IN BREVE
Pregi
  • La location, elegante e centralissima.
  • Una cucina comprensibile e godibile.
DIFETTI
  • Il costo dell'esperienza, difficilmente giustificabile.
15/20 Valutazione

Il declino di un Grande Ristorante… o forse no?

E’ un dato di fatto, non certo un’opinione: la parabola del ristorante Trussardi alla Scala, negli ultimi anni, è stata in costante trend negativo. Dagli splendori di circa un lustro fa, quando nominando Il Trussardi si parlava di uno dei pochi grandi ristoranti cittadini, dopo Andrea Berton e Luigi Taglienti la strada di questo locale, guardandolo da clienti/spettatori esterni, si è rivelata in continua salita. La lenta ma inesorabile perdita dei riconoscimenti della critica, la progressiva dissolvenza delle voci di pubblico e il relativo calo d’interesse, e non ultimo il brusco innalzamento del livello dei competitor cittadini, hanno contribuito all’offuscamento del blasone, come se il levriero iniziasse affaticato a mostrare la lingua.

Siamo tornati dopo parecchio tempo a questa tavola, memori delle grandi cene del passato e sinceramente incuriositi dal presente. E abbiamo constatato che, nonostante ci si mantenga ampliamente distanti da alcuni dei picchi che furono, si può tranquillamente affermare che la situazione è tutt’altro che offuscata, e non è visibile alcun segno di affaticamento.

Al timone dell’ingombrante ammiraglia Roberto Conti, che da anni lavora in queste cucine prima accanto a Berton, poi a Taglienti, ora invece da protagonista. Abbiamo trovato una cucina semplice ed ottimamente eseguita, corretta e piacevole, senza bordate ma dove ogni portata aveva sempre qualcosa da dire. Una cucina di base ancorata alla tradizione e all’ingrediente, ma dalla concezione -al netto della forma- più gourmandPersona amante della buona tavola, in particolare delle preparazioni di stampo classico, un cultore della gola. Ghiottone.... che gourmetPersona di palato fine, esperto in vini e vivande. Termine combacia attualmente con un'idea creativa e avanguardista applicata al mondo gastronomico...., nonostante lo stile costantemente elegante e raffinato, anche nelle portate dal pensiero più basilare.

Ecco quindi che nello stesso menù degustazione riescono a trovare spazio piatti maggiormente “primari” e goderecci come gli gnocchi pecorino, fave e guanciale, posti accanto ad altri ben più raffinati come ad esempio la zuppa di astice, tutti con un preciso senso all’interno del menù. E nei piatti meno riusciti, ad esempio l’ostrica, scalogno e lime, non si parla di errori, ma piuttosto di operazioni in cui lo sforzo non vale il risultato. Nel caso del piatto citato, il risultato finale non è migliore degli ingredienti presi per loro conto, né fa trovar loro una particolare coesione.

Fiore all’occhiello dell’esperienza il servizio in sala, lievemente affettato ma sublime nei tempi e nei metodi, guidato dal Maitre/Sommelier Carlo Tinelli, prodigo di consigli e sempre attento ai tavoli e alle varie esigenze della clientela.

Certamente, non mancano le note dolenti. La concorrenza -cittadina e non- è folta e agguerrita e, nella maggioranza dei casi, gioca in un campionato ben più elevato. Se a ciò si somma quel che è il vero problema di questa tavola, il prezzo (che è praticamente il medesimo da quando il ristorante vantava la doppia stella Michelin) le differenze si fanno pesanti, e le stesse rendono difficilmente giustificabile il passaggio.

Ma è questo un locale che per posizione, blasone e stile di cucina, attualmente è in grado di rendere davvero felice il ricco bacino d’utenza internazionale che bazzica nei dintorni, in grado di rispondere alla domanda di italianità a 360° anche -e soprattutto- ben oltre il contenuto del piatto.

Visitato il 05-2017

A proposito dell'autore

Alessandro Pellegri

Progettista meccanico da sempre appassionato di moto, di lettura ma soprattutto di vini, alla costante ricerca di tavole (e relative bottiglie) che riescano a fargli provare sensazioni ed emozioni sempre nuove. Che si parli di cibo o di vino, non nasconde un forte apprezzamento per la qualità della materia prima, del terroir e della tipicità… e perché no delle novità, purché siano però sensate ed intelligenti.

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