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14/20 Valutazione

Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui

Recensione Ristorante
Con il suo Vicolo a Corsico era stato una delle rivelazioni della ristorazione lombarda tra il 2004 e il 2005. Lui è Cristian Magri, curriculum di tutto rispetto con esperienze da Marco Pierre White, Cracco e, soprattutto Aimo Moroni. Cuoco giovane e bravo, insomma, per cui, quando nel 2008 ci fu la notizia che per il rilancio dello storico Savini in Galleria a Milano, la proprietà aveva pensato proprio a lui, non ci si stupì più di tanto. Anzi, la scelta pur sembrando coraggiosa vista la giovane età di Cristian, sembrò assolutamente azzeccata visto il talento già dimostrato dal nostro. Purtroppo proprio quando si iniziava a favoleggiare sul nuovo corso del Savini, arrivò la notizia che, dopo meno di un anno dall’inizio dell’avventura, a causa di incomprensioni con la proprietà Cristian Magri lasciava.
Ma Magri non è tipo da stare con le mani in mano e, un paio di anni fa, appena fuori Milano, a Settimo Milanese crea Dolceccetera locale di moderna concezione, pasticceria, gelateria, easy restaurant, con una formula agile e vincente. Oggi, ancora a Settimo Milanese, di fianco al laboratorio di Dolceccetera, corona il suo sogno di tornare ad un ristorante tutto suo. Il Cristian Magri, appunto.
Intorno i capannoni industriali di una brutta periferia milanese, ma il locale è davvero carino: tanto legno, tetto spiovente, sembra una baita di montagna. C’è anche un grazioso spazio esterno che dà su un grazioso laghetto artificiale. Insomma, all’interno ci si rinfranca dalle brutture circostanti, anche grazie alla professionalità di Emanuela Lamanna, moglie di Cristian che gestisce la sala con grazia ed eleganza, senza perdere un colpo.
Poi, c’è la cucina di Cristian che è bravo e si vede sia nelle preparazioni più tradizionali e semplici come Fagioli zolfini, polipo arrostito, olive nere e pomodori secchi, sia quando il coefficiente di difficoltà aumenta come nel Piccione alla carbonella, zucca, ananas candito e senape.
Certo, non tutto è sullo stesso livello, e a volte il cuoco “dimentica” l’ingrediente. E così, negli Gnocchi al cotechino con porri di Cervere, rape rosse e limone il cotechino resta nel titolo del piatto ma non ne avvertiamo il sapore a vantaggio di una salsa di porro un po’ aggressiva. Non ci ha convinto appieno, neanche il SoufflèPreparazione di cucina classica francese, sia dolce che salata, dalla caratteristica forma gonfia e allungata per la presenza di albumi d’uovo presenti all’interno. La cottura del soufflé in forno avviene lentamente, generalmente a bagnomaria: è un processo molto delicato ed a cui bisogna prestare molta attenzione. Ogni soufflé è costituito da due componenti di base: una crema (solitamente burro, farina... di zucca con cannoncini di mortadella e cipolle rosse. Piatto che, se non sbagliamo fu già del Vicolo, che unisce un delicatissimo e per la verità ben fatto soufflé di zucca con un cannoncino di cipolle rosse dal gusto assai marcato. In bocca noi non abbiamo quadrato il cerchio.
Si torna ad ottimi livelli con la Pasta calamari con stinco di bue, cipollotti e timo piatto questo in cui davvero la mano leggera della cucina sa farsi apprezzare e con un ottimo Controfiletto gratinato alle erbe con purè di patate.
E’ inutile dire poi che i dessert fanno la differenza. Sono opera di Alex, fratello di Cristian e grandissimo pasticciere. Abbiamo gustato una Mousse al cioccolato 64% con biscotto alla mandorla e cremoso alla banana davvero superba..
Si sta davvero bene, ci si sente coccolati – da notare i numerosi e buoni amuse offerti ad inizio pasto – il tutto a prezzi davvero imbattibili.
Un cuoco bravo, una cucina rispettosa di stagioni e territorio, un ristorante destinato a crescere.
Bentornato Cristian.

Ad Majora

primo amuse bouche

secondo amuse bouche

soufflé di zucca con cannoncini di mortadella e cipolle rosse

fagioli zolfini, polipo arrostito, olive nere e pomodori secchi

pasta calamari con stinco di bue, cipollotti e timo

piccione alla carbonella, zucca, ananas candito e senape

controfiletto gratinato alle erbe con purè di patate (foto di apertura)
mousse al cioccolato 64% con biscotto alla mandorla e cremoso alla banana

Il pregio: eccellente rapporto qualità/prezzo
il difetto: non tutti i piatti sono di pari livello.

Cristian Magri
Via Meriggia, 3
Settimo Milanese (MI)
02 33599042
Chiuso il lunedì
Prezzi: 35 euro v.e.

www.cristianmagri.it

Visitato nel mese di Febbraio 2012


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Giovanni Gagliardi

9 Risposte

  1. Enzo Vizzari

    Ben tornato Cristian e in bocca al lupo. Propongo che Passione Gourmet si faccia promotore di una piccola campagna di bonifica lessicale: il “polipo” – anche se da Napoli in giù tutti lo chiamano così – non si mangia, quello che arriva sulle tavole ma non nei menu si chiama “polpo”.

    Rispondi
    • giovanni gagliardi
      giovanni gagliardi

      Corretto Direttore.
      Anche se di solito i nomi dei piatti li copio dal menu e quindi se non sbaglio (ma potrei sbagliarmi) è indicato polipo in carta.

      Comunque, tutto fuorchè piovra che mi sa di mostro marino tipo Godzilla.

      Ad Majora

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      • luca c
        luca c

        anche al Combal 0 il polpo è indicato in carta come polipo boh!

  2. giovanni

    non mi sembra il caso di denigrare settimo milanese definendolo
    ” BRUTTA PERIFERIA MILANESE “

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    • jpjpjp

      penso che sia riferito a quella particolare zona (industriale), non a tutto il paese

      Rispondi
      • Roberto Stringa

        Sono stato da Christian Magri la scorsa settimana. Non conosco Settimo Milanese ma l’aggettivo “bruttina” per definire la zona intorno al ristorante mi pare davvero generoso. Per non parlare della sensazione straniante provocata dall’entrare in uno chalet alpino posto in mezzo ad una selva di capannoni, sensazione aumentata dall’ameno laghetto artificiale in cui lo chalet si specchia.
        Per quanto riguarda il lato che più interessa, la cucina, non posso che concordare con Giovanni Gagliardi sull’ottimo rapporto qualità/prezzo, anche se occorre sottolineare come, almeno per ora, ciò dipenda soprattutto da un prezzo veramente basso. Non che la qualità sia scarsa, tutt’altro, solo che i piatti assaggiati non hanno rivelato quel guizzo in più che ci sia aspetta da una chef come Christian Magri. Che dire infatti di una sorta di “pasta allo scoglio” dal sapore un po’ confuso, portata in tavola già freddina e davvero mal impiattata? Meglio la coda di rospo arrostita con pomodoro (confit e gelatina), capperi (polvere) e olive (salsa), anche se pure questa (la coda di rospo intendo, visto che gli altri elementi erano freddi) servita ad una temperatura non adeguata. Come dessert , infine, Oro Magri è risultato un’opzione troppo dolce e monocorde. Le scelte di mia moglie (spaghetti alla chitarra con crema di ortica e seppie appena scottate, fritto misto e cremino) sono apparse anch’esse caratterizzate dalla volontà di andare incontro ad un gusto medio con piatti rassicuranti e senza troppe sfumature. Il che non è un male, anzi potrebbe costituire un porto sicuro dove fermarsi per mangiare un boccone in tutta tranquillità se non fosse che per servire un primo, un secondo e un dolce (oltre agli stuzzichini iniziali) ci sono volute due ore e un quarto.

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