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Pregi
DIFETTI
15/20 Valutazione

Recensione ristorante.
Per essere una capitale europea di grandi dimensioni, non si può certo dire che Roma abbia un numero molto alto di ristoranti d’alta cucina. L’arrivo nella capitale di Oliver Glowig, già bistellato a Capri dopo il rapido passaggio a Montalcino, è stato quindi salutato con favore da tutta la community di appassionati capitolini che si ritrovano su internet, tra blog e forum.
Probabilmente, però, sono, siamo, sempre i soliti quattro gatti o, ipotesi peggiore, di cucina scrive più gente di quanta visiti davvero i ristoranti, visto che la sala non era esattamente affollata. Nemmeno ha senso sperare nei cosiddetti VIP dello spettacolo, degli affari e della politica: altre tavole, altro genere di ristorazione li attraggono di più.
La location è quella dell’Aldrovandi Palace, già occupata in passato dall’apprezzabile Baby che si giovava della consulenza degli Iaccarino: una sala elegante un po’ fredda, un bellissimo déhors purtroppo non praticabile vista la brutta serata.

Oltre alla carta ci sono due menu degustazione ed è al più ampio, “la proposta di Gloria”, che ci affidiamo, richiedendo qualche piccola variazione accettata senza problemi, per approcciare per la prima volta questa cucina.
E’ ghiotto il crostino di pane con pancetta, burrata e zuppa di sconcigli portato per appetizer.

Non molto incisiva la trippa di baccalà con caviale, pancetta croccante e riccotta, in cui soprattutto le nobili uova hanno funzione solo decorativa, sopraffatte dalla pancetta; decisamente ben fatta, invece, la pasta e patate con provola affumicata, cui l’astice aggiunge solo un tocco, pleonastico, di sciccosità.


Il piatto migliore della serata (foto in apertura) è il risotto al limone con crudo di pesce: mantecatura d’alta scuola, buona materia prima, dosaggio splendido del limone (con contrappunto di un leggero pesto sul fondo del piatto). Eccellente davvero.
Il resto della cena però è in calando: la spigola al vapore con ostrica e gelatina, piatto consolidato del repertorio di Glowig è leggermente troppo cotta e, viste le aspettative alte, delude. Di scuola il piccione in crosta di frutta secca e olive, cucinato a dovere, in cui la spuma di pepe bianco dà un tocco, in questo caso benvenuto, di “modernità” all’insieme.


Forse la nostra scelta di cambiare il dessert previsto dal menu non è stata particolarmente felice, perché i due dolci scelti si sono rivelati abbastanza anonimi: spuma di caprino con rabarbaro e fragole e, soprattutto, la mela con coulisE' una salsa dalla consistenza densa e cremosa che somiglia ad una purea di frutta o di verdura.... di lamponi non restano di sicuro impressi nella memoria.

Sono più incisivi, paradossalmente i petit-fours, davvero fragranti, e le eccellenti zeppoline appena fritte con soavità.


Dalla carta dei vini ancora in divenire abbiamo pescato un buon Pietraincatenata 2007 che ha svolto in modo onorevole il suo ruolo di accompagnatore (piccione a parte, naturalmente).

Il locale è agli inizi e il voto, arrotondato per eccesso, è d’incoraggiamento. Roma ha bisogno di ristoranti di fascia alta e la speranza è che, inquadrati meglio territorio e clientela, questo chef esperto possa sentirsi più libero di creare anche piatti nuovi in cui la sua personalità emerga maggiormente.

il pregio : uno chef solido.

il difetto : una cucina un pò “frenata”.

Ristorante Oliver Glowig
Aldrovandi Villa Borghese
Via Ulisse Aldrovandi, 15, 00197 Roma
Tel. +39 06 321 6126

info@oliverglowig.com

Menù degustazione € 90 e € 120; alla carta € 120

www.oliverglowig.com

Visitato nel mese di Maggio 2011
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Orson

3 Risposte

  1. romagourmet

    mi spiace dirlo , ma prestazione bistellata di capri non sarà facilmente ripetibile , e il “fallimento”
    montalcino sarà un ombra sul curriculum dello chef

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  2. Antonio

    Ho provato alcuni di questi piatti (risotto, trippa di baccalà, pasta) nello splendido Poggio Antico di Montalcino, ricavandone una buona impressione (in termini numerici tra il 15,5 e il 16, anche di più per quanto riguarda il risotto). Ma lì il menù degustazione ampio costava 70 euro, quindi con un notevole rapporto qualità/prezzo. Per quanto riguarda la nuova apertura: mando un grosso in bocca al lupo a chef e proprietà, ma temo che su questa fascia di prezzo (120 vini esclusi) avranno vita abbastanza difficile. Roma non è Capri, russi ne girano pochi

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