IN BREVE
Pregi
  • Un sogno borghese che diventa realtà
DIFETTI
  • Il bagno del ristorante è lo stesso della hall dell'albergo
18/20 Valutazione

Al Louis XV a Montecarlo bisogna sfoderare il meglio del meglio per potersi presentare al cospetto di tanto lustro borghese. Una Berluti ai piedi ? Un Patek Philippe al polso ? Una Aston Martin db4 sotto … ehm ?
Ma no … non serve tutto questo per sognare, per vivere un’atmosfera magica, eternamente elegante, irriverentemente borghese. Il Ristorante simbolo di Montecarlo è un sogno, accessibile e possibile, anche una sola volta nella vita.
Qui il tempo sembra rarefatto, rallentato. Tutto si muove attorno a te, in quella place du Casinò, i minuti trascorrono quasi fossero ore. Ecco! Una signora che scorre via con la sua utilitaria … una Mercedes … AMG 63. E lì! Caspita! Una Lamborghini Diablo, da cui scendono un paio di gambe che anche James Bond in Octopussy si sarebbe sognato. In un altro angolo una signora d’altri tempi, fasciata nel suo Chanel d’ordinanza, attende il suo Chauffeur per tornare verso casa, dopo la rigorosa pausa tè con le amiche. Anche il tempo uggioso e triste di Milano lascia lo spazio ad un inconfondibile e terso cielo azzurro, che rimane tale anche all’imbrunire. Con una temperatura calda, ma non troppo, anche il meteo qui è raffinato, al pari della sciarpa di chiffon di seta della signorina che ci sfila accanto.
E’ magia pura arrivare al Louis XV, in una giornata che non ha nulla dell’autunno, se non la Lievre a la royale che ci attende al tavolo. E che tavolo!
Un grande imprenditore, colto, raffinato, sigaro-dotato (e come non potrebbe che essere così) di una simpatia e gentilezza contagiose. Un grandissimo e raffinatissimo appassionato d’arte, oggi più gourmetPersona di palato fine, esperto in vini e vivande. Termine combacia attualmente con un'idea creativa e avanguardista applicata al mondo gastronomico.... con il vizio della spesa, che ci allieta con i suoi racconti di errante del gusto. Uno scienziato di fama internazionale che con un’estrema e modesta semplicità, prerogativa solo dei grandi, ci inonda di perle di saggezza a ripetizione. E poi lui, il critico, macché critico, il divo televisivo, macché divo, il Creative Director. Un uomo, un amico fraterno, un signore con la S maiuscola. Un tavolo di grande spessore, e non poteva che finire così a Montecarlo-
Mancava solo lui al Louis XV, il nostro magnifico. Uomo puro, timido, gentile, raffinato e di umanità e vitalità contagiosa. Uomo che fa dello scherno perenne la sua corazza, alla sensibilità unica di cui madre natura l’ha dotato. Uomo che ha voluto tutti noi con lui, quel giorno in quel luogo, salvo poi non venire ma lasciarci la sua assenza-presenza assordante. A rilevare ancora di più quanto è mancato a tutti noi.
E poi tra un’insalata di mare ed un riso creati più per la nuova borghesia che frequenta da tempo (e tiene in piedi) luoghi come questo, ma meno per soddisfare un tavolo così impegnativo ecco comparire una doppietta degna del miglior Cassius Clay dei tempi d’oro. Colpiti e affondati … da un coniglio alle olive paradisiaco e da una Lievre monumentale. Un luogo-simbolo della cucina di palazzo d’Oltralpe, un luogo che ha come imperativo la soddisfazione del cliente a tutto tondo. Quindi perché non ispirarsi alla cucina mediterranea, anche se a tratti in maniera apparentemente scomposta? Quindi perché non reiterare preparazioni storiche, magari neanche alleggerite, così come vanno e devono essere fatte, per donare piacere? Perché questo è il compito principale di questo ristorante. Anche andando dietro alle mode, e ai clienti, del momento. Chapeau Monsieur Ducasse, Franck Cerutti (ancora qui) tiene alto il vessillo del principe Ranieri, si, che con la sua Grace di oggi trascorre qui qualche giorno dei suoi, anche per lui, speciali, indimenticabili e rarefatti.

il fantastico carrello dei pani

Primeurs de nos paysans à cru, sauce olive, pain imprimè de lègumes

Un pinzimonio ? si, ma principesco. I dettagli, i famosi dettagli della michelin. Le verdure cesellate alla perfezione. Spessore e forma non a caso. E quella salsa, non ossidata, non acida, non amara, semplicemente perfetta. Di una consistenza ideale, e studiata, per nappare gentilmente il pinzimonio

Conquillages et Crustacés, Calamars et Poulple de Roche
Cuisinès ensemble, broccoletti “romano”.

Lo Zenit dell’insalata di mare. A parte il broccolo, cotture perfette dei calamaretti, dell’astice e del polpo. La capasanta e le vongole non brillano, ma rimane un piatto che farebbe sobbalzare ogni cliente abituale

Riso a la courge rouge et radicchio, Champignon Sylestres

Sembra quasi un clandestino che si intrufola in prima classe questo risotto: radicchio e fungo perfetti, ma unici a svettare in un quadro apparentemente troppo semplice e inespressivo.

Lapin de Ferme aux olives de Nice, et petites Càères, Artichauts au sautoir

Primo colpo d’ala. Cotture magistrali, d’altri tempi, e materia prima formidabile! Jus de viande da manuale del grande cuoco. Il miglior coniglio della mia vita! ha esclamato il tavolo all’unisono


Lièvre de Beauce : – le filet rôti, la cuisse en civetMetodo di cottura particolarmente adatto alla selvaggina, che consiste nel cuocere la carne a fuoco lento in una salsa a base di vino, sangue, verdure e spezie...., la Panoufle à la royale, courge, coing et betterave, champignons des bois.

Fuori carta da fondo scala. Una Lievre decisamente animale, come dovrebbe essere. Lo zenit interpretativo della Chasse. Chapeaù, nulla da aggiungere …
Sapori, profumi ed intensità d’altri tempi


Fine tourte de Gibier a Plums et blettes de Nice, lègumes vinaigrès et Mesculun

Altro colpo di classe. Anche qui didascalico, d’altri tempi. Di una finezza scontrosa e unica. Come un purosangue da domare, come una donna da conquistare …


Ravioles aux Fruits de la Passion
Fruits exotiques en brunoiseTaglio di verdure o frutta a cubetti di dimensione di 1mm x 1mm...., infusion d’herbes fraìches

Secondo clandestino a bordo! Chiamate il Capitano!

baba imbibe du rhum de votre choix
accompagnè de crème peu fouellèe

Che altro aggiungere ?

i rhum …

e l’eterno glorioso finale …


ed i fantastici compagni di viaggio …

Assente lo starter, un citrico, affumicato e minerale, quasi sapido Meursault Coche Dury 2006 … un bambino

Il migliore della batteria, anno e manico che non tradiscono mai!

Chateau Montrose 1982

Il più austero, inzialmente scontroso, corto e apparentemente seduto, poi rinvenuto e brillante, con un colpo di coda intrigante

Chateau Leoville Poyferre 1986

L’insospettatamente flesso, pare addirittura di un’altra generazione. Incompiuto. Forse.

Chateau La Mission Haut-Brion 1988

Il meno appariscente, probabilmente azzoppato da una non tenuta perfetta del tappo. Peccato!
D’altra parte, a questo punto, si bevono solo grandi bottiglie … non più grandi vini 😉

Chateau Ducru Beaucalliou 1964

Post Scriptum … il nostro pranzo è stato preceduto da una fantastica visita alla Cave de l’Hotel de Paris. Un immenso labirinto sotterraneo  una seconda Montecarlo a 15 metri sottoterra, scavata nella roccia. Caveau creato e voluto fortemente nel 1870 da Marie Blanc, direttrice della Société des Bains de Mer. Oggi stupendo scrigno contenente oltre 6.200 referenze e circa 350.000 bottiglie di grandi e grandissimi vini. Un patrimonio gelosamente custodito e gestito non solo a fini commerciali, ma anche e sopratutto per i posteri. Con una grandissima responsabilità sulle spalle.







Visitato il 11-2012

16 Risposte

  1. S Lloyd

    Ah, my very first 3 star restaurant in France, discovered in the early 90s. Always happy to read about it. I should go back. Thanks for this beautiful review. Close to winter is, in my view, the best moment to enjoy haute French with their hearty delicious fares.

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  2. gianni revello

    Una bellissima giornata di taste/brain storming tra amici vecchi e nuovi. Nove ore volate.
    In un viaggio di gruppo all’andata pieno di icastici racconti (quelli di Andrea su tutti); con nel frattempo qualcuno che già favoleggiava d’una lepre.

    La visita a una cantina da leggenda, solenne e pulsante, con aura da vendere, e dunque bisognosa affatto dei favori di archistar e designer.

    Una sala storica e un servizio perfetto.
    Una cucina, diciamo non proprio in tutto e per tutto all’altezza della fama (ma lì da preferire alla carta), che ha dato il suo meglio tra domestico e selvatico con un coniglio e una lepre, entrambi alta cucina, …ma pure con l’eredità Gennaro, un babà del quale l’amico Davide ha certificato gli alveoli.
    Dei vini di caratura.
    Per un rito del gran cibo e del gran vino, dove ognuno di noi ha avuto modo di dare avere la sua quota d’armonia, conversando, bevendo e mangiando.

    Immersi in una stagione e in un tempo da spot sul perché queste riviere.

    E per finire un viaggio di ritorno a tante voci, sobriamente appassionate, su temi che potrebbero costituire dei nuclei per una critica del gusto non estemporanea.
    Una bellissima giornata. Un grazie a chi l’ha resa possibile.

    Sei: numero perfetto?
    Giacché il numero magico s’è poi rivisto pochi giorni or sono in quel di Torriana (il clou un inarrivabile Raffo in “Non ci resta che piangere” su fatidici salame e pancetta 🙂 🙂 ).
    E, udite udite, con un Parini in forma smagliante al Povero Diavolo ( …diavolo d’un Faust o un Piergiorgio ricco nello spirito? 🙂 – “…Amo colui che sogna l’impossibile…” ) più magica anche la cucina. Titolo di testa: “Miracolo italiano: Povero Diavolo surclassa il Re Borbone” 🙂

    Spero dunque la sestina ancora mi si ripresenti una terza volta, con altri amici nei prossimi giorni in quel di Modena, per altra lepre, alla riprova, questa sì nascosta, e tuttavia avanti alla pur solida e convincente sorella maggiore monegasca, in nuova differente sintesi di forza, velocità e bellezza.

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  3. Emanuele Barbaresi

    …e comunque un posto così, al di la del valore della cucina, in Italia non ce l’abbiamo. E non ce l’avremo mai.

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    • Il Guardiano del Faro

      … ero qui appostato dietro il monitor ad aspettare il tuo commento Emanuele. Sapevo che sarebbe arrivato, ma lo immaginavo diverso. Prevedibilmente asciutto e secco nel confronto con la piccola Italia ma ben più critico con lo splendido immobilismo di questa sacra cucina. Hai visto? Ci sono dei piatti che saranno in carta ( stagionalmente ) da almeno 10 anni. Sul valore della cucina immagino tu rimarresti, ancora una volta, un gradino sotto, proprio a causa di questa staticità e di questa classicità dove però un piatto “nuovo” finalmente lo vedo: il coniglio con le olive 😀

      Vogliamo anche dire che per visitare la cantina da quest’anno sarà necessario pagare un ticket di 4000 euro? Parola di Monsieur le Directeur, perché sono in otto a lavorare in miniera, e giustamente vanno retribuiti per il loro sacrificio e resistere alle tentazioni.

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      • Emanuele Barbaresi

        …è che non si ha sempre tempo e voglia di fare commenti troppo specifici 🙂
        E poi sull’immobilismo del Louis XV c’è poco da discutere. A me l’immobilismo non piace, né in cucina né altrove. Però, di tutti i ristoranti del mondo, il Louis XV è quello dove lo accetto più volentieri. Non c’è una ragione specifica, è così e basta. Sarà una questione di aria, di alchimia o magari soltanto di psicologia.
        Sul voto, sì, visto che non è cambiato nulla, rimarrei un gradino sotto. Però rimarrei spesso un gradino sotto, per cui, alla fine, il bilanciamento mi sembra giusto. E in ogni caso, meglio il Louis XV a 18, a 17 o al voto che vuoi che molti 19. Non sto dicendo meglio come cucina, ma meglio nel senso che preferisco andare lì…

      • Il Guardiano del Faro

        Vabbè, è giornata…

        Tra i molti aneddoti che potrei collezionare intorno a questo luogo vorrei ricordarne uno che ci collega a filo doppio (anche se non ci siamo mai andati insieme verso quei tavoli), al punto che quando ci fu da tranciare tra valutazione e difetto per la Guida Gourmet non si andò d’accordo su nulla, come spesso ci capitava. E in quel caso vince il Direttore.

        Proprio perché non ci andammo mai insieme tu individuasti il difetto nell’obbligo di indossare la cravatta, cosa che avrebbe potuto mettere a disagio gli improvvisati. Io però la cravatta non la misi quasi mai. Dove stava dunque l’inghippo?

        Nel fatto che io ci sono quasi sempre andato a pranzo e tu sempre la sera, quando vige quell’obbligo, mentre a pranzo no, dove, al Massimo della trasgressione ci presentammo (con il Sola) in smagliante camicia aperta e lui anche con i bermuda. Inutile dirlo, quella volta rischiammo di rimanere fuori, ma visto che almeno una giacca in due ce l’avevamo ci condussero con decisione a pranzare in terrazza, ma solo dopo una delicata trattativa.

        Mi spiace di non essere mai riuscito a trascinarci Franck TheBig One con una delle sue famose mise: in scarpette Puma gialle, pantaloni con i pomodorini e camicia hawaiana. Ci riuscimmo però da Blanc e da Troisgros, dove, una volta messosi comodo al tavolo mi dava di gomito commentando: e anche stavolta sono riuscito ad entrare in un tre stelle grazie alla mia innata eleganza…

        Mancano solo due settimane all’anniversario, abbiamo ordinato le lepri.

        Ciao a tutti e buona giornata

      • Emanuele Barbaresi

        Ecco, questo non lo sapevo. In effetti a pranzo ci sono andato una sola volta, ma non mi ero accorto che la cravatta non fosse obbligatoria. Ciao

      • alberto cauzzi

        E’ pari … il Louis XV è pari. Ducasse non è e non sara mai un dispari, ne in alto ne in basso. Me lo insegnò una vecchia zitella biellese 😉 … e per evitare fraintendimenti aggiungo che si è da tempo trasferito nella riviera dei fuori.
        Il coniglio con le olive, piatto di indubbia creatività :-), ha fatto sobbalzare sulla sedia, come avrete capito, per precisione e rigore. E cosa gli vuoi dire ?
        Poi i numeri qui contano poco, davvero poco. Ciò che conta è l’insieme, giustappunto …
        Un abbraccio a tutti e due, vecchi malandrini

        P.S. Un abbraccio particolare a Frank … e li lo possiamo dire, la classe non era affatto acqua. Ciao Franco!

      • Emanuele Barbaresi

        Pari, dispari, fai come credi.
        Basta che una volta ci andiamo 🙂

      • Carlo (TBFKAA)

        4000 euro per una visita in cantina????????????????????????????

  4. Il Guardiano del Faro

    “Le Cantine dell’Hôtel de Paris a Monaco custodiscono un vero e proprio tesoro: più di 550.000 bottiglie fra le più prestigiose. Un santuario riservato ad una élite, che si può visitare per la modica somma di 4.000 € e che MICHELIN vi apre eccezionalmente.

    Le cantine rappresentano:

    – 1.500 mq di sotterranei scavati a mano tra il 1874 e il 1884, a 13 metri sottoterra.
    – Circa 600.000 bottiglie oltre a 6.000 referenze.
    – La bottiglia più vecchia è uno Château Bel Marquis d’Aligre 1835.
    – Una delle più vecchie bottiglie alla carta è uno Château Margaux 1929.
    – Tra i tesori, uno Château Yquem 1890 e alcuni cognac risalenti a Napoleone I.
    – 8 persone lavorano a tempo pieno nelle cantine. ”

    http://viaggi.viamichelin.it/web/Destinazione/Francia-Costa_Azzura_e_Monaco-Monaco/News-Le_Cantine_dell_Hotel_de_Paris_a_Monaco-?from=NWL

    😉

    Rispondi
    • alberto cauzzi

      Il prezzo lo fissa il mercato, come il concerto privato degli U2 per l’Emiro Al Walid Bin Talal, poi se ti capita di essere amico di Bono Vox una strimpellata in compagnia te la fa anche gratis no ?
      Ma con 4.000 euro ti fanno assaggiare lo Chevalier 98 di m.me che ho visto io o no ? Se cosi’ e’ parliamone …
      Sulla quantita’ di bottiglie invece il numero da me riportato e’ quello raccontato dopo averlo sentito a voce (in confidenza), e non avevo ancora preso l’aperitivo.
      Forse sui numeri ciurlano nel manico … Boh?

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  5. F.

    NO! EH! NO!!!
    altro giro altra corsa. Mi sembra di essere a caldimaggio (festa di paese).

    Ho ascoltato troppe volte la storia pari e dispari che sembro Bud Spencer.
    con i mezzi punti in più o in meno mi sono fatto tanti di quegli aperitivi che da allora sono passato al vermouth di Cocchi allungato e con fetta di arancia.
    Anzi no, il mio cinesino è goloso di ginger beer al naturale.

    Per rispondere al Barbaresi è sufficiente ricordare che da noi la monarchia non c’è da un po’ di tempo, però il nome dell’ultimo cantiniere era “Isola”.

    Ciao a tutti.

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  6. gianni revello

    …al di là della musica ottime orchestre possono assurgere a celebrità, al di là dell’arte si possono costruire pregevoli musei.

    Non l’abbiamo, non l’avremo mai, …ma perché nel confronto limitarci all’Italia (e dove mai lo mettiamo un altro Principato? ipotizzabile un Louis XV senza?), per quanto ne so, per quanto ho visto, la straordinarietà (cantina, sala, servizio) consiste appunto nel suo essere un unico al mondo! …e la cucina, mi trovo d’accordo con Emanuele, manca tre a venti (…e per quel pranzo senza la lepre forse anche quattro).

    Pari o dispari? Intanto col pari non si prendeva la lepre, …di spari sì! 🙂

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  7. S Lloyd

    Mr Cauzzi,
    Just came from another visit at le Louis XV, after many years of no-show. I was not floored by the overall food performance (it’s the type of food I like the most, so I know the sort of eventful flavors I need to expect from it, which I failed to enjoy on this lunch I just had there..the food well prepared, just not joyously flavorful ), but as you rightly stated: it remains an outstanding dining experience (the decor, the luxury,etc). My full text & photo review: http://tinyurl.com/o38jnya

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