Passione Gourmet Materia Cernobbio Davide Caranchini - Passione Gourmet

Materia

Ristorante
via V Giornate 32, Cernobbio (CO)
Chef Davide Caranchini
Recensito da Roberto Bellomo

Valutazione

16/20 Cucina prevalentemente di avanguardia

Pregi

  • Una cucina dalla spiccata originalità.
  • L'ottimo rapporto qualità/prezzo.

Difetti

  • In rari casi, l’idea è più interessante dell’esito finale.
Visitato il 03-2018

Il Lago di Como e il resto del Mondo

Una visita da Materia porta inevitabilmente a riflettere sul tema del “territorio” e sui vieti luoghi comuni che spesso si ripetono in proposito quando si parla di cucina contemporanea.
La cucina di Davide Caranchini, il giovane chef alla console di questa impresa giovane ed entusiasta, di sicuro non prescinde dalla memoria e dagli ingredienti dei luoghi che la ospitano, ma si estende, con bravura, all’intero “territorio” mentale dello chef; una geografia fatta delle sue esperienze internazionali, della sua evidente passione per l’Oriente (Corea e Giappone in primis), della sua curiosità nell’esplorazione di visioni alternative della tradizione.
Nessuna con-fusion, perché se c’è una cosa che appare chiarissima sin dagli amuse-bouche è la consapevolezza, la sorprendente maturità di ogni scelta, anche la più ardita, che più che dalla voglia di stupire nasce da ricerca e passione.
Il locale è molto semplice, funzionale più che elegante; il servizio di sala, giovanissimo, è evidentemente felice di far parte di un progetto così innovativo e interessante, fuori dalle rotte più battute.
Al momento della scelta, oltre a una carta piena di piatti, potrete optare per uno dei 3 menu: classico (per i meno temerari), vegetariano o mano libera, declinato in una versione più corta e una estesa.

Originalità e grande tecnica

Avendo deciso per il mano libera, abbiamo avuto come presentazione, prima ancora degli stuzzichini iniziali, un rinfrancante dashi, in cui il missoltino prende il posto del tonno, affiancando mela, alga kombu e olio al cedro: un biglietto da visita coerente col percorso successivo.
Percorso nel quale si spazia tra Lago di Como e resto del mondo, in un succedersi di idee spesso molto originali e affiancate da una tecnica limpida. La cosa incoraggiante è che i piatti meglio riusciti sono i più recenti, in particolare la splendida Animella con giardiniera di verdura, salsa di rosa canina timo e limone e anche quello meno perfetto – il suo classico Cavolo rosso con midollo affumicato, latte di mandorle amare e caviale, in cui forse l’acidità è sin troppo spinta per poter valorizzare al meglio le nobili uova – è comunque originale e stimolante.
Caranchini sa fare piatti golosi, come il Tortello di scalogno ed erbe amare, panna e karkadè, che strizzano l’occhio al passato, ma non sono mai vuote riproposizioni di piste già battute. E, allo stesso tempo, sa prendere il classico e rovesciarlo dall’interno, come nel dessert conclusivo – verza patate e orzo – che fa di questa classica preparazione territoriale un dolce modernissimo, in cui l’orzo è presente in forma di kombucha, a ribadire una passione smodata per le fermentazioni.
La carta dei vini non manca di bottiglie interessanti e ben prezzate, ma, probabilmente, con una proposta così varia l’abbinamento al calice è la soluzione migliore.
Una tappa da non perdere tra le nuove cucine italiane, capace di colpire al cuore e al cervello (ci ha impressionato sentire l’entusiasmo di un gourmet transalpino seduto al tavolo vicino, visibilmente sorpreso dal livello complessivo della proposta), che continueremo a seguire, certi che saprà continuare a divertirci.

La galleria fotografica:

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