La Veranda del Color

Ristorante
via Santa Cristina 5, Bardolino (VR)
Chef Fabio Cordella
Recensito da Giovanni Gagliardi

Valutazione

13/20

Pregi

  • Servizio piacevolmente informale.
  • Location gradevole.

Difetti

  • Una cucina con qualche imprecisione di troppo.
  • Carta dei vini piuttosto povera.
  • Prezzi elevati.
Visitato il 13-06-2018

Sul Lago di Garda un bel ristorante all’interno di una elegante struttura alberghiera

A Bardolino, uno dei borghi più eleganti della sponda orientale del Lago di Garda, ha sede il Color Hotel, una bella struttura moderna che accoglie ogni anno un gran numero di clienti, per la quasi totalità stranieri, in cerca di riposo e svago, ma anche interessati a godere delle bontà della cucina locale.
Il ristorante, La Veranda del Color, è al centro della struttura, in una veranda con soffitto scorrevole circondata dalle tre piscine dell’albergo. Qui, la parola d’ordine è far sentire il cliente a casa ed esaudire ogni suo desiderio. A partire dalla colazione del mattino, passando dal light lunch di mezzogiorno fino alla sera, quando la Veranda apre anche alla clientela esterna.
Executive Chef da poco più di un anno è un pugliese, Fabio Cordella, che qui è cresciuto come sous chef prima di Giuseppe d’Aquino e poi di quell’Enzo Ninivaggi che aveva recentemente portato al ristorante i primi importanti successi della critica.

L’offerta gastronomica è piuttosto articolata, con ben quattro menu degustazione: uno vegano, uno di terra, uno di mare e uno più ricco e più spiccatamente “gourmet”.
La carta, di impronta mediterranea, più marina che lacustre, ha un taglio che si potrebbe definire “didascalico”, privo di una precisa vocazione.

La cucina corretta in qualche passaggio non è elegantissima, ma non è destinata a soddisfare le esigenze di una clientela gourmet

A mancare ci sono sembrati essenzialmente due elementi: equilibrio e finezza. E anche quando le idee e gli abbinamenti che stanno alla base della costruzione del piatto sono interessanti, la qualità dell’esecuzione accusa qualche imperfezione. Il Risotto robiola, peperone di Senise e liquirizia, difetta in cremosità, il Trancio di San Pietro risulta un po’ secco, forse, per una cottura non proprio adeguata.
I Bottoni di pasta caprese, sono disarmonici e irrisolti tra l’estrema delicatezza del ripieno dal gusto quasi impercettibile, la spiccata rusticità della pasta e una salsa di pomodoro poco significativa.
Molto più convincenti la Cernia in Ceviche, a cui una salsa di Guacamole molto equilibrata dona un bel tocco di golosità e dolcezza e un dessert che presenta un bel gioco di colori, consistenze e contrasti di gusto.
Il servizio è affabile e cortese, ma la carta dei vini, piuttosto ridotta, non offre spunti di particolare interesse.
In conclusione, l’impressione che abbiamo avuto è quella di una cucina che si limita a svolgere il compitino, costruita per una certa clientela d’albergo poco esigente, ma a questi prezzi pensiamo sia lecito aspettarsi qualche guizzo in più.

La galleria fotografica:

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