IN BREVE
Pregi
  • un approdo sicuro in una città avara di tavole di qualità.
DIFETTI
  • una cucina un po' seduta sugli allori.
13/20 Valutazione

Recensione Ristorante

Da quasi due anni anche nella parte di Genova che guarda a Levante brilla una stella e per l’esattezza una stella Michelin, quella di Ivano Ricchebono e del suo The Cook.
Il “The Cook” è un locale piccolo, con pochi tavoli ed un arredamento minimalista, ubicato in una strada stretta a senso unico, con conseguente difficoltà nel trovare parcheggio.
Per questo motivo fondamentalmente qui non si capita per caso, ma solo ed esclusivamente per gustare la cucina di questo ristorante di cui poco si sa e poco si parla al di fuori delle mura cittadine.
La cucina di Ricchebono è una cucina semplice, materica, quasi esclusivamente incentrata sul pesce, anche se in carta sono presenti alcuni piatti di terra. Una cucina rassicurante, borghese, che si rivolge per lo più ad una clientela di habitué a cui interessa più trovare preparazioni conosciute che la sorpresa o l’abbinamento ardito e che torna e ritorna quasi esclusivamente per assaporare un certo tipo di piatti che, infatti, trovano sempre posto in carta.
Non serve quindi allo chef spingere troppo sui contrasti o prendersi troppi azzardi per accontentare i gusti dei clienti, ma è più semplice ed utile seguire la strada della morbidezza, dell’equilibrio virato spesso sui toni del dolce ed ottenenere così lo stesso, senza troppa fatica, il risultato voluto.
Per queste ragioni troveremo sempre in menù il crudo, il vero signature dish del locale, spesso realizzato utilizzando anche varietà di pesce locale poco conosciute, ma anche il fritto asciutto e croccante servito con zabaione al balsamico, le paste secche e ripiene proposte con vari condimenti, il tutto ben eseguito e ben confezionato.
A dire il vero proprio questi piatti semplici e, poco o niente cucinati, sono quelli che ci hanno convinto di più.
Meno efficaci ci sono sembrati invece le portate un po’ più “spinte”, più concettuali come ad esempio la carbonara di seppia al nero presentata con una salsa troppo coprente, ma soprattutto servita con degli incomprensibili pezzetti di seppia, cotti presumibilmente a bassa temperatura, che invece di donare consistenza e croccantezza portano, secondo noi, soltanto una sensazione flaccida e di ulteriore grassezza.
Qualche perplessità ci ha anche lasciato il brodo acidulato di ostriche con piccoli tranci di nasello e triglia, non tanto per l’esecuzione quanto per l’idea, un po’ irrisolta, nascosta dietro la realizzazione del piatto stesso.
Questo in tutta sintesi è il “The Cook”, ristorante di punta della superba, sicuro approdo per il viandante di passaggio, ma anche per il gourmetPersona di palato fine, esperto in vini e vivande. Termine combacia attualmente con un'idea creativa e avanguardista applicata al mondo gastronomico.... che si vuole rilassare con una cucina pulita, senza dover pensare troppo a quello che si trova nel piatto.
Però, per dirla tutta, ci piacerebbe vedere lo chef alle prese con una linea di cucina più personale, meno ancorata a stereotipi, anche perché Genova e provincia hanno senz’altro bisogno di questo.
O forse no?

Focaccia alla cipolla

Pane

Frittino di antipasto

Crudo

Cappon magroPiatto antico della tradizione ligure a base di pesce e verdure. Il termine "magro" indica il suo essere un piatto di magro, riservato cioè ai giorni di penitenza e quaresimali. Il pesce e la verdura di cui è composto viene arrangiato su una base di galletta. In origine consumato dai pescatori, direttamente sulle barche o dalla servitù dei nobili che...

Pesce su brodo d’ostrica

Carbonara di seppia

Gnocchetti, capesante affumicate, cipolla di Tropea

Fritto con zabaione balsamico

Ice-Nespresso-Mou

Piccola pasticceria

Visitato il 07-2012

5 Risposte

  1. rolando

    Forse no,forse Genova e provincia,ma genovesi e liguri in genere non credo proprio ne sentano la necessità,per quanto valgano le generalizzazioni ovviamente.

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    • Puccio

      E poi… è sempre necessario l’azzardo? Mancava la nota acida a rinfrescare i piatti? In tempo di crisi ben venga se si accontenta anche solo la clientela habituè che conforta i conti a fine mese…

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  2. Fabio

    La recensione mi trova d’accordo, siete stati fin troppo buoni. Esprimo un parere già espresso sul web: azzardo magari no, ma un po’ più di fantasia ad uno chef stellato la si richiede, soprattutto quando il conto è paragonabile a quello di altri chef. Mi viene in mente ad esempio, Alfonso Caputo. Non so se ci rendiamo conto… Solo il conto finale li accomunano. Altrimenti, basa togliere la stella Michelin e siamo tutti d’accordo!

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  3. Luca c
    Luca c

    Fabio hai centrato il punto ed esplicitato quello chi io ho cercato di far capire fra le righe, quando si chiedono certi conti e si ha una stella che brilla le aspettative salgono e non basta più svolgere soltanto il compitino più o meno bene, ma bisogna avere delle idee e soprattutto saperle tradurre nel piatto.
    Comunque settimana prossima vedrete il racconto sulla cucina di un ragazzo che ha tutte le carte in regola per dare grosse soddisfazioni ai gourmet genovesi senza mai dimenticare l’ottimo lavoro svolto da Davide Cannavino e Serenella Medone…

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  4. Cri

    Avete recensito il ristorante di S.Medone?
    A Genova lei,Baldin d La Voglua Matta sono di gran lunga i migliori.

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