantiere, Mercogliano, Avellino
Il lavabo della toilette. Un riutilizzo in tema di un bidone.
In Cantiere, Mercogliano, Avellino
Le birre alla spina. Tubazioni a vista per quseta piccola officina con una scelta di 15 etichette.
In Cantiere, Mercogliano, Avellino
L’ingresso del locale. Le sedute sono ricavate da pallet in legno.
In Cantiere, Mercogliano, Avellino
Scorcio del locale. Ponteggi, attrezzi, reti metalliche e tavole in legno per ricreare l’ambiente di un cantiere edile in attività.
In Cantiere, Mercogliano, Avellino
La cantina con le etichette in vista a riempire la rete elettrosaldata alla parete.
In Cantiere, Mercogliano, Avellino