IN BREVE
Pregi
  • Cucina sia creativa che classica ben eseguita
  • Carta dei vini interessante con proposte non banali
  • Servizio attento e premuroso
DIFETTI
  • La vista, non particolarmente esaltante
15/20 Valutazione

Una grande cucina di pesce, nei dintorni di Ravenna, che promette molto bene …

La storia della capannina a Casal Borsetti ri-nasce nel 2012 dall’incontro dello chef Irvin Zannoni con i proprietari, la famiglia Bertagna. Obiettivo comune era quello di creare, in questo piccolo borgo del litorale nord di Ravenna, un luogo che esprimesse una cucina ittica di grande qualità. Obiettivo centrato in pieno grazie al talento di Irvin, alla fiducia e dedizione dei proprietari, alle indiscusse doti di un fido compagno di avventura per Irvin, il sommelier Pietro Raggi.

Questa zona dell’alto ravennate è così pericolosamente vicina ad un’altra ‘capanna’, quella di Eraclio, o alla Zanzara. Due istituzioni che mostrano alcune affinità, ma anche tante differenze. Cominciamo col dire che qui alla Capannina si sta un gran bene. In tutti i sensi e a 360 gradi. La cucina di Irvin si divide tra l’estro moderato, la sua scuola personale (il metodo Perbellini si vede tutto sino al midollo), e la corretta presentazione di cotture/abbinamenti, applicate al fantastico pescato che questo angolo di alta Romagna offre. E da questo punto di vista iniziamo col dire che la materia prima qui proposta è semplicemente fantastica. Poi, come qualche volta accade – non troppo frequentemente purtroppo – viene servita e portata in tavola con ottimo senso del gusto e senza errori tecnici che ne pregiudicherebbero la qualità intrinseca.

Se a questo aggiungiamo un servizio celere, preciso, molto giovane l’esperienza si fa ancor più divertente. La cantina inoltre, pur propendendo verso le bollicine, ha contenuti e chicche enologiche davvero ammirevoli. Ben gestito anche il ‘dualismo’ della carta, saggiamente divisa tra piatti alla carta tradizionali, ma sempre rivisti con classe e finezza – fritto, vapore, crudo, ecc. – e due menù degustazione a mano libera dello chef: uno più avanguardista e con portate calde, uno di soli crudi, ben 10, entrambi ad un prezzo incredibile – 65 euro.

Nel nostro percorso abbiamo optato per il menù tutto-crudo di 10 portate + dessert a 65 euro alternandolo con il menù 5 portate + dessert in cui l’estro di Irvin ha il sopravvento. Dobbiamo invero rilevare come anche nei crudi si scorge una finezza ed una centratura di abbinamenti non affatto comune, forse anche più che nella parte più elaborata e cotta. Ma ciò detto il nostro percorso è stato un tripudio di goduria e persistenza, dalle ottime ali di razza panate con colatura di alici e cavolfiore in salsa e crudo, gli scampi al pompelmo, i gamberetti rosa in salsa rosa, le seppie, pancotto e boccoli, i cappelletti al verde e lumachine di mare, lo strepitoso duetto sgombro-mela-estrazione di aneto e la triglia al rabarbaro. Qualche sbavatura? I tagliolini ai ricci di mare e aglio olio e peperoncino con tartufo, troppo asciutti e troppo piccanti. Una lieve pennellata negativa che però ci schiaffeggia con la grande maestria nella componente glicemica, con dolci davvero tanto sopra la media dei ristoranti di questa caratura. Ed ecco quindi un bell’incoraggiamento, assegnando una votazione che ancora per poco non è piena, ma secondo noi meritata e sicuramente raggiungibile in futuro con qualche colpo di finezza aggiunta, nelle corde dello chef.

la galleria fotografica:

Visitato il 01-2018

A proposito dell'autore

Alberto Cauzzi

Imprenditore della New Economy con il pallino dell’enogastronomia, gira il mondo a caccia del miglior ristorante di alta cucina, non ancora trovato. Al vino è approdato apparentemente per caso, provenendo da una famiglia di astemi. Scoprì in seguito che un suo bis-nonno era un ottimo produttore di vino, nebbiolo in Valsesia, ed anche un discreto consumatore. E’ stato l’ideatore ed è il presidente del progetto Passione Gourmet. Le sue passioni: l’avanguardia misurata in cucina e i grandi vini di Borgogna.

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