IN BREVE
Pregi
  • Posizione meravigliosa.
  • Presenza dello stabilimento balneare.
DIFETTI
  • Bassa luminosità della terrazza.
  • Cucina ben realizzata, che necessiterebbe di un pizzico di sfrontatezza in più.
15/20 Valutazione

Ben più di un semplice stabilimento balneare

Sono passati più di 60 anni da quando la famiglia Scarselli, individuata una spiaggia a Vico Equense – oggi riconoscibile per il caratteristico scoglio con le due palmette in mezzo al mare, divenuto il logo del locale – decise di investire fondando uno stabilimento balneare, che sarebbe diventato nel tempo uno dei più importanti dell’intera costa: Il Bikini.

L’idea di nonno Franco è passata negli anni nelle mani del figlio Riccardo, e ora in quelle dei nipoti Giorgio e Cristiana.

L’ospitalità, che ha contraddistinto da sempre questo luogo, si è arricchita nel corso degli anni di un’interessante proposta ristorante: un luogo con una vista meravigliosa, una terrazza affacciata sulla penisola sorrentina, con una vista mozzafiato sul Vesuvio. La cucina è oggi affidata alle mani della giapponese Fumiko Sakai: brava, precisa, tecnica e più mediterranea di quanto si direbbe (soprattutto nei sapori), per via degli 8 anni alla corte di Gennaro Esposito alla Torre del Saracino, sempre in quel di Vico.

La carta dei vini è ben ripartita tra l’Italia e l’estero, con un importante occhio di riguardo alla Campania.

Un’insolita cucina di pesce in riva al mare

Come gran parte dei ristoranti con vista mare, il Bikini offre una bellissima terrazza-dehors, un luogo incantevole per godere a pieno dell’esperienza, e il pescato, quasi interamente di provenienza locale. L’olio è di produzione del ristorante, che possiede anche un orto.

La cucina invece non è propriamente quella stereotipata di un ristorante balneareLa chef, come detto ormai quasi italianizzata ai fornelli (che mantiene però rigore, pulizia e precisione stampo nipponico) propone portate scenografiche, ove la precisione di ogni singolo dettaglio contribuisce alla costruzione di piatti tecnicamente ben realizzati, alcuni dei quali presentano elementi di ricerca sulle tradizioni culinarie italiane.

La Triglia alla beccafico, puntarelle, arancia e pesto mediterraneo (capperi, uvetta, pinoli e mandorle) è una ricetta espiantata dalla Sicilia che la chef adatta a un’altra tipologia di pesce, in abbinamento a ingredienti altrettanto isolani (fatta eccezione per le puntarelle), mentre un piatto partenopeo tipico natalizio – l’insalata di rinforzo – viene rivisitato con l’aggiunta dei pomodorini, alleggerito e servito con un orientale carpaccio di merluzzo sapientemente marinato, affumicato e poi nuovamente marinato.

I dessert rispecchiano nello stile le portate che li anticipano: una maniacale cura dei dettagli, che non conferma a pieno al palato le alte aspettative visive. Ecco che i dessert quindi si rivelano solamente buoni, senza alcuno spunto più elevato.

Una cucina solidamente tecnica, che meriterebbe probabilmente una maggiore sfrontatezza, che dovrebbe provare a spingere di più se l’obiettivo prefissato è quello di diventare una meta per il palato, prima ancora che per gli occhi.

La galleria fotografica:

Ringraziamo il fotografo Domenico Catapano per le fotografie dei piatti.

Visitato il 07-2018

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