IN BREVE
Pregi
  • Ovviamente i dim sum, fatti a mano, tutti i giorni, con ingredienti freschissimi.
  • Il rapporto qualità prezzo, altissimo.
DIFETTI
  • La coda all'ingresso, in tutte le insegne cittadine.
  • Le condizioni igieniche della location, non proprio ottimali.

Dim sum fatti a mano ogni giorno nello stellato più economico del mondo

Se si parla di Hong Kong e di cibo non si può non parlare dei dim sum e, collateralmente, non citare il nome di Tim Ho Wan.

Parliamo di una catena di ristoranti specializzati esclusivamente in dim sum, ossia piccoli pasti che vengono consumati dalla mattina fino al pranzo, collegato con l’antica tradizione dello Yum Cha (il momento in cui si beve il tè), la cui storia risale ai viaggiatori della via della seta, che si rifocillavano in case da tè con un pasto veloce prima di ripartire. Per questo furono aperte case da tè lungo il percorso.

Un impero gastronomico con una ventina di ristoranti in nove Paesi (non c’è ancora in Europa) tra cui cinque locali ad Hong Kong e altri sparsi per il mondo, in città come Sidney e New York dove sta riscuotendo un successo straordinario.

L’insegna è stata fondata nel quartiere di Mong Kok nel 2009 dallo chef Mak Gui Pui, ex capo-cuoco della partita dim sum al Four Seasons, al grido di “Freshly made to order”, ossia fatti al momento su ordinazione.

Una ventina di preparazioni salate e qualche dim sum dolce le cui singole preparazioni vengono fatte sotto gli occhi dei clienti. La qualità è sorprendente in rapporto al prezzo. Tra gli indirizzi provati ad Hong Kong, i dim sum di Tim Ho Wan sono davvero imperdibili.

Una tea house del nostro tempo

Da Tim Ho Wan si vive l’atmosfera di una casa del tè attualizzata ai giorni nostri, con un viavai frenetico di clienti e cameriere che rabboccano in continuazione la tazza con tè caldo, proprio come si faceva in passato. Le ordinazioni si fanno direttamente al tavolo barrando le caselle sul menu, stampato su un fogliettino come se ne possono trovare in un qualunque ufficio postale.

Una visita è irrinunciabile, anche per alcuni piatti che sono ormai un’istituzione: i pork buns, con una farcia meravigliosa contenuta all’interno di una sorta di pagnotta croccante esternamente; la egg cake al vapore; i vermicelli roll con fegato di maiale (un piccolo scrigno di sapori cinesi); gli ottimi ravioli di gamberi. Assaggi sintesi della vera espressione del cibo cantonese, conosciuti sempre di più in ogni angolo del pianeta.

La location può apparire spartana e vissuta, ma il cibo si rivela eccellente, al di sopra di ogni preconcetto estetico.

Questa recensione si riferisce al ristorante di North Point, ma lo standard è pressappoco identico in tutte le insegne, almeno ad Hong Kong: probabilmente la differenza la fanno gli ingredienti, qui sicuramente freschissimi, ma forse non eccelsi in termini qualitativi. Del resto, con questi numeri è davvero difficile fare meglio a prezzi del genere: parliamo dell’equivalente di circa 10 euro a testa per un pasto più che buono.

Da bere, appunto, soltanto tè bollente, al massimo acqua.

La galleria fotografica:

Visitato il 08-2017

A proposito dell'autore

Leonardo Casaleno

Consulente legale folgorato sulla via di San Vincenzo, costantemente alla ricerca di emozioni culinarie, evade dalla routine lavorativa rifugiandosi presso le grandi tavole con la speranza di trovare piatti in cui traspaia la filologia di un territorio, qualunque e ovunque esso sia. Legato in maniera viscerale alle materie prime, stenta ancora a comprendere l'utilità e gli effetti della “globalizzazione” dei prodotti alimentari.

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