IN BREVE
Pregi
  • Cucina sartoriale.
  • Abbinamento vini interessante.
DIFETTI
  • Il coperto a 4 euro anche scegliendo il degustazione.
17/20 Valutazione

Ci sono dei momenti nella vita lavorativa di una persona in cui tutto va come deve andare.
E non stiamo parlando di successi, quelli sono quasi sempre una conseguenza di un giusto stato mentale e una buona dose di fortuna.
Stiamo parlando di sensazioni.
Di quel leggero “friccicorio” che ti prende fin dalla mattina, partendo dalle punte dei piedi e arrivando fin su ai capelli: quella voglia di fare, di realizzare qualcosa di importante, che non ti fa mai staccare completamente il pensiero dalla tua postazione di lavoro. E allora le idee escono da sole: le dita scorrono sulla tastiera in un balletto automatico, quel progetto prende forma esattamente come lo avevi pensato, o semplicemente, calandoci nella realtà che più amiamo, il piatto raggiunge quel compimento che stavi cercando con una facilità che non ti aspettavi.
Questi, sono momenti da non perdere. Entusiasmanti, tanto per chi sta da una parte della barricata (ristoratore) tanto per chi sta dall’altra (cliente).
Perché in questi momenti l’analisi organolettica del piatto non conta più niente; il pensiero, l’idea, la forma, sono bolle di sapone di cui godere per non più di un istante.
In questi momenti vince l’energia. La senti. La senti nell’aria, la senti nell’entusiasmo del sommelier che ti spiega un vino, la senti nei dettagli, la senti nel cuoco che sembra camminare a un metro da terra.
Energia.
Allora, quando hai la fortuna di trovarti da cliente nel posto giusto al momento giusto, non puoi far altro che lasciarti andare e goderti lo spettacolo.
I brividi, quelli del piacere più autentico, sono assicurati almeno un paio di volte nel corso dello spettacolo. Il resto saranno sorrisi ebeti di piacere, pace assoluta e svanimento di ogni preoccupazione, almeno per quelle magiche due ore a tavola.
E la gente continuerà a non capire come possiamo spendere follie e fare 500 km per cose come questa. E tu continuerai a fregartene e ricominciare ogni volta tutto da capo.

L’abbiamo presa un po’ larga, ma forse nemmeno troppo. Potremmo scrivere due parole in più su Michele Tarroni (il direttore di sala), Oliver Piras e Alessandra Del Favero (gli chef): tutti insieme non arrivano al secolo di vita, eppure quanta maturità e magica spensieratezza nei loro gesti.
Potremmo scrivere che sta crescendo tutto, piano piano come è giusto che sia: anche sala e cantina hanno preso il ritmo della cucina e, già oggi, l’abbinamento al calice curato da Tarroni è un perfetto ingranaggio “dell’esperienza Aga.” Ma scivolerebbe tutto in secondo piano rispetto a quella energia che respirerete a pieni polmoni.
Tutto finito qui? Certo che no.
Si può ancora lavorare sulla affermazione della personalità (che non manca), scrollandosi di dosso quanto visto e vissuto finora e formando davvero una nuova visione di cucina: obiettivi che farebbero tremare i polsi a chiunque, ma non a loro.
Si può lavorare sul completamento della già sopracitata “esperienza Aga”, magari curando anche una colazione mattutina di livello adeguato (oggi non è così, ma la presenza dell’hotel è una risorsa da non sprecare).
Si può fare tutto qui. Basta non perdere questo entusiasmo: il cliente lo avverte e se ne ciba.
L’entusiasmo non si costruisce in decine di stage, l’entusiasmo è virale.
Continuate così. Noi continueremo a tornare a trovarvi.

Si comincia così:
VermouthIl vermut, o vermutte, oppure vermouth, in grafia francese e vèrmot in quella piemontese, è un vino liquoroso aromatizzato creato nel 1786 a Torino. È riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale italiano ed è un ingrediente primario di numerosi cocktail. Il vermut si beve soprattutto come aperitivo ed entra nella composizione di molti cocktail, tra quali famoso è il Martini ma..., acqua, pelargonium.
vermouth, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Carota in carpione di carota.
Sotto la pelle seccata e soffiata, sopra tartareLa bistecca alla tartara (conosciuta anche come carne alla tartara, steak tartare o più comunemente tartare) è un piatto a base di carne bovina o equina macinata o finemente tritata e consumata cruda. La ricetta prevede che dopo essere stata triturata la carne deve o marinare nel vino o in altri alcolici oppure viene aggiunto del succo di limone e... e carpione. Ottimo.
carota in carpione, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Finto calamaro: albume d’uovo marinato nel garum e poi grigliato.
finto calamaro, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Il pane (di un solo tipo, fantastico) e il burro montato del Brite.
pane, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Insalata di Persico, rabarbaro, menta e liquirizia.
Persico, quinoa nera, menta e rabarbaro. Sconvolgente.
insalata di persico, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Subioti (ditalini) con trota salmonata ghiacciata, ribes, origano cretico e succo di fagiolini.
Unico passaggio non del tutto convincente, non ci è piaciuto molto l’impatto ghiacciato dato dalla trota salmonata (che dovrebbe simulare visivamente il formaggio grattugiato).
La nota positiva è che, pur nello squilibrio, rimane comunque un piatto che fa riflettere: un ottimo segnale.
subioti, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Ravioli, rilette all’aceto e brodo di formaggio di malga.
Ravioli ripieni di rilette (di trippe) e aceto di riso, tagete huacatay, brodo di formaggio piave stravecchio.
ravioli, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Qui torniamo altissimi. I ravioli sono perfetti, con componente grassa e acida perfettamente dosata.
Capitolo a parte per il brodo, davvero un capolavoro di tecnica e pensiero: questo significa prendere uno spunto (dal Giappone) e contestualizzarlo in maniera originale e personale.
Spendiamo due parole allora sulla preparazione di questo brodo.
Si mette a freddo 1 litro di acqua e 300 grammi di Piave o formaggio molto stagionato analogo, si porta a 85 gradi.
Fuori dal fuoco si aggiungono 5 grammi di katsuobushiIngrediente molto importante della cucina giapponese. Si ottiene grattugiando i filetti di tonnetto striato essiccato, fermentato e affumicato.... e 5 di pino mugo, si copre con pellicola e si fa raffreddare. Si filtra tutto e si mette in un contenitore a riposare per 12 ore. Passato questo tempo si congela, si sforma togliendo la parte grassa venuta in superficie.
Si scioglie e si scalda per il servizio, aggiungendo ogni giorno il 10% del brodo del giorno prima (più saporito perché scaldato per tutto il servizio precedente).
Che dire… chapeau.

Spaghetti mantecati con mirtilli, salsiccia cruda e abrotano.
Già un signature dish. A ragione. Pasta cotta in un succo di mirtilli rossi e neri, un concentrato di acidità che richiama molto l’astringenza del pomodoro. Morbidezza confortevole (la salsiccia) e il piatto si maschera, pronto a qualsiasi palato.
spaghetti, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Il piccione di Massimo Greppi, SambucoIl sambuco è un genere di piante tradizionalmente ascritto alla famiglia delle Caprifoliacee, che la moderna classificazione filogenetica colloca nella famiglia Adoxaceae. I fiori del sambuco trovano impiego in erboristeria per la loro azione diaforetica. Con i fiori è possibile fare uno sciroppo, da diluire poi con acqua, ottenendo una bevanda dissetante che è molto usata in Tirolo, in Carnia... e funghi.
Piccione, brodo di funghi (la base è il brodo di piccione con aggiunta di funghi e fiore regina dei prati), bacche di sambuco sottaceto, spinacio selvatico (buonenrico).
Spettacolare.
piccione, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

piccione, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Secondo servizio: Coscia in aceto di sambuco.
Coscia di piccione, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Predessert: Limone e alloro. Digestivo naturale.
predessert, Aga, chef Oliver Piras e Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Mousse di caramello, gelato alla lavanda, siero ridotto e mela.
mousse di caramello, Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Piccola pasticceria.
Marshmallow all’albicocca.
piccola pasticceria, Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Melone marinato nel lime e polipodium.
Anche nel finale, una ispirazione giapponese (la frutta a fine pasto) interpretata in modo originale.
melone marinato, Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

I vini della serata.
vini, Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

skerk, Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

vino, Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

sake, Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

sake, Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Aga, chef Oliver Piras, Alessandra Del Favero, San Vito di Cadore

Visitato il 08-2016

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