IN BREVE
Pregi
  • Un piccolo, grande, scrigno di emozioni nel cuore di Sappada.
DIFETTI
  • La lontananza da qualsiasi cosa.
17/20 Valutazione

Una pietra miliare della ristorazione territoriale guidata da una grande coppia

Il tempo passa ma il Laite di Fabrizia Meroi e Roberto Brovedani si conferma una di quelle certezze di cui è difficile fare a meno una volta provate.
Il benessere garantito da una tappa presso questa maison è, infatti, una costante che non teme affatto lo scorrere del tempo. Riuscendo persino ad ampliare lo spettro dei ricordi durante ogni nuova visita.
La forza irresistibile di questo locale è l’inossidabile sinergia di due spiriti complementari: lei in cucina, lui in sala. Fabrizia sempre pacata, umile, ma dalla ferrea determinazione. Roberto grande padrone di casa, maestro di attenzione nei dettagli e nel mettere a proprio agio, fautore di quella inaspettata convivialità che spesso si instaura tra i vari tavoli.
Una magica alchimia che riesce ad animare da più di due decadi questo piccolo tesoro gastronomico nel cuore della vecchia Sappada.

Basi classiche consolidate, sommate ad un guizzo asciutto e moderno

Oltre alla doverosa e romantica citazione della coppia, impossibile non sottolineare la qualità del lavoro in cucina, che risulta ancor più matura e degna di quell’interesse che una grande tavola, tout court, merita.
La ricerca di un arricchimento del gusto tramite abbinamenti e combinazioni che ricercano sfumature sempre diverse è apparsa ancor più risoluta che in passato.
La conseguenza è una concentrazione ulteriore dei sapori che, pur nella permanente rotondità dello stile, si accompagna felicemente a una moderna e salutare attenzione per il carico lipidico.

La chef guarda oltre, esibendo una riconosciuta e magistrale padronanza delle tecniche classiche, affiancate ad un timbro più asciutto, contemporaneo seppur legato al territorio. Esempio encomiabile di tradizione, gli eccelsi ravioli di camoscio, o la squisita salsa al mirtillo che accompagna mirabilmente la luccioperca. Ma anche piatti dal guizzo energico e stimolante, come l’ottimo cervo fondente marinato per ore, sapientemente nappato da un olio al cirmolo e servito assieme a caleidoscopiche guarnizioni. Mano didattica e futurista, come lo squisito raviolo di animelle, adagiato su classicheggiante crema di foie grasIn francese significa letteralmente "fegato grasso" ed è definito dalla legge francese come "fegato di anatra o di oca fatta ingrassare tramite alimentazione forzata”. È uno dei prodotti più famosi e pregiati della cucina francese. Esistono tipologie di 'foie gras' non derivate da animali sottoposti ad alimentazione forzata. Spesso il fegato grasso è associato all'alta cucina francese e internazionale per... affumicato, con riccio di mare all’aceto di rapa rossa.

L’esperienza si completa con abbinamenti enologici sempre interessanti, mai scontati o banali, ad opera di quel grande sommelier che è Roberto Brovedani.
Una tavola che appagherà ecumenicamente ogni tipo di avventore, lasciando indelebilmente una considerevole traccia di sé.

La galleria fotografica:

Visitato il 08-2017

A proposito dell'autore

Claudio Persichella (Norbert)

Professionista della forchetta. Approdato tardi ( ma meglio tardi che mai ) alla divorante passione per l'alta cucina ha la convinzione che diffuse nel modo opportuno le esperienze possano far avvicinare un gran numero di persone a questo settore sfatando i luoghi comuni. Dopotutto il nostro e' un paese di potenziali buongustai vista la ricchissima presenza di materie prime di altissimo livello di cui abbondiamo. E cosa c'e' di meglio che abbinare ad un pasto da re una gioiosa convivialità?

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