IN BREVE
Pregi
  • Tra le migliori elaborazioni del pescato cesenate.
  • Un'ottima e ben fornita carta dei vini.
DIFETTI
  • Le stoviglie, in alcuni casi, sono scomode.
15/20 Valutazione

A Cesenatico brilla una stella meritata, una cucina di mare elegante e piacevole

La storia della Famiglia Bartolini l’abbiamo già raccontata qui.  Stefano, il patriarca, e oggi Andrea, il figlio architetto che ha progettato e realizzato tutti i locali, hanno costruito una galassia ittico-romagnola con la Terrazza Bartolini a Milano Marittima, con l’Osteria del gran fritto a Cesenatico e Milano Marittima, con l’Osteria Bartolini a Bologna.

In tutti locali il refrain è qualità: scelta delle materie prime, tutte eccelse, ottima cantina con selezioni interessanti e servizio, curato, attento, preciso e puntuale. Una famiglia che ha da sempre investito nella sua impresa ammodernandola, facendola evolvere, non stando mai fermi. E mentre le osterie e la terrazza macinavano successi e fully booked costanti, a La Buca non abbiamo mai avuto difficoltà a trovare un tavolo. Anche se ultimamente, e ciò ci fa molto piacere, per via forse della doppia stellata investitura del Magnolia qui a Cesenatico, il vento è cambiato.

Tutto immancabilmente perfetto, tutto tecnicamente ineccepibile

Siamo molto felici, dicevamo, di questo accaduto, perché La Buca, sinceramente, merita molto più di quanto si creda. La cucina è schietta e sincera. Cucina che trae spunti, e si vedono nitidi in molti piatti, da altre cucine ben più blasonate, altrettanto vero. È vero anche che la continuità in cucina e la qualità della materia prima vadano premiate. In questo caso aggiungendo e arrotondando per eccesso una valutazione non piena, che però fornisce dignità. Dignità che merita un luogo così piacevole e davvero interessante.

Questa volta ci siamo affidati all’estro di Gregorio Grippo, capo chef dei Bartolini e con loro sin dall’apertura, ed abbiamo scelto il menù degustazione. Fritto, crudo, cucinato, pasta, riso, tutto immancabilmente perfetto, tutto tecnicamente ineccepibile. Già il benvenuto, il mare in un panino, è un ottimo biglietto da visita – questa volta con un eccellente sgombro e verdure all’agro. Si prosegue elegantemente con la sogliola dei divergenti lievemente fritta e ben contrastata dalla salsa-emulsione ai ricci di mare e lime, si atterra su ottimi spaghetti al sugo di granseola, l’ottimo risotto ai frutti di mare, l’intrigante rombo e puntarelle. Si termina con una coccola magica, la tarte tatin per due, magistralmente eseguita.

Come abbiamo detto più volte, il servizio, in un sabato affollato, ci è parso puntuale, preciso e molto gentile. La carta dei vini riserva sorprese intriganti, come la nostra Coulée de Serrant 1999, a prezzi da encomio. Per questo e per tanti altri motivi accorrete alla Buca, non ve ne pentirete affatto…

La gallery fotografica

Visitato il 11-2017

A proposito dell'autore

Alberto Cauzzi

Imprenditore della New Economy con il pallino dell’enogastronomia, gira il mondo a caccia del miglior ristorante di alta cucina, non ancora trovato. Al vino è approdato apparentemente per caso, provenendo da una famiglia di astemi. Scoprì in seguito che un suo bis-nonno era un ottimo produttore di vino, nebbiolo in Valsesia, ed anche un discreto consumatore. E’ stato l’ideatore ed è il presidente del progetto Passione Gourmet. Le sue passioni: l’avanguardia misurata in cucina e i grandi vini di Borgogna.

4 Risposte

  1. Pierluigi Gorgoni

    Ciao Alberto,
    un risotto in quella forma discoidale è ancora risotto?

    Rispondi
      • Pierluigi Gorgoni

        ciao Alberto,
        sono forse un tradizionalista (per così dire) ma provo un certo imbarazzo nel imbattermi in un risotto che pare sformato in un coppapasta e in generale in tutti i risotti a bordo alto. Mi permetto di dire la mia. Per qualche vale.
        Lo si può re-interpretare fino ad un certo punto, però rimangono -a mio avviso- alcuni capisaldi determinanti per definirlo risotto ancora: tostatura del riso e mantecatura a fine cottura per un risultato finale cremoso (che sia “all’onda” o meno). La sua essenza cremosa poco si addice alla messa in forma. In questo senso, forse anche l’Acquerello (che pure sembra da foto cotto a puntino)con la sua contenuta cessione amidacea poco s’addice alla idea e alla forma più consona di risotto. Almeno la mia.
        Sia chiaro, non discuto caratura del piatto quanto l’opportunità di dichiararlo risotto.

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