IN BREVE
Pregi
  • Rapporto qualità/prezzo davvero eccellente
DIFETTI
  • Qualche sapidità fuori controllo
14/20 Valutazione

E’ davvero difficile non provare simpatia per un progetto come questo: un bistrotBistrot o Bistrò. Piccolo locale tradizionale francese che offre un servizio simile all'osteria italiana. La crescita esponenziale di locali di avanguardia in formato Bistrot (negli anni 2000), prima in Francia come risposta all'alta cucina da Hotellerie e poi in tutta Europa, ha segnato un vero e proprio 'movimento' gastronomico associabile al termine "Bistronomia", da cui deriva l'aggettivo 'Bistronomico' (usato dagli..., aperto a tutte le ore del giorno, pensato e realizzato da giovani educati ed entusiasti.
Una chef spagnola con trascorsi importanti (Torreblanca e i Roca, mica male) nonostante i soli 23 anni e due soci italiani appassionati e pronti a portare il loro contributo a questo interessante vento di cambiamento della ristorazione romana.
In una logica multifunzionale che sembra moda irrinunciabile di questi tempi, per cui oltre al pranzo e cena si può passare da Marzapane anche per colazione e té delle cinque.
Gli spazi, molto contenuti rispetto ad altre recenti aperture della capitale, sono stati elegantemente ristrutturati in forma di osteria contemporanea e sebbene non originalissimi sono sicuramente accoglienti.
Di sera, l’offerta, oltre alla carta, prevede due menù prezzati in maniera davvero meritevole e la voglia di fare conoscenza con la cucina nel modo più ampio possibile ci ha spinti sull’opzione estesa.
Il risultato è stato una cena sicuramente con più alti che bassi (questi ultimi legati anche alla necessità di registrare una macchina appena avviata) ma dalla quale si capiscono due cose: la chef ha una mano molto felice nelle cotture, elegante, ma deve lavorare un po’ in sottrazione per guadagnare in equilibrio ed in efficacia espressiva dei piatti. Alcuni guizzi, su tutti il carpaccio di ombrina con “polvere” di olio al rosmarino, fichi secchi e prosciutto croccante, fanno capire che la stoffa c’è, Alba può senz’altro crescere ancora.
Al momento dei dolci, si sceglie direttamente tra l’offerta di monoporzioni in bella mostra, realizzate da Giuseppe Amato, pasticciere della Pergola e proposti anche all’asporto: bellissimi e buoni (più la setteveli del tiramisù, per la verità), ma ci piacerebbe che a chiudere una cena con delle ambizioni non banali, ci fossero dolci espressi.
Pani di Roscioli che non necessitano altre lodi e carta dei vini tutta italiana, non ampia ma abbastanza interessante (va però stigmatizzata l’assenza di bollicine) da cui abbiamo scelto un Friulano “le vigne del ribel” di Picech, fedele alla tipologia e più beverino delle attese.

L’apparecchiatura spartano-chic (ma la maneggevolezza delle posate lascia a desiderare)

Il gradevole benvenuto con baccalà, agretti e cipolla di tropea

Ricotta, fave fresche, cipolla di Tropea in agrodolce, alici di Cetara e briciole di pane. Qui, purtroppo la sapidità delle alici fa perdere il controllo.

L’ottimo carpaccio d’ombrina con polvere di rosmarino, fichi secchi e prosciutto croccante. Davvero notevole lo spettro gustativo proposto e divertenti i mutevoli equilibri che il piatto trova a seconda delle combinazioni degli ingredienti.

Gustosi i capellini (“chitarra” nel menù) con totanetti, pomodoro e scalogno, pane croccante al picadillo, semplici ma non grevi.

Raviolo di carciofo alla romana con fonduta di pecorino, chips, confettura d’arancio e pepite di fegato grasso. Pasta ripiena di ottima fattura, equilibrio difficile ma quasi riuscito, peccato per l’inutile fleur de sel sul foie grasIn francese significa letteralmente "fegato grasso" ed è definito dalla legge francese come "fegato di anatra o di oca fatta ingrassare tramite alimentazione forzata”. È uno dei prodotti più famosi e pregiati della cucina francese. Esistono tipologie di 'foie gras' non derivate da animali sottoposti ad alimentazione forzata. Spesso il fegato grasso è associato all'alta cucina francese e internazionale per...

Le crucifere. Interessante variazione di verdure cotte (soprattutto) e crude, un po’ modaiola.

Bagnacauda, capesante con tartufo e tortino di patate. Il piatto meno riuscito, bagnacauda salatissima e prevaricante.

Rombo con variazione d’arancia, finocchio e olive disidratate della Sabina. Molto meglio, rombo cucinato alla perfezione e piacevoli contrappunti. Gioverebbe al piatto una maggiore quantità dell’elemento principale rispetto agli accompagnamenti.

Il Friulano di Picech

La setteveli

Il tiramisù

La mousse al lampone con cioccolato

La cucina a vista

Il banco dolci

Visitato il 04-2013

7 Risposte

  1. Mr. R.

    Ho visto dei 14 molto più meritevoli a mio parere, per gli errori descritti non lo vedo quel voto.

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    • Roberto Bellomo
      Roberto Bellomo

      Ci sono buone idee, c’è un ottima mano. Ci sono stati errori abbastanza veniali e mai tecnici.
      E piatti che possono valere anche 15,5. Il voto, come sempre è una scelta, che riteniamo presa in coerenza con altri locali visitati e valutati in maniera analoga.

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      • Andrea

        A mio parere trovo questa recensione troppo penalizzante per un ristorante aperto da due mesi e che risulta essere una delle più belle realtà che oggi Roma può offrire! una mano meravigliosa materia prima di altissimo livello e margini di crescita molto importanti. Ditemi un posto migliore in rapporto qualità-prezzo. Punteggio sbagliatissimo!

      • Roberto Bellomo

        Una considerazione specifica: per PG il voto prescinde dalla sede del ristorante, perché recensiamo con lo stesso parametro ristoranti in Italia e nel mondo.
        Questo buon ristorante lo abbiamo valutato (meno di quanto vuole Andrea, più di quanto ritiene Mr R) a prescindere dal fatto che sia “una delle più belle realtà che oggi Roma può offrire” e il voto che nel tempo avrà prescinderà dal fatto che sia il migliore o il peggiore della città dov’è.

      • Antonio Scuteri

        Non ho ancora provato il locale, del quale peraltro parlano tutti abbastanza bene. Però mi sembra che il 14 per un locale aperto da appena due mesi (anzi proprio perché aperto da così poco) sia un voto alto e lusinghiero, altro che penalizzante. Soprattutto se sostenuto da una scheda molto elogiativa e che fa intravedere grandi potenzialità.
        Gli eccessi di entusiasmo (o di delusione) li può avere il cliente dopo la sua singola cena, non la critica, che deve invece cercare di essere equilibrata. E soprattutto deve saper mettere ogni locale nella sua giusta posizione in rapporto a decine o centinaia di altri locali visitati.
        E poi dipende cosa premia il voto. Il rapporto qualità/prezzo o il valore assoluto della cucina? Ambiente, servizio e cucina o solo cucina? Ogni “editore” ha la sua linea e si uniforma a quella. Parlando in generale, e non del caso specifico, il fatto che un locale costi molto poco non comporta necessariamente che sia più buono di uno che costa di più. Anzi magari è proprio il fatto che costi poco a generare troppo facili entusiasmi. Che peraltro possono essere controproducenti per un giovane, facendolo sentire già “arrivato”

        Detto questo non vedo l’ora di provare Marzapane, perché sembra davvero un bel progetto

  2. carlo59

    e’ una straordinaria realtà, sicuramente migliorabile. Il voto puo’ sembrare penalizzante, ma Alba non potra’ fare altro che migliorare (e alcuni piatti sono , secondo me, ancora work in progress) e sono convinto che alla prossima tornata il recensore o chi per lui alzerà notevolmente l’asticella del voto. Sempre se riuscirà a trovare posto 🙂

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