Passione Gourmet Napoli Archivi - Pagina 7 di 8 - Passione Gourmet

Taverna del Capitano, chef Alfonso Caputo, Massa Lubrense (Na), di Luca Canessa

Questa recensione aggiorna la precedente  valutazione che trovate qui

Recensione Ristorante

Il mare, il territorio, la passione, la famiglia: queste quattro parole riassumono perfettamente il passato, il presente ed il futuro della Taverna del Capitano, la creatura della famiglia Caputo. Una visita a Marina del Cantone, borgo affascinante dove il tempo sembra essersi fermato, è sempre un piacere per il corpo e per l’anima soprattutto se si riesce ad evitare i mesi di massima affluenza turistica. Famiglia si diceva, ed ecco Alfonso con la mamma in cucina, Mariella sommelier e Claudio il maître in sala sempre indaffarati a soddisfare il cliente ed ad offrirgli un soggiorno (c’è anche la possibilità di trascorrere la notte nelle camere della Locanda), dove il protagonista è uno solo: la materia prima, straordinaria. Il pesce qui arriva due volte al giorno direttamente dalla rete di un pescatore di fiducia che lavora da sempre e da più generazioni in esclusiva per il ristorante pescando all’interno della riserva marina protetta. (altro…)

Recensione Pizeria.

Chi ama la pizza, simbolo universale della golosità tout court e cibo che mette d’accordo i gusti di molti, e ne cerca espressioni qualitativamente eccellenti non può non rimanere interdetto di fronte all’offerta quantitativamente sconcertante presente sul mercato.
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Diamo il benvenuto a Davide Bertellini, girovago-gourmet con forte predilezione per le più basse latitudini del nostro globo. Viaggia spesso per lavoro in sud america, chissà che presto non ci porti qualche resoconto anche da quelle zone 🙂

Il Presidente

Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui

Recensione ristorante.

Entrando al Vun (dal dialetto milanese Uno) all’interno del hotel Park Hyatt di Milano si avverte già nell’aria il rinnovamento avvenuto in concomitanza delle vacanze estive che ha visto succedere Andrea Aprea al posto di Filippo Gozzoli.
Aprea, napoletano verace, giunge a Milano dopo una bella esperienza al Comandante di Napoli dove arrivò dopo aver “girovagato” fra le cucine di vari chef stellati( tra cui Heston Blumenthal) e la intrigante ed esotica Malesia. Un passato che si coglie nei piatti da lui creati dove alla tradizione degli ingredienti tipici napoletani si accompagnano profumi e tecniche che arrivano da lontano. Una cucina tecnicamente ben curata, armonica, forse a tratti troppo “sostanziosa” e ricca. Una cucina che ci è piaciuta, anche se forse non ha ancora trovato il suo completamento e la sua articolazione piena, dovendo rispondere si alle esigenze imposte da un ristorante d’albergo, ma che potrebbe (viste le premesse) e può diventare più marcatamente originale e personale.
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Recensione ristorante.

Se la ristorazione in Costiera sta attraversando un momento storico, con una concentrazione di grandi tavole pari forse solo a quella di Parigi e di altre grandi metropoli, la città di Napoli non si può dire goda di uno stato di forma altrettanto splendido. Proprio mentre mi trovavo in città giungeva poi la ferale notizia del passaggio di Andrea Aprea dal Comandante al Park Hyatt di Milano, evento che privava Napoli dello chef del suo miglior ristorante. Perso chi va, fra chi resta annoveriamo con piacere la Cantinella del giovane chef Agostino Iacobucci, che con capacità, dedizione ed orgoglio sta risollevando le sorti di questo storico locale distante pochi passi da Castel dell’Ovo. E’, la sua, una cucina che più che a Napoli guarda a Sorrento, ma che non disdegna affatto la rivisitazione di qualche classicissimo della cucina partenopea. I risultati, talvolta, non sono stati all’altezza dello sforzo, soprattutto perché, in occasione della nostra visita, abbiamo avuto la sensazione che fossero tanti individui a cucinare per noi, e non una brigata con un’unità di intenti. Anche solo la gestione del sale, infatti, ha rivelato sensibili discontinuità, tanto da farci sospettare che manchi ancora un totale controllo da parte dello chef sui ragazzi in cucina. Peccato, perché alcune portate ci hanno invece ben disposto, non solo per l’ottima qualità delle materie prime utilizzate, ma anche per la scelta, magari un po’ “facile” ma sempre pertinente. dei contrappunti agli ingredienti principali. Un punto di forza del locale è la carta dei vini, in decisa crescita grazie al contributo del sommelier ex Torre del Saracino Giovanni Piezzo. Da essa peschiamo a buon prezzo il Brut Tradition di Egly Ouriet e, all’interno della pregevole scelta di calici proposto, Breg ’98. Senza preamboli di sorta la cena si apre con gli antipasti da noi ordinati.
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Recensione ristorante.
Gattò a Milano. Parafrasando l’incipit dei proprietari che trovate sul loro sito dentro questo locale c’è un tantino di Napoli, un pezzettino di Francia, molta informale allegria. Ci tengono a sottolineare che qui si fa cucina “casalinga”, nel più nobile ed alto senso del termine. “Questo Gattò non è un ristorante, ma è un pochino come se fosse casa vostra”, ribadiscono. Ed in effetti qui al Gattò troverete una cucina molto casalinga ed alla mano. Una ventata innovativa, che speriamo perduri ed anzi si rinforzi, l’hanno portata due giovani ragazzi milanesi, freschi di diploma all’Alma. Hanno preso le redini della cucina in mano da poco, ancora qualche piccola ingenuità, vuoi per gli abbinamenti, vuoi per le proporzioni tra condimento ed elemento principale, vuoi per qualche piccolo peccato veniale di cottura, ma la strada, seppur in salita, appare confortante. Quando metteranno la loro impronta anche sui piatti che sono in carta e sono inamovibili, perché legati alla storia ed alla tradizione della proprietà, e quanto sistemeranno alcuni dettagli di preparazione sono certo che ci riserveranno piacevoli e gradite sorprese. Intanto vedere due giovanissimi ai fornelli, servire il pasto per 20/30 alle volte 50 coperti con entusiasmo, passione, voglia di fare e tanta umiltà è decisamente piacevole ed invogliante. Non fate mancare i vostri consigli e suggerimenti, voi avventori che varcherete la soglia del Gattò, i ragazzi vi ascoltano, e così potranno crescere. Bella l’aria che si respira nel locale, un neo bistrot che è anche un po’ negozio, peccato per quel cattivo odore che ogni tanto, complice forse una cattiva aerazione, vi arriverà al tavolo, di fronte alla piacevole cucina a vista.
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