IN BREVE
Pregi
  • La piacevolezza del locale
DIFETTI
  • Se volete esercitare il vostro inglese qui è dura, è un pezzo d’Italia…

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Soho è uno dei quartieri più affascinanti di New York, non lontano da Little Italy e da Wall Street. Siamo a Lower Manhattan, nella zona dello shopping per antonomasia, anche se negli ultimi anni Soho è diventata anche meta residenziale e culturale, grazie ad un attento recupero che l’ha salvata da un pericoloso degrado sociale. E’ una delle tante anime della “città universo”, quella New York che rimane la fiera permanente delle meraviglie e delle fobie del mondo, lo specchio abbagliante della nostra civiltà, con tutto il suo fascino e la sua asprezza.

Non è difficile ambientarsi a New York, un repentino cambio di vita nella Grande Mela è spesso sinonimo di successo. Certo bisogna sottostare alle sue regole, avere una mentalità vincente e, soprattutto, “convincente”, ma a New York le possibilità sono per certi versi ancora infinite. Come quella di inserirsi nella nutrita comunità di ristoranti italiani che popolano ogni angolo dell’isola, e trovare il proprio spazio. Così ha fatto Markus Dorfmann, altoatesino, a New York dal 1995, e con L’Emporio di Soho alla sua terza esperienza di ristorazione “made in Usa”.

La sua ultima impresa nasce, infatti, nel 2009 e questo dato è già di rilievo, visto che stare sulla piazza per 4/5 anni qui significa essere un indirizzo “storico”. Già perché le parole chiave negli Stati Uniti sono “project”, “concept” o “reastaurant chain”: tutti termini che nel microcosmo delle osterie italiane probabilmente non si sono mai udite. Ma un pizzico di questa nostra cultura di provincia, intima e familiare, Markus l’ha portata proprio nel cuore di Soho.

Arredamento semplice e corrispondente allo spirito della bottega italica, il grande bancone, i tavoli di legno. Si parla beatamente il nostro idioma, anche se condividiamo lo spazio con un intellettuale di colore dai capelli rasta, con studenti asiatici e giovani manager in giacca e cravatta dai tratti tipicamente anglosassoni.
L’ambiente è quindi di rara piacevolezza e con la giusta compagnia ti vedi “costretto” a trascorrere più tempo di quello richiesto per consumare un pasto. Il menù non è il solito (come testato personalmente in locali molto più blasonati e costosi di questo) incomprensibile e spesso irritante potpourri di tutto ciò che identifica banalmente la cucina italiana: qui si parte dalla pizza (farine selezionate e lente lievitazioni) come spina dorsale dell’offerta, con gradite digressioni figlie soprattutto della cultura e delle predilezioni di Markus. Pochi piatti (paste e carni su tutti), ottima ricerca di materie prime provenienti sia dall’Italia sia dalle “farm” locali, buona carta dei vini con etichette non ordinarie.

In sostanza un posto ideale, anche per un italiano disilluso e pretenzioso, a zonzo per la Grande Mela.

Tavoli semplici e confortevoli.
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Il bel bancone.
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Piacevoli incontri a New York…
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Focaccia all’uva.
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Crocchette di riso.
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Pizza Margherita.
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Pizza con speck (le origini di Markus vengono fuori…).
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Maltagliati di farro con funghi (il piatto migliore). Come a casa…
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La succulenta e ottima Grass Fed Bone In Rib Eye, patate fingerling e peperoncini shishito.
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Pannacotta.
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Visitato il 11-2013

5 Risposte

  1. stefano

    “Tavoli semplici e confortevoli”…….tavoli semplici e confortevoli? semplici sicuramente non c’e’ nemmeno la tovaglia, confortevoli…oddio….io credo che in 4 , di cui uno su una panca di legno che dopo 1 ora hai le chiappe sfatte, in quel tavolinetto tondo nell’angolino non si stia così confortevoli.

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  2. alessandro z

    …sì ma, da italiano-turista, con tutta la varietà di cucine di New York, che senso ha andare in un locale del genere? Forse per chi ci resta diversi mesi…

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    • stefano

      oibò e perchemmmai avrebbe senso comprendere la cucina italiana a new york?? forse avrebbe più senso comprendere la cucina americana no? sarebbe come se due americani in italia pranzassero da mcdonald……

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  3. Stephan sölva

    High quality and great ambience to enjoy really nice wines and feel, taste this special food with a signature of Markus’s home Alto Adige. Thank’s to Markus!

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