I piatti di Luigi Taglienti sono esatti, puliti, immediati, essenziali come la pagina di un racconto di Italo Calvino. Un elogio (per nulla banale) alla Leggerezza. Un piacere puro. Che, se accompagnato da un formidabile champagne, nel nostro caso la Grande Cuvée 166ème Édition di Krug, può provocare una vertigine alla Stendhal. Lo chef ha dunque inaugurato l’Orto di Lume, uno spazio parzialmente aperto del suo ristorante di Via Giacomo Watt a Milano, comprensivo di 16 coperti e circondato da un orto lussureggiante, dominato dagli agrumi, colorato e profumatissimo. Un breve percorso sensoriale, quindi, che senza soluzione di continuità ritroviamo nei piatti più vegetali di Taglienti, che attraversano trasversalmente i suoi tre principali menu degustazione. Inclusi i dolci. Dalla Zucchina trombetta in fiore, passando da un non facile, perché molto agrumato, Risotto alla radice fresca di curcuma, pepe nero selvatico e polvere di alloro, e quindi una sorprendente Verza al posto di una carne e via, tra un calice e l’altro di champagne, per finire con Ibisco, pompelmo rosa al dragoncello e barbabietola. A cui si aggiungono gli inediti che tutti aspettano in carta, Carota ai condimenti agrumati, Asparago bianco e nocciola e il dessert Cocco e clorofilla.