Borgo San Jacopo

di Maria Francesca Casula

Una finestra su Firenze, una finestra sul mondo.

Carica di bellezza e di prestigio si palesa la vista di Firenze e tali sono del resto gli interni e la mise en place del ristorante Borgo San Jacopo, struttura di punta dell’appena rinnovato Lungarno collection. Il servizio si muove con rigore, meticolosità eppure con delicatezza e riguardo verso il cliente; funziona tutto senza alcuna ostentazione, quasi d’incanto. In armonico concerto con la sala opera il sommelier, dinamico e competente, capace di creare abbinamenti al calice mettendo al centro i gusti del cliente.

La cucina dello chef Peter Brunel è perfetto catalizzatore di queste due realtà: raffinata e lussuosa, confezionata per rispettare l’anima internazionale del luogo, ma umile, artigiana ed estrosa come il miglior “made in Italy”. Brillante e ben orchestrata anche l’idea del menu atto a riabilitare un elemento normalmente statico e di estrazione povera come il tubero per eccellenza: percorso battezzato ironicamente dal cuoco “Variazione sul tema patata”.
Assaggiando varie proposte dalla carta, emergono limpidamente tecnica e rigore classico, veicolati da creatività e da una libera sperimentazione, come negli splendidi bottoni di cinghiale in brodo di Cinta Senese; la sorprendente patata pietrificata; il lussurioso piccione al Brunello con tartufo e foie gras al vapore; o ancora il sorbetto di patata viola racchiuso tra pepite di cioccolato dorate e caviale Calvisius.

Poesia materica i dolci della bravissima pasticcera Loretta Fanella, cristalline architetture di profumi e texture dalla lodevole leggerezza e dall’ampia gamma aromatica. Un’esperienza che rimarca il successo di questo indirizzo, e che lascia ben presagire per il futuro di Peter Brunel e per la sua squadra fiorentina.

La galleria fotografica:

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