IN BREVE
Pregi
  • La pizza e le materie prime utilizzate.
  • Tempi d'attesa tutto sommato accettabili.
  • Grandissima cortesia, davvero degna di nota considerato l'inevitabile confusione creata dall'avvicendarsi dei clienti ai tavoli.
DIFETTI
  • Il rischio di un viaggio a vuoto.
  • Spazi che, soprattutto con l'approssimarsi dell'inverno, rischiano di rivelarsi leggermente sacrificati.
  • Il prezzo del "cast di supporto" alla pizza.

Per gli appassionati milanesi della pizza il 2014 si era aperto con l’annuncio delle imminenti aperture sulla piazza meneghina tanto di Franco Pepe quanto di Gino Sorbillo: un uno-due il cui solo pensiero aveva scatenato negli adepti della sacra triade lievito/pomodoro/mozzarella un sontuoso tripudio papillare.
Per chi si aspettava, legittimamente, che la Pizza a Milano non sarebbe più stata da subito la stessa, le cose non sono in seguito andate proprio secondo le aspettative, con il progetto del Maestro di Caiazzo arenatosi in questioni di distanza e costanza e quello del paladino di via dei Tribunali in forte ritardo sui rumours, che lo volevano aperto già nei primissimi mesi dell’anno.
L’attesa creatasi nel corso dei mesi è però infine terminata, e a metà ottobre Lievito Madre al Duomo ha aperto ufficialmente i battenti in Largo Corsia dei Servi, alle spalle di Piazza San Babila.
Il progetto promette un livello di qualità assoluto, con materie prime provenienti dai migliori distretti dello Stivale, un impasto realizzato manualmente da un Maestro come Gennaro Salvo e una produzione limitata a 400 esemplari quotidiani, 200 per ogni servizio, che garantisce l’artigianalità del prodotto e al tempo stesso strizza l’occhio alla clientela meneghina, sempre attenta all’”esclusività” di un bene.
E le promesse, dobbiamo dire, sono decisamente mantenute nel piatto, perché il livello della pizza è davvero ottimo: leggera, saporita, pregevole (ma per il momento con qualche saltuaria defaillance) nella cottura. Caratteristiche inattese sono l’olio, qui più ingrediente che condimento (ma non è certo un difetto quando, come in questo caso, è di ottima qualità) e il gusto dell’impasto, dato sorprendente quando si ha a che fare con pizze di scuola napoletana.
Ed è questo il dato più rilevante: quella di lievito madre è la pizza di un pizzaiolo napoletano ma non è una napoletana in senso stretto, e forse neppure leggermente più largo. Per chi abbia infatti provato a Napoli le pizze dell’universo Sorbillo, il riferimento sarà allora non tanto quella di Via dei Tribunali, perlomeno nei procedimenti estremamente ortodossa, quanto quella “rivoluzionaria” che Gino Sorbillo propone in Via Partenope: lievito naturale, quindi (le insegne d’altronde non lasciano adito a dubbi), farine biologiche ed integrali e disco di dimensioni notevoli ma meno strabordanti che nella sede storica.
La carta dovrebbe in teoria contare sette alternative di pizza, come per gli antipasti, i dolci e i vini. La tovaglia monouso che funge da menu in realtà recita quattro referenze in più e pare che a richiesta sia possibile provare la marinara (dettaglio che, ahinoi!, scopriremo solo alla cassa), per cui anche per i più difficili non sarà impossibile scegliere qualcosa di proprio gusto.
Al resto penseranno i tanti camerieri, ben coordinati in un servizio efficiente fin dalla “chiama” dei clienti in attesa fuori dal locale. La scelta della proprietà è stata, infatti, quella di mantenere il sistema, adottato già a Napoli, di non accettare prenotazioni, per cui una volta giunti si entra, si lascia il proprio nome e si spera che le pizze non finiscano prima del proprio turno. Nel nostro caso, arrivando intorno alle 13.30 di un giorno infrasettimanale, l’attesa è stata relativamente breve (circa un quarto d’ora) e resa ancor meno pesante dalla velocità con cui le pizze sono giunte in tavola una volta accomodatici all’interno. Un’importante informazione di servizio per il lettore è invece che, malgrado l’orario del locale preveda l’apertura fino alle 15, i clienti arrivati una mezz’ora prima della chiusura sono stati (molto gentilmente) rifiutati perché il limite dei 200 pezzi era stato raggiunto.

Pizza Calabrese, con Fiordilatte misto bufala, basilico e ‘Nduja di Spilinga.
Pizza Calabrese, Lievito Madre al Duomo, Gino Sorbillo, Milano
Cetara, con pomodorino fresco del Piennolo, olive nere e origano del Matese, capperi Lacrimelle, provola affumicata misto bufala e, ovviamente, alici.

Cetera, Lievito Madre al Duomo, Gino Sorbillo, Milano

Margherita “Libera” con S. Marzano, mozzarella proveniente dall’associazione “Terre Libere dalla Mafie di Don Peppe Diana”, Parmigiano Reggiano, olio bio e basilico.

Margherita, Lievito Madre al Duomo, Gino Sorbillo, Milano

Il babà, al solito di notevoli dimensioni, di Capparelli, storica insegna di Via dei Tribunali.

babà, Lievito Madre al Duomo, Gino Sorbillo, Milano

La pastiera di Scaturchio.

Scaturchio, Lievito Madre al Duomo, Gino Sorbillo, Milano

Lievito Madre al Duomo, Gino Sorbillo, Milano

Lievito Madre al Duomo, Gino Sorbillo, Milano

Visitato il 11-2014

3 Risposte

  1. Gourmettino

    Magari mi sbaglio, ma la margherita non mi pare un granche’…..l’aspetto non e’ dei migliori e nella parte bassa al centro della foto c’e’ un tocco di sugo che non mi fa impazzire 🙂 ….

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  2. Claudio

    Il grande problema in questi primi mesi di Sorbillo e’ stato che la stragrande maggioranza degli antipasti e dei dolci pur presenti in carta non era poi disponibile. Avete riscontrato lo stesso problema?
    Per le file invece non metterei tra i pregi quello dell’attesa limitata. Voi siete stati a pranzo in settimana, provate ad andare la sera o nel weekend e poi mi dite se le attesa sono così brevi. Se si e’ in 2 ancora tutto ok, ma per numeri superiori e’ proprio un impresa sedersi…

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