Passione Gourmet Marqués de Murrieta Castillo Ygay Gran Reserva Especial 2010 - Passione Gourmet

Marqués de Murrieta Castillo Ygay Gran Reserva Especial 2010

Vino
Recensito da Leila Salimbeni

Marqués de Murrieta: dalla genesi al miglior vino del mondo

Ci sono vite che sembrano uscite dalla penna di Balzac e quella di Luciano Francisco Ramón de Murrieta, fondatore dell’azienda e, per estensione, di uno dei più importanti territori del vino iberico, è una di queste vite.

Nato a Lima, in Perù, nel 1822, ancora infante si troverà a Londra dove la sua famiglia trovò asilo dopo la fine delle ostilità che erano valse al Perù l’indipendenza dalla Spagna. Qui, Luciano crebbe sotto la provvidenziale egida dello zio Rivero e del Generale delle forze armate Baldomero Espartero, che lo iniziarono ai piaceri della vita, vino compreso. Piaceri che, vivaddio, potevano anche essere monetizzati non solo attraverso le aste, di cui erano assidui frequentatori, ma anche su più larga scala: cominciò così un fiorente commercio di barili carichi di vino spagnolo che, dal 1848, dalla Spagna partivano per l’Inghilterra e, da qui, alla volta di Cuba e del Messico.

Sarà precisamente questa intensa attività a permettergli di stringere relazioni coi più vivaci mercati del mondo e a persuaderlo di tentarne la conquista in proprio, attraverso il vino dell’azienda acquisita nel 1852 in quel di Logroño, allora capoluogo della comunità autonoma di La Rioja, seconda più piccola delle 17 regioni spagnole. Si tratterà di Tenuta Ygay che, nel 1878, culminerà nell’azienda Marqués de Murrieta, con tanto di sigillo nobiliare conferitogli da re Amedeo Ferdinando Maria di Savoia e suggellato da Isabella II di Borbone, prima e unica regina regnante di Spagna.

L’azienda prospererà durante tutto l’arco della vita di Luciano e oltre, e di certo fino al 1977 quando il successore Vicente Dalmau Cebrián-Sagarriga ne consolida stile e vocazione, facendone il punto di riferimento per l’intera identità vitivinicola iberica: 300 ettari di vigneti tra Rioja Baja e Rioja Alta e uno stile che riesce solennemente a imporsi come l’impossibile punto di congiunzione tra un inamovibile tradizionalismo e una disinvolta avanguardia, riversato nei vini dalla talentuosissima enologa María Vargas, in cantina dal 2000.

La Rioja

Ma la Rioja è un territorio antico, che afferma la propria familiarità con la vitivis vinifera già nell’873 d.C. tramite un documento emesso dal notariato pubblico di San Millán, concernente una donazione al monastero San Andrés de Trepeana. Anche qui, come altrove, furono i monaci i custodi del sapere vitivinicolo, come testimoniato da I Miracoli della Madonna, testo nel quale si fa esplicito riferimento al vino prodotto nel XIII secolo nel monastero di Suso. Nel 1560, poi, i viticoltori della zona s’erano già uniti in una corporazione che permise loro di elaborare un logo ante litteram apposto sui barili di vino prodotto. Erano anni in cui l’unica via della vite era rappresentata dal Tempranillo, che sarà presto affiancato ai vitigni internazionali complici i buoni rapporti della Rioja con Bordeaux presso il quale anche il nostro Luciano Francisco trascorrerà alcuni anni di apprendistato.

Quanto alla sua storia contemporanea, si segnala che nel 1991 la Rioja ottiene la DO Qualificata, unica denominazione a vantare questo attributo fino al 2009, quando sarà raggiunta dal Priorat, in Cataluña. L’intero areale prende il nome da Rio Oja, un torrente che sfocia nell’Ebro, vicino ad Haro, caratterizzate da un clima atlantico e mediterraneo, con precipitazioni regolari e una prevalenza di terreno di tipo argilloso-calcareo, ferroso e alluvionale, in cui si producono annualmente circa 300 milioni di litri di vino (al 90% rosso). 

Si tratta di una zona piuttosto estesa, che interessa anche la parte meridionale dei Paesi Baschi e parte della Navarra, che delimitano 3 sottozone: gli altipiani nordoccidentali della Rioja Alta – dove complici i suoli, di matrice argillosa calcarea e il clima, mitigato dal vento e dall’azione dell’Atlantico, imperversa il Tempranillo – i vigneti settentrionali della Rioja Alavesa, nella provincia di Álava, dove oltre al Tempranillo si impongono Granacha (alias Cannonau, Granaccia, Roussillon), Mazuelo (alias Carignano, Catalano) e Graciano (alias Bastardo nero, Cagnulari), e i bassipiani di Rioja Baja, a Navarra, dove il clima più secco e i suoli argillosi propiziano la diffusione della Granacha.

Il vitigno

Una delle varietà a bacca rossa più celebre della penisola iberica e certamente della Rioja è proprio il Tempranillo – non di rado declinato al femminile – dove occupa una superficie di 31.046 ettari ovvero circa il 75% dell’intera superficie vitata, protagonista di ben 56 denominazioni spagnole nonché 66 declinazioni locali, da Tinta del País, Tinto Fino o Tinto Aragones nella DO Ribera del Duero, passando per Tinta de Toro a Zamora e fino a Chichillana o Escobera a Badajoz. Il vitigno, nella sua denominazione ufficiale, mutua però il nome dal diminutivo di “temprano” che significa “precoce”, a indicare appunto una varietà dal ciclo di maturazione abbastanza corto, considerata peraltro abbastanza difficile da coltivare poiché cagionevole di salute. Ebbene, a onta di queste caratteristiche, che di certo ne scolpiscono un profilo varietale non facile da gestire, il vitigno si trova oggi a suo agio anche ad altre latitudini dell’ecumene terrestre, dalla Nuova Zelanda al Sudafrica.

L’annata 2010

Cosecha in spagnolo, ovvero il raccolto 2010 s’è sublimato in quello che Wine Spectator ha decretato, solo un anno fa, essere il miglior vino del mondo. Il motivo, come spesso accade anche presso aziende meno inclini alla costanza, è da attribuire soprattutto all’annata,  eccellente in tutta la Rioja e in particolare presso Tenuta Ygay, dove i parametri hanno raggiunto livelli insperati. Il clima, favorevole tutto l’anno, ha visto succedersi a un inverno freddo e piovoso una primavera umida e un’estate clemente, ovvero scevra dalle consuete, altissime temperature. I vini che ne sono sortiti vantano eleganza ed equilibrio, e una freschezza che lascia presagire una lunghissima evoluzione in bottiglia.

Castillo Ygay Gran Reserva Especial 2010 

La Gran Reserva Especial di Castillo Ygay si produce, va da sé, solo nelle grandi annate con uve selezionate della tenuta detta La Plana: 40 ettari messi a dimora nel 1950 situata nella zona più alta della Tenuta, a un’altitudine di 485 metri sul livello del mare. Qui, si avvicendano un 85% di Tempranillo e un 15% Mazuelo, raccolti tra il 6 ottobre e il 21 ottobre. I grappoli, diraspati e pressati delicatamente, sono fatti fermentare con inoculo di lieviti selezionati in azienda, separatamente in serbatoi di acciaio inox con controllo della temperatura. La vinificazione, di 11 giorni, vede svolgersi continui rimontaggi e follature, per favorire il contatto del mosto con le bucce e provocare una lenta e naturale estrazione degli aromi e dei polifenoli. La maturazione dura 24 mesi, e avviene in botti di rovere americano e francese da 225 litri. 

Imbottigliata nel marzo del 2015 e affinata per 4 anni nelle cantine storiche dell’azienda, questa Gran Reserva Especial 2010 divide il bevitore contemporaneo rapito dalla gaiezza smaliziata di una beva trascinante su cui s’innesta, però, la consapevolezza che si stia consumando quello che, in gergo, viene definito un infanticidio. Tanto vale goderselo: perché si tratta di un vino effettivamente innocente, vivo di una grazia incantevole attraversata dai bagliori di una giovinezza fruttata e imprevedibile, che spazia tra note nere ma luminose di mora, mirtillo, visciole e fiori di campo, balenante potenti suggestioni vegetali attinte dal repertorio delle foglie di tè, e più terziari presagi di cuoio, tabacco e olive nere. Il  palato è innervato di un succo fresco, attraversato da una striatura tannica salace, ritmata da vibrazioni minerali e volumi screziati di frutta nera e altre spezie nobili.

Marqués de Murrieta è distribuita da Sagna S. p. A.

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