Un ringraziamento particolare all’amico Tommaso Farina: senza le sue indicazioni, questo pezzo non avrebbe visto la luce.

Monaco di Baviera, la Ricca.
Nella Nazione che è chiamata a fare da traino al sistema Europa, colpisce molto il livello di vita di una delle sue zone più benestanti.
Ci sono più cantieri in centro città a Monaco che in tutta una regione italiana: ristrutturazione di musei, palazzi residenziali, negozi.
Almeno il 30% delle auto circolanti sono auto di lusso.
Un centro storico bellissimo, dove i monomarca delle multinazionali non hanno ancora soppiantato i negozi più veri e originali. Dove trovi H&M ma anche il negozio che vende loden di splendida fattura.
Dove la modernità non ha eliminato la tradizione ma l’ha integrata.
Gente allegra, cortese, autoironica: la definizione di “Terroni” della Germania se la danno volentieri da soli.
Pensi a Monaco e nella tua mente compaiono fiumi di birra. E Pretzel. E ancora würstel, crauti, bolliti.
Non è certamente solo questo la cucina bavarese, ma diciamocelo, è di questo che abbiamo voglia una volta varcata la soglia di Marienplatz.
Allora noi, in una intensa 2 giorni bavarese, qualche giretto l’abbiamo fatto tra le classiche birrerie del centro storico.
Turistiche senza dubbio, ma dove non sarà raro sedersi al tavolo con qualche indigeno intento a scolarsi il suo litro di birra prima di fare ritorno a casa.
La birra è mediamente ottima ovunque, anche i prodotti industriali hanno mantenuto un livello di qualità invidiabile. Qui sulla birra si scherza poco.
Il cibo nelle birrerie è appagante, basta sapere quello che si troverà nel piatto: pochissima forma, tantissima sostanza. Una cucina di eccessi, ma nel suo genere gustosa e ineccepibile. Carne sempre di ottima qualità (anche nel self service di un museo mi è capitata una cotoletta ottima), würstel da primato assoluto: è questo il posto per mangiare queste cose.
Allora cominciamo il tour dalla Mecca delle salsiccie: Nurberger bratwurst-gloeckl, un bel localino a due passi dalla Cattedrale.


La cottura è alla griglia, con legno di faggio.
Ci si siede a tavoli comuni, come sempre in questi locali del centro.
Per farsi una idea è consigliato il Piatto misto con 4 Rostbratwürstl, ½ Stadwurst (salsiccia di Monaco) e 1 Käsekrainer (al formaggio). A 13.30 euro, ben spesi.



Qui si trova la Birra Augustiner Hell spillata dalla botte di legno, venduta a 3.60 euro per ½ litro.

L’Augustiner, fondata nel 1328 dai monaci agostiniani, è uno dei fornitori dell’Oktoberfest.
Forse la birra più popolare della Augustiner è proprio questa Hell, con il 5.2% di alcool: una birra chiara che ha una fase secondaria prolungata di fermentazione. Buonissima.


Notevole anche la Edelstoff, un po’ più luminosa e più dolce, con il 5.6% di alcool, che si può bere nell’edificio prinicipale della Casa, Zum Augustiner in Neuhaser Strasse.


Bere una Edelstoff è didattico per capire cosa si intende a Monaco per birra chiara: di questa se ne potrebbero bere litri e litri senza mai stancarsi.
La Edelstoff viene venduta a 3.80 euro per ½ litro.



Sulla Tal, a due passi da Marienplatz è da non perdere la Weisses Brauhaus, regno della fantastica birra Schneider.
Era qui che un tempo veniva prodotta la birra di Georg Schneider, uno dei pionieri della birra bianca.


Il locale durante la seconda guerra mondiale è stato distrutto e la produzione è stata portata a Kellheim
La forma attuale è legata al restauro tra la fine degli anni 80 e il 2007
Nel menu tedesco troverete i piatti del giorno, ma c’è anche un menu scritto in italiano, con una sezione dedicata ai bolliti e al quinto quarto.
Brodo con strisce di frittata

Insalata del Mastro birraio: con petto di tacchino e formaggio

Lombata di manzo con cipolle e patate

Come vedete, c’è poco da fare i fighetti. Riempirsi la bocca e silenzio, ma la carne è tenera e molto saporita.
E’ qui che ho incontrato la birra che ha sposato a pieno i miei gusti: medaglia d’oro alla Tap 7, birra bianca di frumento.

E’ una weiss dal color del miele, ambrata, con una bella schiuma persistente.
Lieviti a profusione che dominano anche l’intensità olfattiva: nel profumo si sente molto poco il luppolo, sono i caratteristici aromi speziati e di banana dovuti al lievito a farla da padrone.
Il gusto è speziato e fruttato di mela e banana, di pane appena sfornato. Il finale è rinfrescante, pulito, con un leggero sentore di luppolo e scorza d’arancia.
Venduta a 3.75 euro per ½ litro.
Si può trovare anche in bottiglia in alcuni supermercati del centro a 1.10 a pezzo.
In alcuni negozi italici del web si trova a 3 euro, quindi vi consiglio di fare il pieno del bagagliaio direttamente in loco.
Piacevolissima anche la Tap 1, più leggera.

Non si può non fare una visita anche alla più famosa delle birrerie del centro, la Hofbräuhaus, la più turistica e quindi anche la più affollata.



La capienza totale è di 3000 persone, quindi potete capire il livello audio.
Merita, se non altro per la spremuta di storia condensata tra questi tavoli. Dal 1897 la birreria è di proprietà del governo bavarese.
Agli inizi del 900 divenne ritrovo per i rivoluzionari di sinistra, fu poi qui che Hitler tenne uno dei suoi primi comizi. Nel 1944 l’edificio venne bombardato e quasi completamente raso al suolo: venne riaperto nel 1958, un simbolo della città che vive tuttora un grande successo.

La “distribuzione” al tavolo dei Pretzel

Tappa obbligata per ogni sedicente gourmetPersona di palato fine, esperto in vini e vivande. Termine combacia attualmente con un'idea creativa e avanguardista applicata al mondo gastronomico...., il Viktaulienmarkt è un luogo divertente, per guardare o farsi un piccolo spuntino. E’ in funzione da oltre due secoli e rimane tutt’oggi uno dei pochi della città a funzionare mattina e pomeriggio dal lunedì al sabato.
Da non perdere il banchetto delle patate per portarsi a casa un pezzetto di Baviera.

Sul lato nord sono presenti anche i macellai dove fare incetta di würstel e affini. Noi abbiamo seguito i consigli del tom tom di gola, indirizzandoci verso il banco di Rudolf Maier.

Qua e là fa capolino qualche macchia di Italia, in una città che non fa mistero di amare alla pazzia il nostro Paese.

E c’è anche un mercato coperto dove l’Italia la fa da padrona: Schrannenhalle. Può essere interessante farci un giro per capire quali sono i prodotti italiani che vanno forte qui.






Se vi dovessero capitare un paio di giorni come i nostri, sotto pioggia e freddo, potrebbe essere piacevole una sosta che non sia a base di birra fresca.
L’indirizzo giusto è Dallmayr: il tempio della gastronomia di Monaco, dove acquistare e consumare specialità da tutto il mondo. E’ anche sede dell’omonimo ristorante bistellato.
Il bar è rumoroso ma è un sicuro indirizzo dove gustare una buona fetta di torta e un the.

E per riposare le stanche membra?
Pernottare in centro a Monaco può essere impegnativo per il conto in banca: le belle sistemazioni costano mediamente molto.

Se cercate un hotel con garage per la vostra auto e volete stare a due passi da Marienplatz, l’ Hotel Blauer Block in Sebastiansplatz può essere una buona soluzione.
La camera standard è piccola ma pulita.

Il comfort è accettabile, ma il plus è senza dubbio rappresentato dalla posizione: dietro il Viktaulienmarkt, nel centro nevralgico della città. Si può arrivare a piedi ovunque.
I 120 euro a notte sono corretti visti i prezzi medi di sistemazioni analoghe.

Buon soggiorno e ein prosit!

http://www.weisses-brauhaus.de/

http://www.bratwurst-gloeckl.de/

http://www.augustiner-restaurant.com/html/english.html

http://www.hofbraeuhaus.de/

http://www.dallmayr.de

http://www.hotelblauerbock.de/en/hotel.htm

Visitati nel mese di settembre 2012

Roberto Bentivegna

13 Risposte

  1. MUFFARI ANTONIO

    L’articolo è stato scritto da chi non conosce assolutamente Monaco di Baviera. Infatti si possono trovare, basta conoscerli, locali tipici e caratteristici a prezzi per l’Italia ridicoli, per non parlare delle Gasthaus appena fuori la città.
    Inoltre per soggiornare vi consiglio il Motel One di Sendlinger Tor, una catena di alberghi low cost.
    Se occorno altre informazioni sono a disposizione visto che ho vissuto due anni a Monaco e sono 10 anni ce ci vado regolarmente.

    Rispondi
    • Presidente
      Presidente

      Gent.mo Antonio,
      abbiamo preferito visitare locali che si trovassero nel raggio di poche centinaia di metri da Marienplatz, andando a testare quelli che sono gli indirizzi più famosi.
      Ben volentieri noi e i nostri lettori leggeremo i suoi consigli su Monaco che torneranno utili per un prossimo viaggio.
      Grazie

      Rispondi
    • breg

      Se avessi voglia Antonio potresti scrivere un commento con tutti gli indirizzi che ritieni utili? Così da integrare le informazioni già presenti nel post…grazie

      Rispondi
      • Antonio

        Ho recentemente mangiato al ristorante Mark’s (1 stella Michelin) sito all’interno del Mandarin Oriental Hotel in Neuturmstrasse 1, atmosfera retrò e cibo ottimo, prezzo per menù comprensivo dei vini abbinati per 3 portate € 135,00. Da provare, soprattuto per una serata romantica, tutto accompagnato da musica suonata al pianoforte

      • Emanuele Barbaresi

        Confermo il valore del Mark’s, da cui francamente mi aspettavo di meno: una cucina “pulita” e molto tecnica, che vale la stella che ha. Magari difetterà un po’ di carattere, ma se ci fosse anche quello saremmo di fronte a un grande ristorante. Tra il 15 e il 16.
        Buone impressioni anche dallo Shane’s di Geyerstrasse 52, che non ha carta, ma un menu moderatamente creativo, che può essere declinato con un numero diverso di portate, a partire da 55 euro e poi su di 10 euro alla volta fino a quota 95 (se ricordo bene). Ho preso quello da cinque portate da 65 e mi sono divertito, anche perché l’abbinamento enologico (35 euro per cinque vini) è stato azzeccato e affatto banale. Insomma, all’ingresso sembra un locale solo modaiolo, invece c’è anche la sostanza. Direi non più di 15 e non meno di 14.
        Tranquillamente evitabile, invece, l’Acquerello, ristorante italiano stellato in uno dei più opulenti quartieri della città. Materie prime di buon livello, ma esecuzioni tra il banale e il velleitario, a prezzi elevati. 13 al massimo
        Quanto al Tantris, siamo senz’altro di fronte a uno dei migliori ristoranti tedeschi. L’elevato – e inconsueto, a questi livelli – numero di coperti può spaventare, quasi come l’ambiente kitsch, ma alla prova dei fatti la cucina si rivela di livello assoluto. La concezione dei piatti può essere considerata un po’ datata, ma quanto a tecnica e capacità di estrarre il massimo del sapore da ogni preparazione siamo ai vertici. Strepitosi, in particolare, i piatti a base di carne. Cena da 18 e in ogni caso il ristorante non vale meno di 17. In Germania ho mangiato meglio solo alla Schwarzwaldstube di Baiersbronn.
        Un po’ in ribasso, invece, il Residenz Heinz Winkler di Aschau (un tempo tristellato), a sud-est di Monaco, che ha vissuto tempi migliori. Al di là della tecnica impeccabile, una cucina un po’ statica e noiosa. In molte preparazioni a prevalere è la maniera. Non più di 16.
        Tra le birrerie della città, da provare la Georgenhof di Friedrichstrasse 1, lontano dai banchettifici turistici dell’Altstadt (il centro storico). Neanche un turista, appunto, ambiente deliziosamente old style, prodotti di qualità (in buona parte da agricoltura biologica), cucina ovviamente sul pesante, per stomaci forti, ma ben fatta.

      • prosit

        Condivido senz’altro i giudizi positivi su Mark’s e Tantris e segnalo, sempre a Monaco, sul fronte dei voti rossi l’Atelier all’interno dell’Hotel Bayerischen Hof e su quello dei voti blu il Konigshof all’interno dell’omonimo hotel, entrambi con una stella.
        La mia impressione è che la Germania abbia preso la via giusta di una rassicurante ma non banale creatività. L’incredibile professionalità del personale fa il resto. Il risultato sono, negli anni, qualche decina di cene in stellati senza mai una sbavatura.

      • Emanuele Barbaresi

        Infatti. I geni assoluti latitano, diversamente che altrove, ma anche le brutte sorprese e le delusioni sono rare. C’è sempre grande professionalità, sia in cucina sia – forse ancor più – in sala. In diversi anni di frequentazioni tra Baviera, Baden Wurttenberg, Renania e Berlino, l’unica vera delusione rispetto alle aspettative l’ho avuta al Tim Raue della capitale (19 per GaultMillau e 17, se ricordo bene, per gli amici di PG): lì ho trovato una cucina più con-fusion che fusion, banalotta assai. Per il resto, magari poco di davvero memorabile, nel senso letterale del termine, però alla fine sono sempre uscito soddisfatto, pagando conti abbastanza in linea con la qualità complessiva dell’offerta

      • Roberto Bentivegna
        Roberto Bentivegna

        Io a 30km da Monaco di Baviera ho fatto la peggiore cena del 2012, in un 2 stelle.
        E ancora mi mangio le mani per essere andato lì invece di aver prenotato al Tantris. Ma si sa, sono i rischi che corrono i palati erranti

      • Emanuele Barbaresi

        Quale? L’August di Augsburg o quello, di cui non ricordo il nome, nell’area di Garmisch Partenkirchen? Non conosco nessuno dei due, ma è sempre bene sapere dove non vale la pena di andare…

      • prosit

        Ringrazio Emanuele per il caveat su Tim Raue, che leggo proprio mentre devo organizzare un soggiorno di due notti a Berlino. Dunque approfitto della vostra cortesia e competenza per chiedere un consiglio. Due cene a Berlino puntando al meglio: dove? Grazie ancora.

      • Emanuele Barbaresi

        Ringrazio il Presidente, quella recensione mi era sfuggita…
        Quanto ai consigli su Berlino, i due ristoranti dove l’anno scorso ho mangiato meglio (entrambi sul 17) sono il Margaux (1 stella M, 18 GaultMillau) e, più imprevedibilmente, l’Hugos dell’hotel Intercontinental (1 M, 17 GM). Il primo, a due passi dalla Porta di Brandeburgo, si distingue per la cucina personale, leggera, a tratti segnata da una prevalenza di componenti agre, molto incentrata sull’uso di erbe, radici e verdure, con cotture veloci e salse di accompaganamento assenti o ridotte al minimo (ho preso il degustazione: il piatto migliore: una strepitosa combinazione scorzonera-tartufo nero del Périgord-riduzione di pollo). Il secondo, panoramico, in cima a un grattacielo nella zona della Kurfurstendamm, mi ha colpito per la precisione maniacale delle preparazioni, nel segno di una cucina classico-moderna, cesellata alla perfezione, sotto un certo profilo quasi ducassiana. I miei tre piatti alla carta: scampi della Bretagna (di consistenza e qualità straordinarie) lievemente fritti, varizione di zucca, coriandolo; rombo (spesso e carnoso, fra i più buoni di sempre, quando è un pesce che molto spesso delude, specie fuori dalla Francia), puré di carciofi, carciofi fritti, salsa di gulash (un piatto goloso e “maschile”, ma al tempo stesso senza alcun deficit di finezza); millefoglie di cioccolato al gin, gelato di violetta e Cassis, un dolce di grandissima eleganza, fra i più convincenti dell’anno.
        Meno interessante (16), al di là delle sfiancanti quattro ore per gli otto piatti del degustazione, il più quotato Reinstoff (2M, 17 GM), che dà il meglio dove punta sulla freschezza e la persistenza, ma a tratti annoia nel tentativo di essere a tutti i costi all’avanguardia, senza molta personalità.
        Come detto da evitare, almeno sulla base della mia esperienza, il Tim Raue (14), anche se va detto che il mio giudizio è totalmente diverso da quelli di Michelin (2 stelle), GaultMillau (19) e PG (17). Non so, sarà stata una serata storta, ma mi sembra strano, è proprio l’impostazione della cucina che non mi ha convinto: contrasti di sapore grossolani, preparazioni contrassegnate da buone materie prime distrutte da un uso soverchiante di spezie, utilizzate in quantità industriale (una volta lo zenzero, un’altra il peperoncino, una terza il chili…). Tasso di finezza: zero.
        Da evitare (13) anche l’Horvath (1 M, 17), a Kreuzberg: pure in questo caso i giudizi delle due guide sono per me incomprensibili. Una cucina davvero banale e, a tratti, tirata via.
        Invece piacevoli, dal buon rapporto qualità/prezzo, sul 14 largo, l’Alt Luxemburg (16 GM) a Charlottenburg, il Volt (15 GM) a Kreuzberg e il decentrato Bieberbau (15 GM).
        Ci sono comunque altri ristoranti molto quotati, che non sono riuscito a provare, in primis il Lorenz Adlon (2M, 17 GM) dell’omonimo, celeberrimo albergo, il Fischers Fritz (2 M, 17 GM) dell’hotel Regent e il Vau (1 M, 17 GM).

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