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15/20 Valutazione

Questa recensione aggiorna la precedente  valutazione che trovate qui

Recensione Ristorante

Il mare, il territorio, la passione, la famiglia: queste quattro parole riassumono perfettamente il passato, il presente ed il futuro della Taverna del Capitano, la creatura della famiglia Caputo. Una visita a Marina del Cantone, borgo affascinante dove il tempo sembra essersi fermato, è sempre un piacere per il corpo e per l’anima soprattutto se si riesce ad evitare i mesi di massima affluenza turistica. Famiglia si diceva, ed ecco Alfonso con la mamma in cucina, Mariella sommelier e Claudio il maître in sala sempre indaffarati a soddisfare il cliente ed ad offrirgli un soggiorno (c’è anche la possibilità di trascorrere la notte nelle camere della Locanda), dove il protagonista è uno solo: la materia prima, straordinaria. Il pesce qui arriva due volte al giorno direttamente dalla rete di un pescatore di fiducia che lavora da sempre e da più generazioni in esclusiva per il ristorante pescando all’interno della riserva marina protetta. Da non sottovalutare anche le verdure, prodotte dai contadini della zona, e la pasta, trafilata ed essiccata in proprio nella cucina del ristorante.
Tali premesse sono garanzia del risultato: la cucina del Capitano è rispettosa della qualità che ha la fortuna di avere a disposizione e non cade nelle paludi della creatività a tutti i costi che a volte confondono la purezza dei sapori e del gusto. Alfonso è perfettamente consapevole di questo e la sua mano è l’ideale tramite tra il mare e il piatto: sempre misurato, cotture esemplari e difficilmente contestabili. Gli esempi sono il filetto di palamita cotto e crudo, o gli spaghetti aglio, olio, peperoncino, uova di riccio e di seppia dove lo chef trova un bilanciamento difficile in teoria, ma la pratica rende un impatto delicato, con un leggero profumo d’aglio, un tocco di piccante ed il mare che nel finale ritorna attore principale.
Anche i gamberoni con spaghetti di patata fritti, salsa di peperoni e bacio di fiordilatte sono un esempio lampante dello stile della cucina: al primo approccio materico, ma con il vezzo di un tocco di classe dato dalla cottura su foglia di fico.
Poi il classico piatto più scivoloso per uno chef, ma anche il modo più efficace per testargli il “manico”: spaghetti al pomodoro. Ebbene abbiamo assaggiato anche questi, vermicelli a dire la verità, conditi con una salsa ottenuta mixando pomodori cuore di bue per la dolcezza e San Marzano per la consistenza e l’acidità. Il risultato? Perfetto e prova superata con lode:-)
Concludendo la Taverna è il luogo ideale per chi ha voglia di immergersi in un ristorante che riflette in maniera pressoché assoluta il territorio in cui è ubicato, per chi vuole sentire il mare ed i suoi prodotti all’ennesima potenza trasformati al minimo con sapienza, ma anche per chi vuol essere coccolato da un servizio professionale ed estremamente cordiale. E magari fare due chiacchiere e cercare di capire il loro modo di lavorare e, perché no, bersi un ottima bottiglia da una carta molto ben realizzata con ricarichi più che accettabili. Insomma alla Taverna del Capitano si sta bene, punto e basta.

Benvenuto della cucina

Filetto di palamita cotto e crudo

Cicala di mare e fagioli spollichini

Spaghetti alla Nerano

Spaghetti aglio, olio e peperoncino

Vermicelli al pomodoro

Gamberi rossi

Calamaro ripieno

Triglia e fichi

Aragosta de Li Galli cotta e cruda

I profumi della costiera

Il pregio: una materia ittica mostruosa
Il difetto: le presentazioni dei piatti, troppo semplici

Taverna del Capitano
Piazza delle Sirene 10/11 Marina del Cantone, Massa Lubrense
Tel. +39.081.8081028
menu degustazione 70 – 90 – 110
Alla carta circa €100
chiuso lunedì, anche il martedì da ottobre a maggio

Visitato nel mese di settembre 2012

www.tavernadelcapitano.it


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Luca Canessa

4 Risposte

  1. Giovanni Lagnese

    Provato per due volte di seguito recentemente (sempre menù a sorpresa) e non sono d’accordo con la valutazione. È una cucina molto personale che ha due anime: una è quella tradizionale, l’altra è quella che riesce a tirar fuori i lati meno addomesticati dei prodotti. La bravura nelle preparazioni tradizionali è sorprendente: è un cuoco che ha una mano eccezionale e una sensibilità privilegiata, per certi versi (in senso lato) ricorda Victor Arguinzoniz. Per chi non lo sapesse, Alfonso Caputo è uno che, tanto per dire, si fa la pasta secca in casa (superiore a quella di tutti i pastifici campani che conosco), impazzendo con l’essiccatore, ecc. Per quanto riguarda invece l’anima più “spinta”, che emerge solo in alcuni piatti, l’interesse risiede nella capacità di leggere i prodotti in baniera mai banale, lasciandoli esprimere con la forza “avanguardista” che è insita in essi, nelle loro spigolosità, nella loro complessità. Ai più sprovveduti questa potrebbe apparire come mancanza di equilibrio, ma è l’aspetto più interessante e personale del cuoco. Per me vale 17.

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