IN BREVE
Pregi
DIFETTI

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Questa valutazione, di archivio, è stata aggiornata da una più recente pubblicazione che trovate qui

Recensione ristorante.

– Una staccionata candida nella giornata di sole splendente, cielo azzurro, rose rosse
– la camionetta dei vigili del fuoco, con tanto di pompiere che saluta sorridendo con dalmata al fianco
– ancora fiori, gialli, stavolta, davanti a una staccionata
– bimbi wasp che attraversano la strada aiutati da un’anziana
– villetta a 2 piani, un uomo che innaffia il giardino,
– una donna (sua moglie?), dentro la casa, sorseggia un caffè lungo.
– ancora sull’uomo che innaffia sereno, la pompa si incastra, la tira con uno strappo…aaaahhhhhhhh, un dolore al collo, un attacco di cuore fulminante.

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Sì, è il primo minuto e mezzo di Blue Velvet, folgorante viaggio nel lato oscuro (non solo della zuccherosa provincia americana).
Va più o meno così andando al Canto: si entra in una certosa del ‘300, in una sala di rara bellezza ed eleganza classica, accompagnati da una selezione musicale che può far felice qualsiasi americano al primo viaggio in Tuscany (con tanto di inquietanti riletture in chiave lirica del repertorio italiano più popolare), si apre il menu, si ordina , si attende compiacendosi dell’atmosfera lussuosa e…si sbatte il muso contro l’AVANGUARDIA. Senza compromessi, senza compiacimenti, senza finzioni.

Si esce da una visita da Paolo Lopriore rafforzati nella convinzione che si tratti di uno dei più importanti cuochi italiani (forse oggi il più importante), un cuoco che rimette in discussione certezze, attese, luoghi comuni dell’alta cucina contemporanea (come Lynch, appunto, o Cronenmberg, quelli del cinema); ma anche che sia, ovviamente, un cuoco difficile.
Abbiamo scorrazzato per la carta dando mano libera allo chef, ma chiedendo di privilegiare i piatti nuovi e abbiamo viaggiato su un percorso complesso, ricchissimo, inquietante a volte, sublime altre, personalissimo, sempre estremo anche se sempre più padroneggiato. Con la sensazione che tutto sia “governato” da una personalità matura e consapevole, anche nel rischio, nell’inusuale, nell’unico e, perciò, poco comprensibile.

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Assaggini di prammatica, ritratti con debita foto sotto, inappuntabili (foie grasIn francese significa letteralmente "fegato grasso" ed è definito dalla legge francese come "fegato di anatra o di oca fatta ingrassare tramite alimentazione forzata”. È uno dei prodotti più famosi e pregiati della cucina francese. Esistono tipologie di 'foie gras' non derivate da animali sottoposti ad alimentazione forzata. Spesso il fegato grasso è associato all'alta cucina francese e internazionale per..., mela e liquirizia; cocco e zenzeroLo zenzero (Zingiber officinale Roscoe, 1807) è una pianta erbacea delle Zingiberaceae (la stessa famiglia del Cardamomo) originaria dell'Estremo Oriente. Coltivata in tutta la fascia tropicale e subtropicale, è provvista di rizoma carnoso e densamente ramificato dal quale si dipartono sia lunghi fusti sterili e cavi, formati da foglie lanceolate inguainanti, sia corti scapi fertili, portanti fiori giallo-verdastri con macchie... su tutti) e un mangia e bevi di zucca e amaretto che lancia un segnale debole –l’amaretto si fa sentire!- sul fatto che ci saranno, fra poco, sensazioni forti.

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Dell’ “insalata di alghe, erbe aromatiche, radici” si è scritto anche troppo, considerato che si tratta, in fondo, di un piatto funzionale ad aprire il palato al dopo; aggiungerei solo che il fatto di mangiarlo con le mani non aiuta chi non lo conosca già e non si avveda del fatto che i diversi accompagnamenti (sale, zenzero, wasabiEutrema japonicum, conosciuta comunemente come wasabi o anche con il nome di ravanello giapponese, è una pianta di origine giapponese appartenente alla famiglia delle Brassicacee (o Crocifere). La pianta cresce spontaneamente in vicinanza dei fiumi in zone fredde del Giappone, come per esempio in montagna o nelle valli in quota. Dal rizoma di Eutrema japonicum si ottiene una pasta di...) sono “sotto” l’insalata.

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Il primo piatto “vero” è il più sconcertante: Yé su xin (è un té bianco), tartufi di mare e aceto di moscato. I tartufi di mare crudi, una botta di iodio, sono coperti da una delicata spuma al té bianco, “punteggiata” dalla gelatina all’aceto di moscato. Una sorta di carpione contemporaneo, che però lascia interdetti (sul momento i tartufi prevalgono di netto, l’aceto è molto sfumato, il té è sfuggente: poi però il té torna lunghissimo e fine).

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Lo segue la pietanza più accessibile del pranzo, di inattesa golosità: il cardo, scorzonera, uovo e prosciutto, in cui tuorlo godurioso inonda il cardo (intero e in puré) e la scorzonera ricomposta e il prosciutto aggiunge un diverso tono dolce, grasso e sapidità.

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Parte poi una sequenza che ammutolisce: i ravioli di broccoli, acciughe e tartufo nero, sono, senza lunghi preamboli, il migliore piatto di pasta che io abbia mangiato da anni, forse il migliore di sempre. Per la tecnica (i migliori ravioli possibili), per la misura nel mettere insieme i diversi toni (ancora l’amaro, il salato, il terroso), per l’evocazione di un classico, da cui si distacca sideralmente, omaggiandolo.

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Filetti di triglia, scorza d’agrumi e semi di finocchio: i profumatissimi filetti, presentati magnificamente in una composizione accompagnata da una riduzione del fegato e da un emulsione di finocchio è elegante, delicata, finissima ma tutt’altro che eterea: il gusto, esaltato all’estremo con tecnica d’alta scuola, di una materia eccellente.

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I petti di piccione in civetMetodo di cottura particolarmente adatto alla selvaggina, che consiste nel cuocere la carne a fuoco lento in una salsa a base di vino, sangue, verdure e spezie...., cotti in maniera formidabile, non sovrastati ma, ancora, esaltati dalla salsa sanguigna, alcolica (cassis, armagnac), robusta. E a dare consistenza, altra, oltre a rendere il piatto ancora più bello, il corallo dei fasolari. Persistenza infinita, la virilità di uno Chambertin di Rousseau.

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Il pino midollo e tartufo, arricchito, rispetto alla versione originaria, dai funghi pioppini e lievemente sfumato in termini di presenza meno invadente del pino è un omaggio, à la Lopriore, al territorio (della Certosa, non della Toscana): no, non è esattamente una ribollitaè una zuppa toscana invernale a base di pane raffermo, fagioli, ortaggi e verdure. Protagonista vegetale della ricetta è il cavolo nero raccolto dopo la prima gelata...., ma è oggi più accessibile nel gusto di quanto fosse mesi fa (qui credo ci sia stato l’unico, minimo, compromesso rispetto alle preferenze dello chef, ma è stata una scelta sensata: i funghi aggiungono sensazioni di terra e, in parte, masticabilità e il pino non prevarica più il complesso della preparazione)

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Poi un altro piatto spiazzante: le lumache al verde. No, non le lumache che ricordate dall’ultima gita in borgogna: ancora acidità -la mela-, iodio -l’alga- e terra – le lumache-, consistenze non usuali e non amate dai più (è chiaro che un menu che propone tartufi di mare, midollo, lumache, fasolari, funghi denuncia una predilezione gustativa, quasi un’ “ossessione” gustativa e non è per tutti). No, non è un piatto equilibrato (non è l’equilibrio il faro da queste parti), ma il suo vero limite è che la materia centrale, la lumaca, per una volta, non è esaltata.

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Straordinario in chiusura il riso, capperi, pinoli e olive: Lopriore non usa grassi in mantecatura e insaporisce il riso con 2 “tegole” al burro aromatizzate a pinoli e olive che si sciolgono al contatto col riso. Piatto creato con Cracco e proposto da entrambi in carta a creare un legame ideale tra sensibilità affini.

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I dolci sono quelli di uno chef che non è un pasticciere, ma che ha, anche in questo caso, una gran mano e forti idiosincrasie. Il cioccolato amaro, lime, panna e caffè torna su sentieri già arati tempo fa di inusitato abbinamento acido-amaro, ma con maggiore riuscita rispetto al passato e allargando lo spettro (sensazioni che si inseguono e dovrebbero respingersi ma non lo fanno: la panna col lime?); la sfoglia, composta di rabarbaro, lamponi, crema all’uovo e aneto, più didascalica e “classicheggiante” (è comunque un dolce-dolce) ha una soavità che ci ricorda un altro nostro prediletto, genio dei dessert e non solo, in quel di Torriana.

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Buonissime e originali le mignardises (ancora il noto dragonciokblanc su tutte)

Carta dei vini ben pensata e ricaricata il giusto, concentrata (bollicine e vini dolci a parte) solo sull’Italia. Grissini comme il faut e pochi pani; su tutti, eccezionale, quello nero, degno di Poujauran.
Un plauso a gentilezza ed entusiasmo della padrona di casa, che ci piacerebbe registrare anche nel resto della squadra (spesso titubante e poco empatica nella descrizione dai piatti: dispiace, perché si dovrebbe essere fieri di partecipare a un’avventura del genere).

E’ una cucina che non ha quasi mai leggibilità immediata, ed è talvolta spigolosa come il voto che, in assenza di reali parametri di comparazione con altre, finisco col mettere, per dovere d’ufficio, certo che la visita periodica da queste parti sia un dovere per ogni appassionato vero e un utilissimo esercizio mentale in un’epoca in cui la pigrizia intellettuale è diventata motivo di vanto.

PS Se per una volta le foto sono degne della cucina, il merito va dato a Norbert, ormai novello Helmut Newton…

il pregio : Che cos’è il genio?

il difetto : La colonna sonora… (“pensami” in versione lirica proprio non si può…)

Il Canto
Paolo Lopriore
Strada di Certosa, 82
Siena
tel. (+39) 0577 288180
alla carta: € 110
menu degustazione € 95- € 120

http://www.certosadimaggiano.com/

Visitato nel mese di Febbraio 2010

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Orson

168 Risposte

  1. norbert
    norbert

    Avercene ,in tempi di tante e tali omologazioni, personalità così spiccate non disposte a venire a compromessi.
    A costo anche di rimetterci qualcosa.
    Dando a chi è veramente curioso l’opportunità di ampliare i propri orizzonti.

    Rispondi
  2. Il Guardiano del Faro

    E in più ci sarebbe da sottolineare che vi ha dato anche qualche cosa da masticare.

    Le triglie e i ravioli hanno un bell’aspetto , e sembrano addirittura piatti classicheggianti per ingredienti ed abbinamenti consueti.

    Poi c’è parecchio di molliccio non molto attraente.

    Noto anche le schegge di burro : di scuola Troisgros ?

    Rispondi
    • orson

      La scuola Troisgros Lopriore l’ha fatta davvero, ma io come ti ho detto alla Maison principale fino ad oggi non ci sono mai stato (solo alla dependance della Rue de Berri)
      Rimedio presto…

      Rispondi
  3. Luca
    Luca

    Finalmente la rece del mio cuoco preferito (in Italia). Dei piatti da te assaggiati ho provato solo l’insalata ed il piccione, vedo con piacere che anche dopo la bocciatura, assurda, della Michelin Paolo continua sulla sua strada.
    Molto difficile in effetti dare un voto a una cucina del genere, ma secondo me un votino in piu’ ci stava tutto.

    Rispondi
    • Kriss

      Infatti Luca, qui si parla di quello che viene identificato come forse il più importante cuoco italiano d’avaguardia, ma non abbastanza da considerarlo meglio di Crippa,Parini o Bertolini…

      Rispondi
  4. orson

    In tutta franchezza, di fronte a una cucina così vengono messe in discussioni le normali categorie di valutazione (come sempre quando di avanguardia si tratta).

    Il “gioco” del voto, che è utile a dare un’idea di estrema sintesi e ad attrarre i lettori, mostra, in questi casi, tutti i suoi limiti.

    Quanto sia un cuoco da me prediletto credo traspaia dalla rece (confesso che di rado ho lo stesso interesse, curiosità, felicità a tornare in un ristorante). I voti in meno sono solo un tentativo, fallito prima di cominciare, di “pesare” in qualche modo la sua osticità e difficoltà di lettura.
    Capisco il fastidio di quelli che lo amano ma non avevo idee diverse per riassumere quello che è, per sua natura, non riassumibile.
    Lo considero uno dei più importanti cuochi contemporanei e trovo ininfluente la valutazione numerica (mia e di altri) su un cuoco così.

    Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Quindi l’osticità e la difficoltà di lettura pesano come voti in meno. Complimenti.

      Giovanni

      Rispondi
  5. The Dark Knife

    Premesso che è indubbio il talento tecnico di Lopriore, qualcuno sa spiegarmi il senso “logico”, “filologico” e “gustativo” dell’insalata di erbe e radici? Io non riesco a capirlo sinceramente. Forse è pura provocazione. Parafrasando qualcuno non “sintonizza” il palato, non è saporita, nè regala emozioni.

    Grazie in anticipo per i vostri riscontri.

    Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      In risposta a quel che di blasfermo si legge in giro sull’Insalata, ve ne propongo la mia descrizione.
      Prima due minuti di silenzio.
      Uno.
      Due.

      A prima vista sembrava… niente, un’insalata semplice, quasi comica a certi livelli. L’insalata riccia, i rapanelli: quasi ridicola! Poi, inizi. E, subito, hai la sensazione dello schiudersi di un vecchio contenitore. Il registro gustativo è all’inizio unico: l’amaro. Ma la modulazione dell’amaro si rivela immediatamente vera musica. Un susseguirsi di intensità diverse: acuto, meno acuto, più su e più giù come note su un pentagramma. E i banali rapanelli, eccoli subito a diluire, dilatare le sensazioni, quasi scomponendo l’amaro, come se quest’ultimo fosse un suono in una decomposizione spettrale. Dopodiché, a un tratto, ecco emergere… lo zenzero, col suo carattere dolce e malinconico, messo lì, quasi ad ergersi, a svettare sui resti dell’amara melodia iniziale, finché le erbe aromatiche non ne prendono il posto, arricchendone la soave persistenza con una sensualità… indicibile. E subito un destro-sinistro con la freschezza dell’insalata e il condimento – solo ora, il condimento – in cui il wasabi si rivela in una sua veste nuova, italianissima, certosina, di inedita delizia.
      Noo, cari signori della Michelin, questa non è la composizione di un “giovane che vuole stupire”. Noo, questa è un’armonia che non si era mai provata prima, un profumo sconosciuto, più mistico e più profondo della luce del sole sulle mura della Certosa. Io sono il più ateo degli atei, ma la cucina di Lopriore è come se fosse una manifestazione purissima dello spirito… di Dio.
      Paolo Lopriore, il mio augurio è che lei possa creare, sempre ed esclusivamente, SOLI DEO GLORIA. Cosa arrivino a capire gli uomini ha importanza relativa. Se si è onesti fino in fondo, il riconoscimento ci sarà e sarà grande. Le piacionerie si scioglieranno al vento come i soldi per cui sono state create. Le emozioni vere, no.

      Giovanni Lagnese

      Rispondi
    • Luca
      Luca

      Giovanni ha esplicitato perfettamente l’insalata e quello che lo chef vuole trasmettere, concordo in pieno

      Rispondi
  6. emanuele barbaresi

    Come sai, Roberto, l’altro giorno ci siamo sfiorati e adesso – vedendo le foto – rimpiango di non essere venuto al Canto. Specie quei ravioli, quel piccione e quel riso sembrano davvero intriganti. Sensazionali anche solo alla vista, il che non accade spesso. Il cardo, scorzonera, uovo e prosciutto, invece, non l’ho capito, nell’ambito dell’elegantissima sequenza del menu. Quanto alle triglie, scorza di agrumi e semi di finocchio, le avevo assaggiate anch’io in un’altra occasione e non mi avevano entusiasmato: buone, ovvio, ma un po’ didascaliche, come a volte succede ai piatti di Lopriore, ancora lontani dall’avere lo stesso tasso di genialità. Per questo il 17 per me è giusto, mentre mi sembra che con il tuo chef italiano preferito tu sia stato un po’ troppo severo…

    Rispondi
    • orson

      Ciao Emanuele.
      In realtà vale quello che ho scritto sopra. Parlando di Lopriore dargli un voto mi pare un esercizio sterile (o meglio: una cucina così mi fa riflettere più di altre sul senso di dare i voti -utilità, legittimità ecc.). Diventa insensato, a questi livelli, mettersi a comparare cose incomparabili, usare una “relazione d’ordine” (come fa una scala numerica).
      Scorsese vale 20 e Lynch 19?

      Quindi, a questo punto, 17 perché ha gli spigoli come la cucina, perché ci sarà sempre chi dirà che una cosa difficile da capire è una schifezza (e un altro, più paziente, che si farà venire qualche dubbio, che oltre al voto si leggerà la rece).
      Per tornare alla nostra recente visita da Adrià, appare chiaro da molti piatti che porebbe fare un menu da tre stelle con 10 meraviglie e mettere tutti d’accordo: lo stesso potrebbe fare Lopriore, che però, invece, anche nel degustazione mette i piatti meno “sicuri” e che, grazie a dio, fa quello che ritiene giusto e sente di fare.

      Rispondi
    • emanuele barbaresi

      Sì, però, se è un esercizio sterile lo è sempre…
      Venendo al rapporto con Adrià, capisco perfettamente che cosa intendi dire. La differenza è che Adrià, ormai, può fare quello che vuole, con i suoi menu e con tutto il resto (anche annunciare la chiusura del suo locale con due anni di anticipo). Lopriore, invece, rischia senz’altro molto con la sua offerta gastronomica “estrema”. La perdita della stella è stata senz’altro un brutto colpo. La speranza è che il giro di affari del ristorante non cali e che la proprietà della Certosa continui a dargli fiducia (e carta bianca). Ma non ne sarei così sicuro.
      Comunque direi Lynch 20 e Scorsese 19… Anzi, Buñuel e Kubrick 20, Lynch 19 e Scorsese 18

      Rispondi
    • norbert
      norbert

      Kubrick 20 te lo appoggio tutta la vita.
      Proprio oggi riflettevo sul fatto che per me Stanley sarebbe stato un nick più adeguato.
      Bunuel non lo condivido.
      La dissacrazione della borghesia non vale il mondo immaginifico di uno dei geni assoluti del nostro tempo.
      Ma questo è un’altro discorso…..

      Rispondi
  7. billythekid

    Giovanni Lagnese è un grande intellettuale, ed un intellettuale di una razza rara ed in via di estinzione (uno di quelli – ed ho avuto modo di verificarlo appieno nella nostra corrispondenza privata – che vivono sula propria pelle le proprie idee e non scendono per nessuna ragione a compromessi) ed suo commento all’insalata di Lopriore è un brano di alta prosa.
    Detto questo, leggendolo, mi son sentito a disagio con me stesso, mi son sentito banale, retrivo, gastronomicamente reazionario, ecc., perchè, per quanto impegno ci metta non nel tentare di apprezzarle con il mio palato (cosa che fa a pugni coi miei sensi e mi è francamente impossibile) ma almeno nel cercare di capirle concettualmente, nello sforzarmi di intendere – voglio dire – ciò che sta a monte di certe “creazioni” di cuochi tipo Lopriore, Cracco, Crippa & C., per quanto mi sforzi e mi prodighi in questo senso, per me , alla fine, questo genere di piatti sono delle emerite schifezze e non solo sono disgustosi per le mie papille gustative ma non hanno neppure la benché minima ragion d’essere culturale o mentale.
    Nello specifico, ragionando un attimo sui piatti qui fotografati, in termini molto delicati rispetto ai miei, ha già detto tutto , come al solito, il GDF. Di mio, aggiungo che a parte i ravioli e le triglie, per i miei gusti personali le altre cose sono da vomito e basta.

    Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Alta prosa?
      Se devi prendermi in giro, fallo in maniera più credibile. Sei un appassionato di letteratura e sai bene che l’alta prosa è ben altra.

      Giovanni

      Rispondi
  8. billythekid

    @giovanni lagnese

    Per gli standard di Internet, era sicuramente alta prosa. In ogni caso era un modo assai sensibile, ed ottimamente reso, di descrivere le tue sensazioni. Ognuno ha una sua sensibilità , una sua capacità di percepire ed una sua abilità a descrivere ciò che percepisce. Hai presente Proust di fronte allo zampillo di una fontana? In piccolo, me lo hai ricordato.
    Poi di alta prosa, nel senso nobile del termine, ce n’é davvero poca. Il già citato Proust, Conrad, qualche sprazzo di Fitzgerald, James, Guimaraes Rosa, briciole di Joyce, Longhi ed uno statunitense straordinario di cui, mannaggia!, ora – non so perché – mi sfugge il nome. .Non mi viene in mente altro.

    Rispondi
  9. Alfonso Isinelli

    Molti piatti provati a novembre (triglia, piccione, l’uovo, cardi e scorzonera, golosissimo haii ragione, l’inebriante e continua scia di te a corona dei tartufi di mare)
    E alcune cose che già mi invogliano a ritornare: i ravioli di broccoli e il risotto.
    Peccato tu non abbia provato, ma sicuramente lo hai fatto in altre occasioni, lo sconvolgimento palatale dei ravioli di moscato, capperi e origano di Serragghia.

    Di fronte a questi piatti, le solite “provocazioni” su schifezza, vomito e sull’ossessione masticatoria, si disperdono al vento…

    Rispondi
  10. Puccio

    L’unica cosa che non capisco di questo pranzo è il motivo per cui sia stato messo in chiusura delle portate salate il risotto…

    Rispondi
    • Puccio

      Puoi spiegarmelo allora perchè proprio non lo capisco?
      A parte il risotto in sè come ultima portata, capperi (sapidi) e olive (grasse) come possono pulirti il palato prima del dolce? capisco che nella portata successiva ci sono elementi abbastanza forti e acidità data dal lime, però non ci trovo un senso…

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Scusa, perché i tradizionali secondi ti puliscono il palato prima del dolce? Penso che quel risotto avesse il ruolo di un secondo, strutturato, anche un po’ grasso.

      Giovanni

      Rispondi
    • Puccio

      Ma per favore… daccordo avanguardia sperimentazione ecc…, ma il risotto come piatto finale mi sembra una cagata pazzesca fine a se stessa…

      Rispondi
    • orson

      Un risotto come quello non sarebbe una cagata pazzesca nemmeno servito all’ora del té (adoro Fantozzi, il film, ma non il ragionier Fantozzi, soprattutto l’uso disinvolto di questa citazione: tra un commento iconoclasta e dire una cazzata c’è una bella differenza).
      La scansione dei piatti non è un dogma nemmeno in trattoria, figuriamoci in un ristorante che, l’ho detto da subito, fa cucina d’avanguardia (altrimenti, per pulire il palato prima del dolce: “che le porto dottò, sorbettino al limone?”).

      Rispondi
    • Puccio

      Mamma mia… credo che smettero di postare perchè non mi reputo degno di tener testa a questo livello culturale… la prossima volta che dalla mia bocca dovrà uscire “cagata pazzesca” ci penserò due o tre volte, ma solo dopo aver studiato a menadito la Morandini.

      Rispondi
  11. billythekid

    @emanuele barbaresi

    Bunuel 19
    Kubrick 14
    Scorsese 12 (ad essere di manica larga)
    Lynch 10 (in un eccesso di bontà acritica)

    Rispondi
  12. billythekid

    @orson
    @giovanni lagnese

    Barry Lyndon è, visivamente, un grandissimo film (la storia è quella che è, diciamo decente).
    2001 odissea nello spazio è sì un film visionario, ma anche assai effettistico (nella sostanza) e quindi pretenzioso e totalmente irrisolto nei suoi contenuti.
    L’arancia meccanica ha una prima parte molto ben orchestrata registicamente ma, come il mediocre romanzo da cui è tratto, una seconda parte in cui affronta temi ambiziosissimi in modo banale. Per me è un film roboante, di forte impatto ad un primo approccio ma debolissimo di fronte ad una lettura profonda. In una parola riassume tutti i pregi ed i limiti di Kubrick: estrema sapienza visiva quasi sempre fine a sè stessa. In tutta la sua carriera Kubrick non è mai riuscito a delineare un vero carattere, un personaggio forte e credibile. Il suo è un cinema tutto di superficie scintillante, a volte abbagliante e travolgente ad una prima impressione, ma tutto sommato vuoto.
    Full metal jacket è un fallimento totale: sembra stato fatto unendo due film diversi (la parte sull’addestramento è buona, ma di maniera; quella sulla guerra inferiore a quasi tutti i film fatti sul Vietnam).
    Eyes wide shut è una cazzata totale, su cui non merita neanche dilungarsi criticamente.
    Il dottor Stranamore è un filmetto piacevole, ma nulla di più.
    Orizzonti di gloria un film di guerra passabile.

    Rispondi
    • emanuele barbaresi

      Barry Lyndon, pur essendo un grandissimo film, è il peggiore di Kubrick, ovviamente escluso Eyes Wide Shout (che il regista, se fosse stato ancora vivo, non avrebbe mai fatto uscire, almeno in quella forma). Gli altri sono tutti capolavori assoluti, compresi quelli che non hai citato (in ordine cronologico: Rapina a mano armata, Lolita e Shining). Il fatto che 2001 odissea nello spazio sia un film irrisolto nei suoi contenuti significa poco, anche perché vuole essere irrisolto, e non potrebbe essere altrimenti. L’incredibile forza di Full metal jacket è dovuta proprio alla sua unione di due film solo apparentemente diversi. Arancia meccanica è un cult che ha creato un genere. Orizzonti di gloria è “il” film di guerra. Quanto al Dottor Stranamore, con i suoi innumerevoli, geniali spunti, faccio fatica a comprendere come si possa definire “un filmetto piacevole, ma nulla di più”.
      Ma la cosa più straordinaria, in Kubrick, è che non c’è un solo suo film anche minimamente simile a un altro. Ha spaziato in tutti i generi, o quasi, cogliendo sempre il segno. Credo che non si possa dire la stessa cosa per nessun altro regista.
      Invece su Scorsese puoi avere ragione: è più 12 che 18. E scusate l’OT.

      Rispondi
    • norbert
      norbert

      Dissento totalmente ed affettuosamente.
      Analizzare Kubrick col bilancino del farmacista non rende onore al senso del cinema che traspare dalla sua pionieristica visione della settima arte.
      Il Cinema con tre C maiuscole ,alla John Ford o alla Frank Capra, tanto per citare due nomi, raggiunge quasi sempre con Kubrick delle vette sublimi mai viste prima,animato com’era da un desiderio di sperimentare ed andare oltre le barriere fino ad allora esistenti con una genialità ed una versatilità,a mio avviso, irripetibili.
      Definire 2001 un film irrisolto è un giudizio superficiale per una pellicola che rappresenta un viaggio dentro la storia dell’uomo, con una sensibilità ed una potenza spettacolare tali, che nell’ambito della fantascienza, ne rappresenta una pietra miliare.
      C’è un prima e dopo 2001 nella storia del cinema.
      Ma questo vale anche per tanti altri suoi film.
      Barry Lyndon per gli studi che lui ha fatto sull’opportunità di girare solo con luce naturale è un manuale ,da solo,di storia della fotografia.Senza parlare poi del fatto che è un film di quasi tre ore che si vede ancora oggi con grandissimo piacere,con una trama,la paraboladi un furbetto del quartierino del ‘700(a proposito di caratteri non ben delineati),che non mi sembra semplicemente “decente”.Se fosse distribuito adesso nelle sale,pur essendo stato girato nel 1975,sono convinto che ancora oggi al botteghino si difenderebbe molto bene.
      Arancia meccanica? Mai un film ha fotografato la deboscia,il vuoto pneumatico,la mancanza di valori adolescenziali e post adolescenziali,associata all’insipienza totale delle autorità preposte a vigilare.Con una spettacolarità,anche qui,da brividi.
      Anche qui un personaggio di una forza tale da rimanere impresso nella memoria stampato a fuoco.Malcolm Mcdowell praticamente dopo quel film non ha fatto niente.
      Per non parlare della satira urticante ed al vetriolo sulla guerra fredda di un film come dottor Stranamore dove Peter Sellers incarna alla stragrande la demenza tipica di alcuni personaggi che stavano portando il mondo sull’orlo di un definitivo conflitto nucleare.
      O,sempre a proposito di grandi personaggi, il Jack Torrance di Nicholson nella sua follia all’Overlook hotel,paradigma di uno dei grandi mali del nostro tempo:la solitudine,non è forse un personaggio che incarna uno stato d’animo ben definito?
      O il James Mason alle prese con i turbamenti provocatigli dalla Sue Lyon in Lolita non è forse un archetipo di tante deviazioni sessuali da allora in poi?
      Certo tutto è scintillante perchè anche formalmente Kubrick è un genio assoluto,ma è la scintilla del sole.
      Ti posso seguire,in parte,su Eyes wide shut che effettivamente è irrisolto ma è confezionato in modo magnifico. E sul montaggio non Kubrick non ha avuto,purtroppo l’ultima parola.
      Scusate la prolissità,ma il 14 a Kubrick meritava una risposta.

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Ma smettiamola di parlare di cinema, arte di serie b, arte morale, volgare e narrativa, NON arte!

      Giovanni

      Rispondi
  13. emanuele barbaresi

    @norbert
    Buñuel è stato molto meno regolare di Kubrick, ma certo non meno geniale. Lasciamo pure perdere il sopravvalutato Il fascino discreto della borghesia. Ma, in anni, nazioni e condizioni diverse, la cinquina Un chien andalou-L’angelo sterminatore-Viridiana-Simon del deserto-Il fantasma della libertà è da standing ovation.

    Rispondi
  14. Giovanni Lagnese

    Parliamo pure di design, va’! Qui la sparo io grossa: Philippe Starck mi fa schifo! (E, carissimi, NON si tratta di una provocazione.)

    Giovanni

    Rispondi
  15. Giovanni Lagnese

    Una domanda per i cinefili: il decostruzionismo nel cinema non ha mai attecchito?

    Giovanni

    Rispondi
  16. billythekid

    @norbert e vari altri

    Ma perché, visto che, seppure con opinioni diverse, siamo tutti appassionati, non approfondiamo le nostre idee sul cinema durante, per esempio, una gita collettiva dai Marcon?

    Rilancio l’argomento. Credo che Andrev Rublev di Tarkovskij sia il più grande film mai realizzato (Kubrick paragonato a Tarkovskij è uno scolaretto vanamente alle prese con un manuale liceale di filosofia) e che Bunuel e, a sprazzi (e principalmente solo in Otto e mezzo) Fellini, siano stati gli unici due altri registi realmente importanti .
    Bunuel non ha semplicemente descritto la borghesia ma ha tentato di rappresentare l’inconscio (e con ben altra forza degli anelitici banalmente metaficisi e conditi, ante litteram, di new age che ci sono in 2001).

    PS Spero che almeno su Tarkovskij – dato che è un po’ il Lopriore della situazione, ma con ben altri mezzi – Giovanni Lagnese mi sosterrà.

    PS n. 2 Kubrick aveva un talento icastico notevole, ma nient’altro.

    PS n. 3, per Giovanni Lagnese Purtroppo non ho mai letto Galileo

    Rispondi
    • norbert
      norbert

      Dissento.
      Sempre affettuosamente.
      Ma sempre più totalmente.
      Per me Kubrick 20/20 tutta la vita,tanto per intenderci.
      Solaris di Tarkovskij,grandissimo film….
      Ma non annoiamo chi non è interessato al cinema…
      Da Marcon? partirei anche domani…

      Rispondi
  17. billythekid

    @ giovanni lagnese

    In merito alLa domanda sul decostruzionismo derridiano, prova a vedere “Slittamenti progressivi nel piacere” e capirai perché

    Rispondi
  18. billythekid

    @norbert

    Dimenticavo: mi si allarga metaforicamente il cuore trovare, OGGIGIORNO, qualcuno che apprezza J. Ford. “The searchers” è il più grande film epico mai realizzato.

    Rispondi
  19. orson

    Da Marcon vengo anch’io, ma non parliamo di cinema! (Scorsese 12, non arte, mi sento male, basta coi numeri già c’ho i calcoli…).

    Mannaggia a me e all’inizio recensione OT…;)

    Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Non capisco: io dico che il cinema non è arte e ti faccio venire il mal di pancia, però tu ti dichiari candidamente agnostico sull’artisticità della cucina (che è molto più “arte” del cinema).
      Che Tarkovskij avesse “ben altri mezzi” rispetto a quelli di Lopriore è un’affermazione che denota una concezione moralista, psicologista, contenutista e, soprattutto, romantica dell’arte. Cioè quelle cose che mi fanno venir voglia di mettere mano alla pistola… 😀

      Giovanni

      Rispondi
    • orson

      E che l’ho detto, io?

      Per me, poi, Lopriore sta in una categoria di cuochi più alta di quella di cineasti in cui sta Tarkovskij e, dato che non ritengo il cinema più “importante” della cucina, tra i 2 puoi capire chi prediliga

      Rispondi
  20. orson

    Perché Ford a parte (The searchers l’ho rivisto con figlio un mesetto fa), mi avete massacrato alcuni fari dell’esistenza;)

    Rispondi
  21. billythekid

    @ giovanni lagnese & orson & affini

    iChe la cucina sia più arte del cinema possono sostenerlo solo i blasfemi-bestemmiatori di ogni dio come te!
    E l’arte è sempre e solo narrativa. Senza narrazione non c’è arte!

    E sentire dire che Lopriore è meglio di Tarkovskij mi toglie l’appetito.

    Starck a volte non è affatto male. E alcune sue creazioni si avvicinano assai all’arte. E’ pure un architetto originale.

    Torno a lavorare perché non mi comprendete!!

    ORGANIZZIAMO ‘STA SPEDIZIONE SUI PIRENEI?

    Rispondi
  22. Fabrizio

    Finalmente un cambiamento, oggi i forumisti non sono fancazzisti. 🙂

    tornando a Lopriore, non ci ho mai mangiato ma ritengo cmq difficile dare un voto, ecco perchè il 17 lo ritengo giusto.
    tra l’altro è lo stesso voto che fu affibbiato al Barbaglini del caffè groppi quando era in piena forma ma con piatti altrettanto originali.

    Rispondi
  23. Giovanni Lagnese

    La narrazione è roba per femmine adolescenti in crisi sessuale.
    L’arte non c’entra nulla con l’etica (= contenuto, morale, narratività, ), la Verità è solo nella Forma.
    Il Don Giovanni potrebbe anche avere una storia all’incontrario, l’opera non ne risentirebbe. Indifferenza tra bene e male (l’uno vale l’altro, quello che conta è il “come”), tra essere e non essere; smascheramento della vuotezza dell’ontologia, Dio non esiste se non nella Forma. La Verità è la Forma, la narrazione è tuttalpiù un semplice pretesto. Ravel, billythedog, sofferma la tua attenzione su Ravel, Maurice Ravel…

    Giovanni

    Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Io invece, cenando sotto il porticato d’estate, con una spettacolare luce arancione del tramonto sulle mura interne della Certosa, trovai irresistibile l’abbinamento fra quella cucina e quel contesto. Un’avanguardia che è fuori dal tempo, arcaica e futurista al tempo stesso, come la musica di Ligeti.

      Giovanni

      Rispondi
  24. Benito

    Ligeti chi? Lo sciatore USA?
    Povero Lopriore, gli tolgono la stella e qui si parla di tutto meno che di lui e della sua cucina, mah..

    Rispondi
  25. orson

    Per la deriva cinematografica che ho forse innescato io ho già espresso il mio (contenuto) rammarico.
    Al di là della battuta sciistica e della colta citazione bracardiana, sono curioso di avere un tuo parere su Lopriore, per risollevare il livello del dibarttito.

    Rispondi
    • Benito

      caro Orson percepisco una sottile ironia nel tuo commento ma mi sono permesso di buttarla sul grottesco vista la deriva che stavano prendendo i commenti.. sinceramente non è il posto giusto per ostentare la propria cultura (e sai a chi mi riferisco..).
      Per quanto rigurda Lopriore, so che vuoi prendermi in castagna, ma ho la mia idea:
      E’ un genio incompreso (dalla Michelin ma anche da qualche ipotetico/sedicente gourmet che si riempe la bocca con i grandi classici Francesi, bella forza..), il migliore dei Marchesi boys e l’apice della nouvella vague culinaria Italiana insieme al grande Davide Scabin (Crippa e sopratutto Cracco uno scalino sotto..), creativo, spiazzante, avanguardista e cocciuto sostenitore dei contrasti palatali, mi piace la sua concretezza e non ritengo la sua una cucina per anoressici sdentati (vero GdF?).
      Poi che qualcuno non lo capisca ci puo’ stare, ma da lì a non gratificarlo neppure con una stella (ma contano solo quelle?) mi sembra assurdo e irriverente.. E basta con le seghe mentali, se vogliamo parlare di cinema, letteratura e musica colta facciamolo nei posti appropriati..!
      Forza Paolo TIENI DURO!

      Rispondi
  26. billythekid

    @Benito

    Se Giovanni Lagnese ha una visione (condivisibile o meno) culturale della cucina, non vedo perché non dovrebbe esprimerla semplicemente perché
    qualcuno non è in grado di capirla. A me personalmente sembrano mille volte più interessanti le sue argomentazioni gastronomiche che le trite banalità che lei ha appena scritto.

    Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Ti dirò: in questo caso… “gliel’appoggio”, a Benito. Detesto le derive “culturali” fini a se stesse quando si parla di cucina. E detesto ancor di più che un pranzo sia considerato un’occasione per discutere. Meglio discutere al cinema o a una Lectura Dantis.

      Giovanni

      P.S. Le mie non sono mai derive “culturali” fini a se stesse, però. In realtà il vero oggetto del mio discorso è la Cucina, la mia visione della Cucina. Parlare di altri mondi mi serve solo per deriderli, bestemmiarci su e sminuirli di fronte alla Cucina!

      Rispondi
  27. Gianni Revello

    Piccola storia dell’arte comparata

    Se preferire Pic a Lopriore fosse un po’ come
    preferire le Sorelle Fontana a Lucio Fontana..

    se preferire Parini a Bottura fosse come preferire
    “Il tetto” di Vittorio De Sica
    a “La notte” di Michelangelo Antonioni..

    e se
    preferire Filippetto a Cracco fosse un poco
    preferire Gianni Morandi a Giorgio Morandi..

    Allora, alla prova del cuoco:

    Valeria Marini o Marino Marini?
    Luciano Spalletti o Ettore Spalletti?
    Raffaella Carrà o Carlo Carrà?

    Cedrata Tassoni ..o Moreno Cedroni?

    Valeria Piccini ..o un pizzico di sale?

    Rispondi
  28. franco francese

    Ho la sensazione che tra questo Revello e Lagnese ci sia modo di passare la giornata su intense letture 😀

    Rispondi
  29. billythekid

    Sì, è una battuta lacaniana. Uno che ha questa idea mistica della cucina non ha un accesso diretto e pieno al Simbolico e, vittima di un’oralizzazione estrema, può parlare – e parlarsi – solo mangiando.

    Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Billy, io curerei quelli come te sottoponendoli a una lunga – viva le ripetizioni! – cura a base di esercizi di risoluzione di problemi matematici e neotopografia fotografica.

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Sai, Billy, io ho sempre chiamato “femminelle” quelli col tuo tipo di formazione e mentalità.

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Io ho sempre sostenuto che ai ragazzini delle elementari non si dovrebbe far studiare i raccontini, la storia e le poesie, ma solo le equazioni differenziali!

      Giovanni

      Rispondi
    • azazel

      dapprima derivata prima minore di zero…poi derivata seconda…qui si rischia l’asintoto verticale…

      Rispondi
    • azazel

      purtroppo il concertista classico che non espanda i propri orizzonti incappa nei limiti da te descritti. Il jazzista non fa altro che fare quello che ogni musicista, anche dilettante, una volta conosceva alla perfezione, ossia la pratica della composizione, non la teoria, la pratica del basso continuo in soldoni. Non conoscerla significa essere mezzi musicisti. E in tal proposito penso sia difficile questa completezza per i dilettanti (e ti assicuro che questa parola non ha alcuna accezione negativa per me) a causa del tempo che esige. Tutto qua. Esistono sicuramente professionisti routinier e dilettanti di talento, a volte immenso. Penso solo che per una profonda comprensione, emotiva tecnica e musicale, sia necessaria una completezza cui io ancora non sono pervenuto.

      Rispondi
    • azazel

      cos’è uno scandalo? spero non quest’esecuzione. Maurizio Pollini, oltre a tutti i meriti riguardanti la divulgazione di opere del proprio tempo, per cui ha tracciato vie su cui altri poi si sono inseriti (e spesso, va detto, con risultati musicalmente più pregevoli, v. Webern e Boulez più che Schoenberg),ha la fortuna di essere un pianista di soggiogante impatto, soprattutto dal vivo. La forza intellettuale di molte esecuzioni, anche di quelle meno pregevoli dal punto di vista dell’estetica musicale, è tale da tenere inchiodato alla poltrona chiunque abbia la mente aperta a capire le sue intenzioni. Onestamente se senti i concerti di Mozart che ha inciso nota la trasparenza del percorso storico che viene evidenziato. Questo concerto non è il Jeunhomme, è il numero d’opera dopo il 466 e dopo quello nulla può essere uguale. Ergo se il problema è che l’esecuzione sia un po’ Beethoveniana, cerca di chiederti perchè lo fa, perchè fa scendere Mozart dall’eterna fanciullezza a cui l’Ovvio l’ha confinato.
      Di certo non è il mio pianista preferito e neppure fra i primi 10, ma è un Grande a cui dobbiamo portare rispetto, con i Benedetti Michelangeli si gode di più ma la cultura non va avanti.
      A mio modesto parere…

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Azazel, che tu non capissi nulla di musica si era capito.
      Sì, Pollini è un musicista abbastanza colto.
      Il problema è che l’intelligenza musicale spesso non c’entra molto né con la cultura musicale né con l’abilità tecnica.
      Mozart puoi suonarlo come cavolo vuoi, è davvero musica che si può suonare in tantissimi modi. Però prima bisogna averla capita. Non analizzata: capita.

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Uh, sai, Messiaen era uno dei miei compositori preferiti alcuni anni fa.

      Giovanni

      Rispondi
    • azazel

      ad ogni modo (dato per scontato che scherzassi), chiediti perchè Pollini a 68 anni con l’artrite e la mano disastratissima (il 4 praticamente non lo usa più), sia più apprezzato dagli addetti ai lavori (non parlo ovviamente delle teste bianche che sui pp scartano caramelle) che 25 30 anni fa. Proprio perchè è l’intelligenza musicale ad aver avuto ragione ora che le mani non sono più quelle stratosferiche di qualche tempo fa.

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Non scherzavo affatto.

      Giovanni

      P.S. So bene che siamo in pochissime persone al mondo a capire _veramente_ Mozart (il compositore più ostico della storia della musica: mooooolto più ostico, che so, di un Anton Webern o del primo Stockhausen)!

      Rispondi
    • azazel

      SIAMO in pochissime persone? Ma tu chi sei? Da quale piedistallo ti permetti di dare dell’incompetente non tanto a me, che peraltro con la musica ci campo, ma al Maestro Pollini? Sei musicista? O solo tuttologo? Dove sono le tue incisioni mozartiane? O ti basta la teoria e non sei in grado di fare un accidente di niente? Un forum non è solo uno specchio davanti al quale masturbarti vituperando gli altri, renditene conto. Esistono toni e toni per dialogare e confrontarsi. Ma a te il confronto non serve, serve solo un’audience. Sei patetico.

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Chi ha capito, vede dall’alto e sa. E sa di sapere.
      Non c’è dimostrazione. O uno vede, o uno non vede.
      Non ci può essere un’argomentazione. Il valore artistico va visto.
      È come il fatto che 1+1 fa 2. Una qualsiasi dimostrazione di questo fatto, presuppune il fatto stesso. E allora mettiamola così: io non ci credo. Su, dai, argomenta! Convincimi del fatto che è così! Non si può, carissimo. E lo stesso vale per il valore artistico (di una composizione ma anche di un’interpretazione).

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Voglio aggiungere una cosa. Una e trina.
      1) Arruga esprime il suo giudizio su compositori ed esecutori pur essendo lui in prima persona piuttosto scarsino come musicista.
      2) Qui c’è gente che non sa proprio cucinare ed esprime giudizi sugli chef.
      3) Un compositore, anche se non sa suonare bene come questo o quel concertista, ha tutto il diritto di dire se il concertista ha suonato bene o male la sua composizione.
      1+2+3) Non vedo perché, per esprimere un giudizio sulla capacità di Pollini di CAPIRE Mozart (non sulla sua abilità tecnica o sulla sua raffinatezza filologica), uno debba essere abile tecnicamente, o preparato teoricamente, filologicamente, analiticamente quanto Pollini. Ché poi tutte queste cose non c’entrano nulla con quella cosa INTANGIBILE e NON FORMALIZZABILE che è l’aver capito.

      Giovanni

      Rispondi
    • azazel

      qui l’unico problema è che sei tu a dirlo di capire Mozart, e ciò perdonami è piuttosto opinabile. Artisti immensi come Arrau o Richter pur avendo passato l’esistenza in compagnia della musica dei grandi non hanno avuto l’arroganza di esprimersi in tal modo. E’ chiaro che non è necessario nè sufficiente essere in grado di suonare perfettamente per esprimere un giudizio, ma ammetterai che dire che un artista della portata di Pollini non capisca nulla di Mozart è spararla grossa. Poi manca l’argomentazione; io ho espresso un punto di vista nell’interpretazione, tu hai solo tranciato che non ha capito nulla, e questo è quanto di meno critico esista. Argomenta, e con me con Pollini alla fine sfonderai una porta aperta. Ma non puoi esprimerti così nè su di lui nè su di me che di applausi ne prendo spesso e volentieri (per di più su quale appiglio tu puoi giudicare la mia competenza? non sai NULLA di me).

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      E aggiungo, anche, un esempio illuminante: col senno dei giorni nostri, possiamo affermare con ragionevole certezza che Nietzsche ha capito l’ultimo Beethoven meglio di qualsiasi musicista a lui (a Nietzsche) contemporaneo. Eppure Nietzsche non era un musicista e non aveva le competenze tecniche, filologiche ecc. dei musicisti suoi contemporanei che disprezzavano l’ultimo Beethoven. Ma Nietzsche aveva perfettamente ragione a dar loro degli asini.

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Azazel, considerando il pubblico che c’è in giro, non c’è molto da vantarsi degli applausi.
      Musicisti considerati validissimi, come Boulez, hanno mostrato in varie occasioni di “non aver capito”. Prendi Boulez su Bartok. Bartok, capisci? Il più grande compositore del Novecento.
      Io posso dire di aver capito Mozart e la mia affermazione è indimostrabile quanto lo sarebbe una simile da parte tua. Quello che si può fare è suggerire, catalizzare la scintilla. Ecco, questo a volte capita: che due persone che “hanno capito” si riconoscano. O che una riesca a catalizzare lo scoccare della scintilla dell’illuminazione nell’altra. Nel caso dell’interpretazione di Pollini, mi sembrava evidente la non comprensione del senso musicale di quanto suonato. Chiunque AMI (sul serio) Mozart se ne rende conto.
      E poi, come la mettiamo con la leggerezza di Pollini verso un compositore come Ravel (completamente trascurato, a differenza del meno valido artisticamente Debussy).

      Giovanni

      Rispondi
    • azazel

      ho discusso di queste cose questa sera a cena, in un posto raccapricciante a Milano, con un noto direttore mio amico. Ci hai dato parecchi spunti di discussione. Quello su Ravel e Debussy è stato il più interessante. In effetti essendo più “fan” di Ravel per me è più difficile dirlo ma per l’evoluzione complessiva della musica Debussy è forse più importante, mentre concordavamo con te sul maggior valore intrinseco delle singole composizioni. Su Bartok te l’appoggio…anche se secondo me Stravinsky e Berio non sono da meno.

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      È proprio la concezione “progressiva” della musica che ha portato Pollini a trascurare Ravel.
      Sia chiaro: proprio io sicuramente non sono contro il progresso, ci mancherebbe. Però l’ideologia non devo portare alla miopia. L’arte è fatta di pratiche molto complesse, nelle quali non vi è una sola istanza, ma molteplici istanze. Si banalizza anche lo stesso Debussy se lo si legge esclusivamente in chiave “progressiva”. Per non parlare di Bartok. E purtroppo quasi tutti i musicisti hanno avuto, e alcuni ancora hanno, la tendenza a soffermarsi solo su alcune istanze della musica di Bartok, la quale invece è caratterizzata da un intreccio estremamente complesso di percorsi e di estetiche.
      Caro Azazel, il non capirci niente è cosa molto diffusa, anche tra i musicisti professionisti. Forse non ho l’autorevolezza per dirlo, ma so di avere ragione. Ti racconto un aneddotto. Ero nel bagno di un importante teatro italiano. Il programma quella sera era costituito dalla Sonata per due pianoforti e percussioni del Divino e da una composizioncella volgarmente neoclassica-ruffiana-medievale di un ammuffito compositore filonazista, tristissima pattumaglia in salsa di marmellata industriale. Arriva in bagno uno dei due pianisti. Si tratta di un importante, famoso, quotato pianista. Inizia a parlare del programma con una persona del pubblico. Ebbene: gli dice di pazientare durante l’esecuzione della composizione di Bartok, perché poi “dopo quella musica un po’ insensata, c’è una composizione davvero bella che stiamo riscoprendo. Bella, affascinante, suggestiva, con motivi medievali”.
      Meditate, gente, meditate.

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      La cosa più triste sono le coppie di pianisti che inseriscono nel loro repertorio la Sonata per due pianoforti e percussioni perché “devono”, o i quartetti che inseriscono i Quartetti di Bartok per lo stesso motivo.
      Il problema è che questa gente _a maggior ragione_ non dovrebbe suonare Mozart. Questa gente non dovrebbe suonare nulla.

      Giovanni

      Rispondi
    • azazel

      …e sono comunque altresì sicuro che Mozart, con basi tecniche appropriate, sia più profondamente comprensibile che da dilettanti. Ovviamente quando la professionalità non si trasforma in accademismo. Altrettanto logicamente il non-professionista non ha neppure la minima idea di quanto gli manchino queste competenze, dal momento che dal suo punto di vista non ne avverte il bisogno. D’altronde è un mondo in cui il dilettantismo tende a farla da padrone. Se lasciamo che direttori artistici, agenti e giornalisti tecnicamente e musicalmente incompetenti lascino andare a p….ne i nostri amati teatri, posso lasciare che un qualunque appassionato abbia la pretesa di spiegarmi come va suonato Mozart prendendo me e Pollini per due pirla..io non ho la patente per dare di questi giudizi, beato te che ce l’hai.

      Rispondi
    • azazel

      beh…in effetti solo un cogl…. può parlare così della sonata di Bartòk…sui Carmina avendoli sia suonati che cantati ti posso assicurare che (nonostante il valore non eccelso) sono davvero una delle cose più divertenti da fare. Certo (citando Woody) altri 5 minuti ed avrei invaso la Polonia…

      Rispondi
    • azazel

      e d’altronde non sono molti i professionisti che escono dall’ovvio del Bartòk politonale e del Debussy impressionista. Sono cavolate da Garzantina ma di fatto la storia della musica così viene spiegata nei conservatori italiani. Poi uno può decidere di fare un passo avanti ed acquisire certe conoscenze (quelle che riconosco anche a te), però, ripeto, la base si fa anche su nozioni più “tecniche” fondamentali per una comprensione del musicista a 360 gradi..ad esempio non si può conoscere veramente nessun romantico senza letture ripetute e mirate degli epistolari, ma poi conoscerne le tecniche compositive DA MUSICISTA non puoi negare che aiuti..

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Azazel, se ti dicessi il nome del cogli1, ti metteresti le mani nei capelli.
      Comunque, è da cogli1 anche parlare dei dilettanti nei termini in cui ne parli tu. Guarda che – cambiando ambito ma non troppo – Fermat era un dilettante, eh.

      Giovanni

      Rispondi
    • azazel

      beh si va sempre in coppia no? ad ogni modo Fermat era un dilettante in un mondo che era ancora dei dilettanti,in quell’epoca e per quella disciplina, quindi il paragone è azzardato. Ma tanto visto che pensi io sia un cogl1 non è grave se non siam d’accordo..certo sul cogl1 n.1 mi hai incuriosito..è uno che va dal dentista?

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Poi una cosa che non capisco, Azazel, è quale oscura forza sovrannaturale impedisca al dilettante di studiare la tecnica.
      Fermo restando che non sto parlando di tecnica esecutiva: Ligeti, tanto per fare un nome, non se la cavava molto bene al pianoforte (causa questa del virtuosismo dei suoi magnifici Studi), ma penso proprio che fosse in diritto di esprimere il suo parere su Mozart più lui di Pollini.
      Dilettanti, professionisti: categorie del cavolo. Sapessi quanti professionisti (anche famosi e accademicamente stimati) mi hanno fatto ridere parlando di contrappunto, di armonia modale… e peggio ancora di acustica, psicoacustica. Se però ti riferivi a dilettanti che non hanno nemmeno le basi di “Composizione superiore”, allora ti do ragione. Ma il problema è che la maggior parte dei pianisti concertisti queste base non le ha…

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Tra l’altro, uno dei punti di forza di molti musicisti jazz rispetto a loro colleghi musicisti classici… è proprio l’apprendimento meno tradizionale e più incentrato sulla comprensione.
      Dilettanti, non dilettanti… Ma guardiamo ai fatti e alle cose in sé! Se uno è tecnicamente incompetente lo si capisce anche senza andare a guardagli il curriculum…

      Giovanni

      Rispondi
  30. COOKKKILLER

    Tutta colpa di Andy Warhol, che aveva profetizzato che i grandi artisti di questo secolo sarebbero stati: parrucchieri, sarti e …cuochi?

    Rispondi
  31. billythekid

    Andy Warhol era un pagliaccio, e non un artista.
    Definire “artista” un sarto è un abominio.
    Tutti questi “grandi” sarti io li vedrei bene a fare gli sguatteri di cucina a qualche nerboruta massaia.

    Rispondi
    • COOKKKILLER

      Ma chi saranno mai, allora, i grandi artisti?
      Ho l’impressione che ti piacciano Botero, Bueno e…Brindisi!

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Scusa eh, ma perché un designer (artisticamente disonesto, tra l’altro, come Philippe Starck) sì e un sarto no?

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Tra l’altro, io penso che né il design né l’alta moda siano arte. Quantomeno non lo sono in sé. Diventano arte con un atto di collocazione: spaziale, logica…
      È così anche per l’architettura: è solo grazie all’atto della “collocazione” (spaziale, logica…) che l’architettura (ma anche una foglia per terra) diviene arte.
      Allo stesso modo, una mozzarella non è arte. Ma una mozzarella in un piatto, in un preciso momento e con un preciso senso, può esserlo.
      La collocazione, signori, la collocazione. Duchamp docet.

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      In ogni caso il confine è labile. Ad esempio, gli Studi di Chopin sono arte. La collocazione logica a volte è sfumata.

      Giovanni

      Rispondi
  32. billythekid

    “cookkiller” mi fa venire in mente “cockkiller” …
    Bel soprannome, comunque.

    Rispondi
  33. billythekid

    @cookkkiller

    Mi piacciono questi:

    Dante, Shakespeare, Tolstoj, Dostoevskij, Proust.

    Hoelderlin, Pessoa.

    Mozart, Beethoven, (Wagner).

    Mantegna, Piero della Francesca, Michelangelo, Turner, Picasso, Kle, De Kooning, (Pollock).

    Gehry

    Rispondi
    • COOKKKILLER

      @billythekid
      tra gli “antichi” preferisco: Duchamp, Satie e R. Roussel, che sicuramente tu metti nel settore “pagliacci” insieme a Warhol e all’Agnese…

      Rispondi
  34. Giovanni Lagnese

    Io penso che billythekid sia solo uno con scarse intelligenze, che purtroppo, impegnandosi, e atteggiandosi, riesce a farsi prendere sul serio da alcuni.

    Giovanni

    Rispondi
    • COOKKKILLER

      Ah, finalmente! La cucina “ready made”: solo cose trovate, scelte e disposte lì, prive del contaminante intervento der Coco. (Cocò le Mokò?)

      Rispondi
  35. breg

    secondo me qualcosa nel vostro cibo o nelle vostre bevande vi fa male 🙂 ieri sera ci siamo finiti un fusto di birra ma non ero cosi’ fuori 🙂

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  36. paolo

    grazie per la bella recensione, anche se non si condivide il trasporto verso le sperimentazioni del gusto, è ingiusto non riconoscere al “recensore” la capacità coinvolgente del racconto. Spero di poter passare da Lopriore quanto prima!

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  37. billythekid

    @cooklkkiller

    SINTETICAMENTE.

    Duchamp – pur non essendo un grande artista – era di un’altra stoffa di Warhol, e “La sposa messa a nudo ecc.” ha una sua complessità psicologica interessante (secondo me i video – mediocri e spesso ridicoli – di M.Barney sono solo una rimasticatura, sputata nel piatto e servita con una diversa salsa, di quel suo lavoro)
    Ha tuttavia la colpa enorme di aver aperto la strada a tutta una serie di non-artisti tipo – per citare i meno scarsi – Hirst e Cattelan (che nondimeno hanno l’ardire di spacciarsi per creatori quando in realtà, nel migliore dei casi sono dei buoni pubblicitari e nulla più, gente che Ivan Karamaqzov definirebbe “carne da cannone” insoma), dozzinali, pietosi e follemente pretenziosi, il cui equivalente in campo critico sono, per stare su questo forum, le farneticazioni (paradossali, dotte, a volte spiritose ma sempre senza capo nè coda) di G. Lagnese.

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    • COOKKKILLER

      @billythekid

      CAPISCO
      Immangino, quindi, che al Loius XV ci andrete col Cocchio…
      Ma vorrei aprire una parentesi sull’estetica dei luoghi del cibo.
      A parte Noma, trovo che quasi tutti, stellati e non, modernetti o sperimentali, abbiano in comune arredi pretenziosi e di pessimo gusto, per non dire cafoni.
      E’ l’idea di un “lusso” visto dalla prospettiva dei fornelli…

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  38. billythekid

    @giovanni lagnese

    Quando parli di musica ti dimostri – malgrado tutte le castronerie che tiri fuori – più intelligente di quanto vuoi sembrare

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    • Giovanni Lagnese

      Senti, billythekid,
      non ti insulto perché nessun insulto sarebbe sufficiente per esprimere il disprezzo che provo verso quelli come te.
      Va’ per la tua strada ed evita di parlare con me e di me, ché non ne sei degno.

      Giovanni

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    • Giovanni Lagnese

      Sia chiaro che il mio non è un affronto: è solo un modo di fare un po’ di ironia.

      Giovanni

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    • COOKKKILLER

      @giovanni

      “ironia” deriva forse da “iron”?
      Una cosa pesantissima, come una trave di ferro….

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    • Giovanni Lagnese

      E suvvia, non facciamo i musoni! Mica hanno salvato il mondo, i musoni!

      Giovanni

      Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Non prendete sul serio l’Arte, e la massima Arte che è la Cucina, e poi prendete sul serio le miserie umane. Che mediocrità!
      Carissimi, si scherza con la storia e non con l’Arte! Voi, mediocri, fate il contrario.

      Giovanni

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    • Giovanni Lagnese

      In ogni caso, ripeto, le mie intenzioni erano puramente sarcastiche.
      Oddio, _anche_ un po’ ciniche, ma _puramente_ sarcastiche.

      Giovanni

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  39. COOKKKILLER

    Ho sempre ammirato chi si erge al di sopra della mediocre meschinità culturale. Chi ha contemporaneamente una visione panoramica e dettagliata. Chi convive con il proprio delirio di onnipotenza senza rancore verso l’imperfezione umana. Chi negli anni ha coltivato le proprie doti naturali ampliandole con il faticoso accumulo di “conoscenza”.
    Un modesto omaggio
    http://www.youtube.com/watch?v=0BmT1JvdL7Y

    Rispondi
  40. Presidente
    Presidente

    Per cortesia.
    Adesso basta, scambiatevi le mail e proseguite il vostro dialogo costruttivo privatamente.
    Grazie.

    Rispondi
    • COOKKKILLER

      @presidente
      caro Presidente, ammetto che abbiamo forse esagerato.
      ma trovo che l’intresse di questo forum stia proprio nell’apertura che da’ agli interventi di orson, giovanni, billythekid, azazel e altri: non semplici appartenenti alla “casta dei mangiatori” che discutono eternamente sul mezzo punto in + o in – da attribuire ai piatti, ma persone che portano la loro cultura in tavola, dato che il “gusto” dipende anche dalla formazione culturale e noi siamo fatti anche di tutto ciò che abbiamo visto, ascoltato, toccato e annusato durante la nostra vita…
      cookkkiller

      Rispondi
  41. billythekid

    @presidente

    Con tutto il dovuto rispetto – dato che mi rendo ben conto del mio status (che è quello di un ospite che, come tale, può benissimo essere messo alla porta da un momento all’altro) – penso anch’io che, ovviamente senza esagerare e senza dimenticare lo scopo per cui questo sito è stato creato, allargare a volte la discussione non sia un male ma, al contrario, sia proficuo.
    In fondo, il fascino di luoghi tipo “L’Ambroisie” non sta solo nei manicaretti che ci vengono serviti ma anche nel posto in cui ci vengono serviti, con tutto il suo corredo di memorie storiche, letterarie. ecc.

    Rispondi
    • Giovanni Lagnese

      Abbasso le memorie storiche e letterarie! La cucina è pratica più alta e sublime rispetto alla letteratura, e non può essere svilità dalla convivialità o dalla paraconvivialità.
      La convivialità riserviamola alle lecturae dantis (con la minuscola), possibilmente durante le letture e i commenti.
      Noi italiani siamo il popolo di cacca che siamo perché continuiamo dopo quasi un millennio a compiacerci di dante di giotto e non riconosciamo la maggiore grandezza, tra l’altro contemporanea, di Lopriore.

      Giovanni

      Rispondi
  42. Giovanni Lagnese

    Però, a proposito di letteratura (ma non nel senso di memorie legate a un contesto che sviliscono la sacra Cucina), io un’idea ce l’avrei.
    In musica c’è il poema sinfonico, con la musica che “commenta”, ad esempio, una poesia. Beh, allora perché non un degustazione a “commento” di una poesia? Ad ogni portata potrebbe essere abbinato un verso (o una strofa, a seconda dei casi) della poesia, magari presentato insieme alla portata scritto su un foglio di carta. Particolarmente adatto mi sembra il Simbolismo, e in generale tutta la letteratura che sia ricca di suggestioni, sinestesie, sensualità, mistero.
    Ovviamente questa cosa dovrebbe essere fatta a un certo livello, altrimenti sarebbe una cacchiata.

    Giovanni

    Rispondi
  43. billythekid

    @cookkkiller

    Uno che ama Duchamp, Satie e Roussell (da cui discendono chiaramente Pynchon & C.) – al di là delle preferenze soggettive – è comunque una rarità. Se ti va di dialogare un po’, la mia mail è alexrandall@tiscali.it

    Rispondi
  44. Giovanni Lagnese

    Io veramente avevo pensato (a proposito, ad esempio, di un dolce provato al Bulli due anni fa) a strofe tipo:

    “Chi potrà mai nel ghiaccio in cui giace,
    quasi ibernato, scioglierle il cuore?
    Chi saprà porre un tono di rosa
    dentro quello spietato biancore?”

    Giovanni

    Rispondi
  45. billythekid

    Chiedo scusa per l’intervento non pertinente al tema, ma sto ribollendo di sdegno.

    Noi italiani siamo il popolo di cacca che siamo perché continuiamo dopo quasi un millennio a non capire che Dante è stato ciò che di più grande questa terra abbia mai prodotto e che il suo genio non ammette confronti e paragoni.

    Rispondi
  46. Giovanni Lagnese

    Quanto di più grande la terra abbia prodotto non va ricercato fra i poeti (che poi come si legge, “peti”?), ma fra gli scienziati.
    Galilei, non dante!

    Giovanni

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